Avanti Tutta (Reloaded)

La nuova copertina. Mi piace tantissimo…

Avanti Tutta” (Chiarelettere) viene rilanciato e ripubblicato. Esce il 28 giugno, tra pochi giorni, con una nuova (bellissima) copertina, mentre il testo è più attuale oggi che mai.

Quando uscì per la prima volta, nel gennaio del 2011, io avevo cambiato un po’ tutto della mia vita da quasi tre anni. Se in “Adesso Basta” (ottobre 2009) avevo raccontato gli eventi all’indomani delle mie scelte, qui potevo già tracciare qualche bilancio. Correggendo, ad esempio, quel che scrivevo sui soldi: vivendo avevo scoperto che ne bastavano molti, molti di meno del previsto. Mi ero dato da fare per trovare mille lavoretti, terrorizzato di non avere più lo stipendio, ma in pratica spendevo assai meno di quel che avevo preventivato. Ecco la bellezza della realtà: le mie paure, come per tutti, sempre, erano state dieci volte superiori ai rischi reali.

Ma c’era anche altro. In un solo anno, per il successo bruciante del libro precedente, avevo ricevuto 300.000 email e messaggi, da ogni parte d’Italia e dall’estero, da ogni tipologia di persona. Tutti volevano raccontarmi la loro storia, dirmi perché si sentivano così, perché i miei libri parlassero proprio di loro, e perché leggendoli ricevessero ispirazione e coraggio.Io ho fatto le 5 di mattina, per mesi, rispondendo a tutti. Ma ho anche potuto analizzare un materiale enorme, una sorta di Diario Intimo di una Generazione, mai confessato prima, che io ho suddiviso, classificato e inserito in “Avanti Tutta”. Dunque ci siete anche voi qui dentro. Molti si riconosceranno.
Riporto uno solo di quei messaggi, bellissimo: “Il mio downshifting procede per gradi…..mi impegnerò a testimoniare anche io nel mio piccolo. Se “Adesso basta ” ti apre una finestra, “Avanti tutta” è un maremoto, fa la rivoluzione. E’ un libro realmente pericoloso per il Sistema. Se io fossi il Sistema lo censurerei per quanto è potente. Debbo dire che fa male, ti scompagina, è stupendo, personalmente mi ha mandato in crisi, ma una volta letto non si può più tornare indietro, non si può fingere di ignorare la verità, la realtà che si porta dentro. Sono entrata in risonanza con molti dei tuoi pensieri, più di tutti quello della solitudine che ho sempre coltivato. A me sta cambiando la vita, e fa il suo lavoro meglio di uno psicologo, di una guida spirituale. Mille volte grazie !! Mary Paula”.

Considero “Avanti Tutta” il migliore dei miei tre saggi sul tema del cambiamento, l’azione rivoltosa e necessaria, alla nostra portata, per vivere meglio e cambiare questo mondo alla radice.
È di certo più maturo di “Adesso Basta”, e ha maggiore ambizione di “Ufficio di Scollocamento”. È pratico, concreto, consapevole e anche molto duro. C’è dentro tutto quel che ho progettato, poi fatto, e infine distillato sull’argomento, ma contiene anche un’analisi del fenomeno nella sua interezza, quando ancora i sociologi non lo avevano codificato (oggi ne parlano tutti, spesso assai a sproposito…). 
Di tanta gente che ha fatto scelte, scritto libri negli anni a venire… ne ho visti tanti tornare indietro. Io non ho ritrattato, semmai ho radicalizzato tutto, e soprattutto sto ancora qua, sono ancora vivo, resisto.
Forse anche per questo “Avanti Tutta” è davvero un Manifesto, per una radicale, speranzosa rivolta individuale. Chi ha apprezzato “Adesso Basta” penso debba leggerlo. C’è dentro l’altra metà.
Buona (ri)lettura

Dall’intro del libro:

