Contemporaneamente

“In uno di quei test assai discutibili che le aziende impartiscono ai dipendenti nei corsi di formazione, venne fuori un giorno che io ero un “Jolly in opposizione”, cioè uno sostanzialmente biunivoco: bene da solo, bene con gli altri, ma anche male con gli altri e male da solo. E la mia sensibilità era artistica ma anche metodica, ero creativo ma anche organizzato. Mi parve un pessimo responso, ma la psicologa si stupì, pare che le fosse capitato di rado un profilo così. Si complimentò ma mi mise anche in guardia: «Essere due cose opposte è utile, offre due prospettive invece di una soltanto. Ma stia attento: a molti parrà contraddittorio. Dunque sospetteranno di lei». Mah!

Trovo che quel foglio prestampato, ordito da qualche genio di Chicago, non tenesse conto che il Mediterraneo è esattamente così, non solo io. Anzi, è così ogni cosa interessante. Qui non siamo a Londra, e nemmeno a Washington. Questa non è un’illusione pragmatica o un’esercitazione dei Marines, è la vita in tutte le sue articolazioni. Qui non ce la raccontiamo, la prendiamo per quello che è, ci governano la fascinazione e il tedio, l’ispirazione e la sconfitta, il riparo e la burrasca, la minuzia quotidiana e il mito imperituro. Il Mediterraneo è prigionia e libertà, ma ci conviviamo con sopportazione creativa, senza perdere alcun gusto della meraviglia. È relazione, per esempio, e al contempo brama di solitudine. Oscilliamo senza soluzione tra gli estremi: starcene per conto nostro, andarcene a pescare tranquilli nella caletta deserta di un’isola, e poi fare festa, avere intorno i nostri affetti, masticare per qualche ora il cibo saporito dell’ebrezza.

Il Mediterraneo è Milano e il Monte Athos, ma senza schizofrenia, concependo, desiderando e fuggendo entrambe le prospettive contemporaneamente.”

(da “Rapsodia mediterranea” – Mondadori)

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