Delfina e il Mare – Booktrailer

Share Button

Delfina e il mare (esce domani)

Ho scritto un romanzo per ragazzi. Una storia “al femminile“. E un libro sul mare. Contiene perfino, tra le righe, un piccolo “corso di vela”. L’ho scritto perché qualcosa sul mare, sulle barche, sui porti, sulla pesca, sui pirati possa arrivare alle persone fin dalla prima età, ma anche ai loro genitori. Ho fatto un piccolo sondaggio sui figli dei miei amici: pochissimi sanno qualcosa sul mare, almeno qualche termine, o sono in grado di disegnare un oggetto del mare. Dopo millenni di marineria stiamo tutti diventando ignoranti sul mare, cioè sulla nostra storia, sulla nostra cultura. Diventare analfabeti sulla propria provenienza significa precipitare, significa morire. E un po’, mi si consenta, guardandoci intorno oggi, si vede.

Naturalmente ne è venuto fuori un romanzo sulla passione, sulla libertà, sulle scelte, sull’avventura, e sulla responsabilità. Finisce sempre così quando si scrive di mare. Quando io scrivo di mare, almeno.
La storia ha una protagonista, Delfina, una bambina coraggiosa e piena di curiosità, incantata fin da piccola dal padre marinaio e dal suo mondo di navi, porti e rotte, attratta in modo irresistibile da tutto ciò che riguarda il mare. 
Una notte Delfina decide di fuggire dalla sua stanza per andare a vedere il mare in burrasca, per cogliere da vicino la sua potenza e assaporare il suo mistero. In compagnia del suo cane Timmy, si troverà immersa in un’avventura nautica straordinaria, capace, in una notte, di farla crescere come mai sarebbe stato possibile sulla terraferma. Conoscere il mare, provarne asprezze e meraviglia, le farà comprendere meglio l’amore dei genitori, l’importanza dell’umiltà, il valore della responsabilità.

Mi piacerebbe che adulti e ragazzi leggessero questo romanzo per capire che una vita più a contatto con la natura, nel rispetto del mare, è l’unica vita possibile. Il mare è ancora la nostra vera, autentica storia. Questo libro nasce dal mio grande amore per lui, e per non dimenticare.

Esce domani, il 28 febbraio, per l’editore Salani. Buona lettura.

Share Button

Qualcosa di preciso su di te

Un giorno un amico che sta disarmando un’attività edile mi regala un verricello elettrico. Solo che io ho un bosco che nemmeno De Niro in Mission. Una proda scoscesa, selvaggia. Ee poi dove lo ancoro? E poi come lo uso, riuscirà a trascinare tronchi senza una slitta o qualcosa del genere? E poi dopo aver penato per trovare il modo di fissarlo, se non ce la facesse, se fosse tutto sforzo gettato via? Però quel verricello sta lì, mi guarda ogni volta che passo dall’officina. Un giorno, guarda…

E quel giorno arriva, anzi, quel giorno e mezzo che ci vuole per tentare. Ho tre fasce da albero di barca, me le ha regalate un amico di un cantiere. Forse con quelle… Poi mi serve una verticale… ho una schiena di ponteggio vecchia e arrugginita, ma solo fuori, dentro è sana… solo che: come lo alzo da solo!? Con i miei bozzelli da vela posso fare due paranchi, con una mano sollevo, con l’altra isso. Pesa come un assassino, ma le leve aiutano l’uomo. Un giorno sano per studiare tutto, preparare la struttura, poi issarlo, fissarlo, abbozzare un timido collaudo. Mi serve una leva per far lavorare verticale il cavo. Quello spezzone di catena, dov’è? E un moschettone da pastecca. Due viti, prima il buco. Ecco…

Faccio un nodo di bozza al tronco, lascio un’asola, aggancio. Provo. Ecco che qualcosa accade. Si muove! Però sforza, devo interrompermi varie volte per migliorare l’angolo, il tiro verticale, la stabilità, le cime con cui assicurarlo man mano. Ci metto molto tempo, è diseconomico forse… almeno il primo recupero senz’altro… ma gli altri vedrai che… Insomma.

Ci pensi. L’idea ti solletica. È buona, piano piano vedi che non se ne va, quindi ne diventi certo. Solo che… e poi? E se non…? E se alla fine dopo tutto ‘sto sforzo…? Ma la vita è così: se sei fatto per mettere su quel dannato verricello e recuperare tronchi di dieci metri da un salto di cinquanta in verticale, alla fine lo fai. E se non lo fai era meglio così, perché certamente vuol dire che non sei fatto per recuperare da solo dei tronchi in un bosco. Il problema è solo conviverci, perché ti eri fatto l’idea che anche tu… i tronchi… i trapper che vedevi leggendo Zagor

Le cose, quando accadono, hanno soprattutto un valore: illustrano. Ma è un valore enorme, attenzione. Perché dopo che hanno mostrato qualcosa non hai più alcun ragionevole margine di dubbio. E lì svolti, prosegui o cambi strada. Ma tutto avanza di un passo, libera spazio al nuovo, rende atto il futuro. Per questo occorre fare. Giusto pensare, studiare, progettare ma poi bisogna fare: perché illustra a te qualcosa di preciso su di te

Tanto che chi non fa mai (non fa una festa, non fa una cena, non legge, studia, non ama, non ha un progetto da realizzare, non rompe quell’indugio specifico, non cambia…) non è che non faccia per qualche ragione, per impedimenti, o perché gli manca un dito, o per inettitudine, o per pigrizia, o perché “a me m’ha rovinato la malattia”. Non fa per paura. Di che? Di guardare in faccia, bene, chiara, netta… quell’immagine. Di sé.

Share Button