“Bisogna dare senso al nostro tempo non solo perché è poco, ma per un’etica della vita che abbiamo perduto. Che il mondo finisca domani oppure no, oggi noi siamo qui, e la cosa grave non sarà scomparire, ma non essere mai stati.
Noi non siamo mai stati… ogni giorno nel traffico; 

non siamo mai stati quando viviamo con quel peso sul cuore;
non siamo mai stati ogni volta che il Sistema ci costringe a gesti non nostri e noi non reagiamo; 
non siamo mai stati negli acquisti inutili, nel ricatto del tempo speso a compiere azioni che non servono; 
non siamo mai stati quando viviamo nove ore al giorno con persone che non abbiamo scelto; 
non siamo mai stati quando abitiamo in posti brutti, mentre l’Italia e il mondo sono pieni di luoghi meravigliosi, dove le case costano poco; 
non siamo mai stati quando veniamo vinti dalla noia, dall’inerzia, quando non ci comportiamo sobriamente, dunque quando non siamo dignitosi; 
non siamo mai stati quando saremmo musicisti, pittori, artigiani, scrittori, sarti, decoratori, falegnami e invece vendiamo fondi d’investimento o compiliamo dichiarazioni dei redditi.
Non siamo mai stati quando ci pensiamo su troppo, oppure quando decidiamo impulsivamente, mentre il cambiamento è un processo, un percorso, da iniziare subito, ora, e a cui lavorare a lungo, dando senso alla nostra vita. Prima che cambiare non sia troppo tardi”.

Clicca qui per vedere il booktrailer di quando uscì la prima edizione nel 2011.

Copertina e quarta.

Share Button

L’inevitabile

La cosa migliore di andare (navigare, ma non solo) è che le cose della tua vita avvengono. Hai immaginato, hai temuto, ma poi tutto si è compiuto come deve.

Se salpare sarà stato altro da ciò che ti raccontavi, i Lestrigoni certamente ti ghermiranno, i Ciclopi faranno strazio della tua immaginazione sotto i grandi macigni dell’abbandono. Le sirene, soprattutto, quelle che ti sorridono ma hanno sguardo di fiera, t’inviteranno con successo a deviare.

Se invece salpando sarai nel tuo (proprio-dove-dovevi-essere), le cose avverranno com’è naturale e adeguato che avvengano. Ai Lestrigoni resteranno solo brandelli della tua camicia, alle sirene solo l’odore del tuo corpo. Destinato a procedere per rotta, sarai sempre lontano dalle insidie dei Ciclopi.

In entrambi i casi, accadrà l’inevitabile: la linea correrà, correrà, disegnando una matassa apparentemente casuale e inestricabile, oppure non procederà, e rimarrà solo un punto sul posto, all’inizio del foglio.
Groviglio e punto, belli o inquietanti che siano, sono il disegno particolareggiato del tuo volto.

Riguardandolo, potresti non riconoscerti, ma sei tu che ti sbagli: quel segno minuto o folle sei proprio tu. Tu al di là di ogni illusione, di ogni presunzione, di ogni supposizione. Di ogni inconsapevolezza. Di ogni infingimento.

(nel video, la rotta di Mediterranea 2013-2019)

Share Button

La raggiungeremo?

Con Donatella e Rais, in prua

Linea Blu a bordo della bella Mediterranea. Donatella Bianchi, che ci segue da tempo, che sta con me e i miei argonauti per un paio di giorni, a parlare di mare, di Rais, della spedizione, e rimanda addirittura il primo servizio di quel lontano maggio 2014, quando la barca partì da San Benedetto. Mi colpiscono quelle scene: le cose che dicevo, tutte vere, tutte in prua, tutte da fare. Chi aveva in mente una scampagnata, chi veniva perché gli pareva che costasse poco, chi voleva davvero fare questo lungo viaggio, chi pensava che… chi si illudeva che…. Io questo dicevo. Miglio a miglio proprio quello che abbiamo fatto, che è avvenuto. E badate bene, non mi colpisce aver fatto quel che dicevo di voler fare, che pure genera soddisfazione, ma che dicessi quel che poi ho effettivamente tentato di fare, che invece implica chiarezza di rotta.

Esercizio: andate a rivedere quel che dicevate. È importante. Dicevate cose che poi avete effettivamente tentato di fare, convintamente, appassionatamente? Lasciate perdere che ci siate riusciti o no, questo conta relativamente. Ma ci avete provato, davvero, con l’anima e la mente schierate in prima linea? Ecco…

Un viaggio. Per mare. Condito di sirene che tentano di fregarti (e ci riescono pure in gran parte [ma non del tutto]) perché tu vuoi essere fregato (come Ulisse…), di Divinità in collera con te (ma qui essendo ateo, anche meno…), mostri marini e gorghi del pensiero che possono inghiottirti in un baleno, sortilegi, angiporti che non vogliono lasciarti ripartire, pozioni magiche, autunni del nostro scontento a cui reagire con l’incanto della speranza. Odissea in piena regola, Progetto Mediterranea. Stessi mari, stessi uomini, stessi episodi, stessa vita. E Itaca sullo sfondo. In prua.

