Da ammainare in caso di guerra

Ci sono giornate qualunque, in cui avvengono cose importanti. Ci sono piccoli gesti, che pure significano più di mille cerimonie. Ci sono persone intente, con le mani su una piccola sagola, che senza sforzo issano tessuti di valore. Ci sono simboli che hanno il potere di rappresentare milioni di persone, e un percorso comune. Qualche giorno fa, a Imperia, è avvenuto tutto questo. Un manipolo di sognatori, e tanti altri che seguivano da casa, ha issato un rettangolo a strisce, tre colori, un sole nascente, un ulivo. Segni su tela che, insieme, compongono un’immagine potente. La Bandiera del Mediterraneo è salita a riva di ‘Mediterranea’ sorta di Enterprise, di astronave madre, laboratorio di idee e sogni, progetti e percorsi.

Imbarcazione ‘Mediterranea’ non la farà più scendere quella bandiera. Perché non si ammainano i sogni, non si ammainano mai le speranze, perché l’ultima a cadere è sempre l’idea, che vola ad altezze superiori alle azioni.Porteremo per mare questa bandiera come si portano nel cuore le visioni del mondo che si desidera, che è giusto perseguire e costruire. Faremo entrare e uscire dai porti del Mediterraneo la bandiera del nostro mare, di milioni di persone che lo amano e lo rispettano. Sventoleremo in faccia questo simbolo di pace e fratellanza, nella diversità, a chiunque voglia opporre a noi e a tutti la divisione, la guerra, la sopraffazione.

Condurremo la nostra imbarcazione, grazie a questa bandiera, con maggiore rispetto della natura, con maggior orgoglio della nostra provenienza. Grazie alla Bandiera del Mediterraneo tenteremo di crescere come donne e uomini, come marinai e come cittadini. Sono le persone a disegnare le bandiere, ma i simboli renderanno quelle persone all’altezza di ciò che hanno pensato.
Prima di qualunque storia importante, c’è sempre un’idea. Subito dopo, generalmente, sale lentamente una bandiera.

Ma questa bandiera è diversa da tutte le altre. Sventola oggi, nel 2020, quando è ormai chiaro che per nessuna bandiera si deve più uccidere, sopraffare, conquistare, separare. Doveva sorgere, prima o dopo, ed è sorta oggi, la prima bandiera che verrà ammainata, non issata, in caso di guerra. La prima bandiera che unirà l’obiezione alla violenza, non l’azione violenta. La prima bandiera che unirà umanità, mai eserciti. La bandiera che sventolerà sempre contro chi distrugge, mai dalla sua parte, contro chi sfrutta, contro chi depaupera, contro i nemici della terra e del mare, sempre a favore di chi lavora per ciò che ama.

Può una bandiera rappresentare tutto questo? Non lo ha mai fatto con una tale, potente, ottimistica consapevolezza… Per questo l’abbiamo issata. Perché ci sia una barca almeno – in realtà già tantissime – che ha deciso da che parte stare. Qui, nel Mediterraneo. Per tutte queste ragioni.

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Generalmente d’inverno

quello che si dice una baia…

Oggi ho realizzato che tra un mese, più o meno, sarà tempo di rientrare. Sono partito dall’Italia il 4 marzo, con la sensazione di prendere l’ultimo traghetto prima del caos. Non avevo un programma di ritorno, almeno fino a giugno, perché dovevo navigare… Dunque vivo su quest’isola mediterranea da quasi sei mesi. Il tempo-non-tempo che si è mostrato eterno, poi è volato via. In Val di Vara, da ottobre, credo che cercherò tutto da capo. Farò come quei cani, che non staccano mai il naso da terra. Ciò che sparge e sfila nelle vene adesso, dovrò pur rintracciarlo. Impossibile raccontare ora.

L’irraccontabile, cioè l’invisibile, è il materiale di cui è fatta l’arte. La letteratura, la poesia, la scultura, l’immagine. Metterò tutto lì, quasi certamente. Sta facendo anche capolino un’idea. Meno di una visione fugace, al momento. Ma io so come fa, la riconosco. Il punto è se saprò ritrovarne i materiali costruttivi profondi.

Le mani, strumento della meditazione, sono servite come solo una volta prima di oggi; la schiena, che ha ceduto due volte soltanto, ma per il resto ha fatto ancora (e ancora…) inopinatamente il suo dovere, e messa così tanto alla corda…; gli occhi, saturi di colori, di luce, mi hanno nutrito ogni giorno. La mente è stata, invece, quasi sempre fuori controllo. Non ho saputo seguire il suo flusso. Di solito la uso, qui invece la inseguivo. Che movimenti inopinati, che filo astruso… Vagava. In balìa, quasi sempre. Ho anche cucinato in modo diverso dal solito, non ci ho capito quasi niente. Quando non andavo a memoria, mi perdevo. Ho sperimentato poco, tentato sapori e odori di qui ma senza capire bene tutto. L’anima ha goduto e sofferto come una prostituta liberata dal lenone, ha sperato, si è staccata più volte da me, poi s’è ricongiunta, commossa. Ha atteso. Ha trovato.
Chi è venuto qui mi ha donato molto. Qualcosa, spero, ho restituito.

Tutto il resto, se l’è preso il Mediterraneo.
Credo che sarà da lui che avrò le restituzioni maggiori. Mi pare anche di aver scoperto una sua caratteristica: saper prendere, per poi offrire. Il segreto della sua capacità conservativa sta tutto nella dilatazione. Il nostro tempo è limitato, è una stanza stretta. Il suo no: è un enorme altipiano, spazio-nel-tempo, dove alberga la nostra vita migliore. Poi, per i meno immemori, i più focalizzati sul sentiero, i non àscari esistenziali, sarà possibile una restituzione. Generalmente, d’inverno.

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