L’élite della sensibilità

In margine all’articolo di Baricco sullo “scollamento tra élite e gente”. Con un brano di Pasolini per darci una mano.

Chi urla sa finalmente chi è, sa come si chiama: è un Arrabbiato. Chi non urla, chi non dà di matto e non dà per assunto che dare di matto sia lecito, legittimo, perfino trendy… cos’è?
Ecco. È membro della Nuova Élite. Candidato, che lo voglia o no, a capire, elaborare, agire.

Quando tutti sbroccano, quando la società dà la stura ai suoi liquami intellettuali più maleodoranti, quando per le vie invase di cassonetti in fiamme c’è chi si bea, si sente a casa, e con l’alterco sul web o l’eccesso sui social prova una sorta di appartenenza… Quando la pressione è tale che deve sfogare necessariamente nel non ascolto, nelle liturgie delle frasi fatte e delle definizioni eterodirette, insensate, brutte, ripetute… Allora chi ne ha ancora, chi non è ancora esaurito, chi ha mantenuto o raggiunto finalmente un briciolo di equilibrio deve salire al potere col pensiero, deve elaborare strategie, soluzioni, visioni. Per sé, almeno. Anche se ogni volta che si usa la mente, che si usa il cuore, non è mai soltanto per sé.

Buona visione.

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Nella Bastiglia c’ero io

Stamani, sul presto, prima di iniziare a scrivere, ho riletto l’intervento di Baricco. L’altro giorno mi aveva fatto piacere, ci avevo visto dentro qualcosa di buono, uno stimolo e un’autocritica importanti. Oggi mi ha fatto incazzare. Un lettore poi mi ha stimolato colorendo l’immagine con ghigliottine, gente incazzata… un’atmosfera da redde rationem, da sollevazione popolare.

Non so. Oggi nelle righe di Baricco leggo un’ultima resa. Nell’insieme mi pareva un “mea culpa” sul disimpegno degli intellettuali, che predico da anni. Riga per riga, ponderando bene, mi è venuto in mente Crozza che imita Renzi. Cioè mi è venuta sul palato una sensazione di fuffa. In quel “mea culpa” c’è un implicito giudizio sull’incazzatura della gente, come se avesse ragione il popolo ad essere arrabbiato. Ho riletto anche due o tre pezzi di Bianciardi, Parise e Pasolini, tanto per darmele di santa ragione.

Insomma, questa atmosfera da presa della Bastiglia (fuori dalla fortezza) e da ultimo messaggio nella bottiglia di Baricco (dentro)… non mi piace. È falso. Troppe parole al netto dei comportamenti. L’intellettuale contemporaneo non deve fare finta di essere “gggiovane” o di inneggiare a “The Game” “standoci dentro” “venendo fuori dalle biblioteche”, come se riconoscesse alla gente di avere tutte le ragioni del mondo etc… Deve fare. E deve rappresentare al potere, ma anche e soprattutto alle persone, dove hanno sbagliato loro. Noi.

Io alle lame non ci ho mai creduto. Ho sempre creduto nelle lamette. La lama grande, quella sul palco con la folla intorno, serve solo a tagliare teste quando è tardi, quando ormai tutti quelli che non hanno usato la lametta da soli, ogni giorno, GUARDANDOSI ALLO SPECCHIO per radere via la PROPRIA ipocrisia… pensano di dare un colpo di spugna che cancelli le PROPRIE colpe, individuando qualcuno a cui togliere la testa al posto della propria barba. 
Undici anni fa ho cambiato le cose, ho fatto la mia presa della Bastiglia. La mia Bastiglia era una fortezza austera, simbolo del potere, simbolo dell’errore, ma dentro c’ero io, mica un altro, c’era la mia roba, mica il potere.

Oggi sono tutti incazzati con la Casta, con Macron, con l’Europa, e l’unico modo per governare sembra quello di fare l’incazzato pure se sei ministro, altrimenti la gente ti toglie il voto. Ma è perfettamente inutile che oggi la gente s’incazzi. La Bastiglia che vorrebbero prendere è sempre stata a loro disposizione. Solo che non l’hanno presa. Non aveva neanche il portone sprangato, era aperta. Le chiavi ce le avevano in tasca.

La folla s’incazza perché incazzarsi tutti insieme genericamente è il miglior modo per evitare di incazzarsi con se stessi specificamente. Nel primo caso il casino catartico farà da droga. Nel secondo, quello terapeutico farebbe da medicina.

C’è solo una cosa che mi irrita più del potere bastardo, paraculo, sfruttatore: la rabbia degli sfruttati bugiardi, falsi e ipocriti.

qui il pezzo di Baricco:

Io non sono solidale con questo tipo qui. Vorrei sapere cosa ha fatto nella sua vita, prima di solidarizzare. È inutile che tiri sassi, se non ha fatto il suo, dentro, prima.
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(Re)Visione

Su questi ragionamenti, comunque, dobbiamo soffermarci. Questi ed altri, sia chiaro. Ma certamente anche questi. A meno di non voler vivere un altro anno in attesa.
Ma in attesa di che? In fondo al percorso c’è il “fine tempo“. Ma oggi non è ancora quel giorno.

Cerchiamo di vivere sapidamente, rompiamo gli indugi e scegliamo. Non succede niente, non si muore prima del tempo, non dobbiamo preoccuparci per questo. Ma se non si muore prima, cosa ci trattiene? Anche perché nel frattempo, almeno, ci si prova.
Morire tentando di vivere.
Vivi non è detto che si nasca. Ma ci si può diventare.

Buona (re)visione. Buon nuovo anno da usare.

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