La raggiungeremo? Non conta. La domanda vera era: ci proveremo, almeno?

Qui la puntata di Linea Blu

Share Button

Alla via così

Ultimo riparo a Capo di Punta Sperone.

Quella sera a Sciacca, o a Mazara, tra gente che il mare lo vive (è bene stare tra gente simile, gran parte del tempo); quel mattino con F, D e R, all’ennesimo varo (è bene esserci e rimettere sempre in acqua la barca); D a bordo con la troupe, e i nuovi compagni di viaggio; la galoppata tra le onde per 160 miglia, la barca che correva bene per rotta, rivedersi col mare e fare le nostre solite chiacchiere franche; il tonno che riesce a fuggire; i racconti di una tedesca italo-greca e gli entusiasmi di un siciliano; in terra Shardana, pagare dazio e poi trovare riparo in porto, a Villasimius; ricevere LA notizia via email, e trasalire; Genn’e Mari all’alba; desiderare sempre F, ogni istante, da lontano; Alessio Satta, Varoufakīs, Alberto Serci e la luce di Cagliari; ritrovare il caos emotivo del sabato, al cambio equipaggio; i saluti un po’ commossi con F, B e gli altri; Dragut ormeggiato accanto; di nuovo in mare verso sud; ricci e pollo, la dieta dei campioni; Capo Malfatano dopo tanti anni; sbarcare su una spiaggia semideserta; fare festa a bordo fino alle 3 e le tossine che se ne vanno; P, G, A (C), e la gente (anche quella ritrovata) che (ri)diventa equipaggio; notare un’aria nuova a bordo; il pensiero di mia madre; piani per il futuro, come si deve quando ci si accorge di non essere Lemmings; rileggere Rais; Punta Sperone per caso, la solitudine e le stelle; la vela per Carloforte all’alba; il Mediterraneo tabarkino (a casa); P e G che fanno i baristi, seri e sbrigativi; saluti e traghetti (con P); e poi tutto il resto… tra cui, come sempre, la dolcezza divorante di tornare.

Non so se voi lo facciate, ma io mi appunto spesso le cose in questo formato: una stringa per un fatto, per una condizione. Dieci righe, non di più. Mi aiuta nella sintesi. È la mia protoscrittura, fin dall’inizio. Ho decimetri di taccuini scritti fitti fitti, da quando avevo (credo) poco più di dieci anni. Sono certo che se li rileggessi rivivrei tutto metro per metro. Non è un allenamento, serve a stringare, appunto, e a darmi una visione d’insieme. Poi rileggo e valuto: che giorni sono stati? Che vita è? Cosa c’è da cambiare? Mai due volte nella stessa acqua, ma sempre in acqua, mi raccomando. E mi chiedo: è sempre la stessa vita, per lo stesso uomo, nello stesso modo? O stiamo navigando per rotta, anche se a spirale? Autoanalisi. O se si vuole, solo acquerelli. Ma utili.

Poi, ma solo a mente, mi interrogo sul passo oltre. Nel tempo ho sviluppato una sorta di allergia all’uomo che sono già, a una parte di esso almeno. Concetto molto simile a quello dell’Odissea: tornare a casa, ma in che modo, con che conseguenze? Navigare per il Mediterraneo (metafora della vita) espone a sirene, mostri, divinità; l’odio e l’invidia, l’amore (o la sua chimera), le maghe che tentano di rapirti; i Feaci che ti aiutano a riguadagnare la rotta. Qual è la parte di Ulisse, e quale quella inevitabile? Mettersi o non mettersi la cera nelle orecchie, legati all’albero di maestra…

Mi fa male il mignolo del piede e quello della mano sinistra. Ho le dita gonfie. La schiena duole ma è anche più forte. E penso: ci fosse una volta che fare-stando-nel-mio non genera vita. Trovo in tasca un pezzetto di carta e leggo le poche parole scritte un mattino presto: “Solo una decina di gradi all’orza della salute. Poi alla via così“. La sera prima, in effetti, avevo bevuto un po’…

Share Button