Oggi

Esce oggi. Si intitola “Rapsodia mediterranea“, Mondadori.
Spero che questo libro navighi lontano, vada dove vuole, dove può, col suo vento, col suo passo, col suo stile.
Per me, già così, già adesso, si chiude un cerchio importante.
Per voi l’incipit.
Buona lettura a tutti.

“Milano, 11 novembre 2013. Mi sto sedendo al bancone di un ristorante con una giornalista. Ho nell’animo la spossata concentrazione di una qualunque giornata milanese di novembre. Fuori pioviggina, è brutto tempo da giorni in tutto il paese per il passaggio di una forte depressione atlantica. Saranno le tredici e trenta. Quando il telefono squilla e leggo il nome sullo schermo ho un tonfo al cuore. Faccio segno alla giornalista di scusarmi e mentre rispondo, di scatto mi alzo in piedi.«La stiamo perdendo, Simò…»Mi congedo, non ricordo più neppure se raccontando quel che sta accadendo o inventando una scusa più semplice. Pochi istanti dopo sto correndo sotto la pioggia per corso Garibaldi, verso il metrò, poi verso la biglietteria della Stazione Centrale. Quando salgo sul treno giacca e pantaloni di velluto verde sono già fradici, lo stesso per le scarpe. Si asciugheranno solo molti giorni dopo. Mi aspettano cinque o sei ore di treno per raggiungere il porto di San Benedetto del Tronto, dove la barca sta affondando.”
È l’incipit di “Rapsodia mediterranea” (Mondadori), che esce oggi in tutte le librerie italiane. Che il vento soffi bene sulle sue vele.Buona lettura.

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Stati Uniti del Mediterraneo

Vedersi da fuori. Leggersi. Quello che non hai visto, saputo, capito, anche se eri tu, anche se eri lì… solo un racconto te lo può mostrare. La parola, le immagini, la lunga rotta… e la loro rappresentazione. A questo serve la letteratura.

E per questo ho scritto “Rapsodia mediterranea“. Perché non so capire senza scrivere e senza leggere. Dunque per terminare il viaggio, almeno fin qui. Per comprendere questo decennio, dopo le scelte fatali. Per chiudere il cerchio che è, sempre, la folle rotta della vita.

Eccola nell’immagine qui sopra. Sull’inserto “La Lettura” del Corriere della sera. Oggi.

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Vi aspetto a Forlì

Notizia importante:

ll 2 NOVEMBRE, a FORLÌ, ci sarà la riunione di impostazione di Progetto Mediterranea per i prossimi tre anni.
SIETE TUTTI INVITATI, simpatizzanti, persone venute a bordo – gli “Amici di Mediterranea”, le maglie rosse per capirci – o chi ci ha scritto solo una volta per avere informazioni, o anche chi non ne sa nulla e vuole solo ascoltare o saperne un po’ di più.
Quel giorno ci sarò e racconterò, spiegherò, io e i miei compagni d’avventura, dialogheremo, mostreremo immagini e informazioni a tutti coloro che vogliono sapere qualcosa, o sapere meglio di Progetto Mediterranea.

Perché questo incontro?

Beh, la storia è semplice: Progetto Mediterranea doveva finire qui, a Genova, il 12 ottobre del 2019. Un bel progetto, lungo sei o sette anni, di cui abbiamo goduto in tanti. Un concetto di sharing nautico, relazionale, esistenziale.
Ma non finirà.
Progetto Mediterranea è diventato qualcosa di grande, autonomo perfino da molte nostre volontà. Tanto che dal gruppo dei #Mediterranei e degli #AmicidiMediterranea è venuto su, forte e corale, un invito a proseguire.

Del resto una rotta c’è, un concetto anche, c’è una barca, ci sono valori, linee di ricerca, c’è un gruppo in grado di guidare, e ‘avvengono cose’, a volte senza neppure che ce ne rendiamo conto. Progetto Mediterranea è diventato più di una barca a vela, più di un progetto culturale, semmai è diventato un #laboratorio per persone curiose e in cambiamento, gente che cerca nuovi modelli di aggregazione, ma anche di vita, che ama il nostro mondo mediterraneo, che ama il mare, che vuole imparare la vela ma anche tante altre cose.

La barca al momento non ha mai avuto sponsor, se non tecnici che ci hanno fornito alcuni materiali, e si è sempre autosostenuta col contributo minimo di tutti. E così intende progredire per la sua direzione.

Per questo, oltre ai tanti del gruppo storico che proseguiranno, molti altri possono aggregarsi, entrare a far parte di questo bel progetto.

Chi? Non tutti, naturalmente. Bisognerà conoscersi, ascoltarsi, capire se siamo in sintonia su temi e valori. Ed ecco perché questo incontro, a Forlì, il 2 novembre, nel pomeriggio.

Chi è interessato a partecipare può scrivere a: INFO@PROGETTOMEDITERRANEA.COM e riceverà tutte le indicazioni su dove, come, a che ora. Vi aspetto.
#progettomediterranea #Mediterranea #Forlì

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Chiusure. Che aprono.

I Dioscuri. E Athena.

Portare a termine. Concludere. Condurre a compimento. Espressioni in cui qualcuno può leggere la parola “fine” come preminente, mentre invece sono un inizio. Non si può iniziare niente (o quasi) senza prima terminare altro. Ci dev’essere una “fisica psicologica” che lo impedisce. Occorre spazio per mettere nuove cose, e per fare spazio bisogno decidere che qualcosa è terminato. Quando finisco un libro, ho la scrivania stracarica di romanzi e di saggi, appunti, ritagli, schede, il posacenere è pieno di sigarette spente, devo dare una rassettata, pulire, togliere, riporre, per ritrovare spazio, perché quella scrivania, a breve, tornerà a riempirsi di cose, mattoni di un mondo in costruzione. Ecco perché serve sempre una data. Ecco perché serve (spesso) una festa, andare a letto un po’ storti, magari un po’ alticci e stanchi, perché serve la catarsi, qualcosa che segnali bene, forte e chiaro, che si è chiuso un cerchio, quello che avevi cominciato è stato portato a termine.

Mi colpisce una cosa: la paura di concludere che abbiamo in tanti. Concludere per i più vuol dire fine, cambiamento in peggio, interruzione, morte, perdita. Mentre è l’opposto. Come per Progetto Mediterranea, che ieri l’altro a Genova è arrivata dove si era prefissata sei anni e mezzo fa, nel maggio del 2013. Allora per molti era una speranza, un po’ folle, un po’ incosciente, di andare a vela a vedere tutto il Mediterraneo, studiarlo, conoscerlo, incontrarsi nelle stanze della propria casa, insieme, condividendo, costruendo. Ma io non salpo per porti dove non intendo davvero arrivare, e alla fine del periplo c’era Genova, stabilita da principio, e ci volevo giungere come da programma, dare volta alle cime sulle sue bitte. E così è stato.
Ora qualcuno dice: “beh, ma adesso? Mediterranea non si può, non si deve fermare!”. Va bene, andiamo avanti allora. Ma come? L’elemento essenziale era arrivare, appunto. Concludere. Solo così possiamo ripartire.

Per partire bisogna muoversi da qualche parte, e in quel posto bisogna esserci arrivati. Bisogna dunque aver prima “finito quello che si stava facendo”. Ecco perché qui concludere vuol dire cominciare, non ha niente della fine, al contrario, è un inizio. E allora mi chiedo: come fa la gente a iniziare le sue cose se non conclude mai niente? Non sarà che a furia di non concludere, non si comincia mai nulla? Mentre bisogna impegnarsi, in prima persona, sempre, avere un progetto, e i progetti hanno un tempo, e poi fare, fino alla fine, per poi trainare ancora, se stessi e gli altri, in qualcosa di nuovo, migliore del precedente.

Non preoccuparti mai di quello che finisce. È solo un bene che giunga a compimento. Inizierà qualcosa. Partirà, avrà senso, andrà avanti, giungerà a compimento a sua volta. E visto com’è andata fin qui, direi che ti puoi fidare. Però, invece che preoccuparti ora di quello che sta terminando, stavolta pensa a lavorare a quello che comincia. Stacci dentro sul serio. Fai in modo che il giorno dell’arrivo, tra tre anni, o magari tra sei, sia per te la fine di qualcosa che hai iniziato. Davvero.

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