La Via

Ho scritto questo testo durante i giorni più difficili della recente crisi sanitaria. L’ho scritto di getto, tra fine marzo e primi di aprile 2020, senza un programma, senza uno schema di lavoro, dunque in modo del tutto diverso da come sono abituato a lavorare. L’ho intitolato “La Via“.

In quei giorni duri e preoccupati mi era parso di comprendere qualcosa di epocale, e ho sentito la responsabilità forte, in un momento di globale disorientamento, di proporlo a tutti i lettori che mi seguono. Ne ho anche letto in streaming una prima versione, quando eravamo tutti bloccati a casa, e sono rimasto colpito delle migliaia di visualizzazioni e commenti. In tanti mi hanno scritto per chiedermi il testo completo: c’è dentro un mucchio di roba! Voglio poterci riflettere parola per parola!.

Allora mi sono fermato, e ho atteso. I testi hanno bisogno di tempo, devono sedimentare. E poi tutto si evolveva, dovevo vedere cosa accadeva dentro e fuori di ognuno di noi. Verso agosto ho ripreso a lavorarci, deciso a farne qualcosa, magari pubblicarlo davvero.

Tuttavia, quando l’ho proposto ad alcuni editori tramite il mio agente, ho ricevuto mugugni, alzate di spalle, birignao di natura sospetta. Il capo di una delle maggiori collane editoriali del Paese ha avuto da eccepire che: l’autore non fa citazioni, come se fosse solo il suo pensiero.
Questo mi ha fatto molto sorridere: e di chi dovrebbe essere, il pensiero, se sono io a scrivere? Chi legge dovrebbe forse scorrere un elenco di pensieri di altri, per convincersi della legittimità dei miei?
Mah… Un certo modo di pensare riesce ancora a sorprendermi nonostante l’età, l’esperienza e diciassette libri pubblicati.

Qualcosa di simile mi era capitato ai tempi di “Adesso Basta”.
Era il 2009, e la mia agente dell’epoca aveva rifiutato con decisione di lavorare su quel testo: Ma sei impazzito? Qui la gente perde il lavoro e tu vuoi invitare tutti a lasciare il proprio?. Naturalmente andai avanti da solo. E cambiai agente.
La similitudine con quel che avvenne undici anni fa mi è balzata agli occhi. E mi ha fatto capire che, forse, “La Via” aveva un senso ben preciso.

Del resto, ormai, ho imparato: ci sono dei “no” che servono molto, devo ascoltarli, perché indicano un errore. Quelli li prendo molto sul serio, e sono grato a chi me li oppone. Poi ci sono i “no” di un certo “professionismo”, i “no” dell’establishment, che invece vogliono dire tutt’altro. Quelli mi spronano. Se a loro non piace quel che dico o scrivo vuol dire che in quello che ho fatto c’è qualcosa di buono. Qualcosa di nuovo che non sanno ancora comprendere.

E allora, complice anche l’apprezzamento del mio agente (Mi piace molto “La Via”. È un testo del tutto coerente con quel che hai vissuto e scritto negli ultimi dodici anni. Se c’è un intellettuale che può parlare di questi temi sei tu) e dei tanti lettori che non hanno mai smesso di scrivermi per esortarmi a diffonderlo, ho deciso di fare quel che un autore ben inserito nel sistema editoriale non dovrebbe fare mai: pubblicare un testo saltando a piedi pari l’intero sistema editoriale.
Sono cose paragonabili a un affronto, in quel mondo. Non si fanno. Ma tant’è…

Naturalmente, c’è il solito piccolo problema…
Io sono uno dei pochi, pochissimi autori italiani, che vive di scrittura. Ogni mio studio, ogni mio pensiero e ogni lavoro che faccio, dovrebbe dunque tradursi in un pur minimo guadagno. Almeno se voglio sopravvivere… E va anche detto che sostengo con convinzione il professionismo in ambito culturale. Per scrivere occorre lavorare tanto, studiare, faticare, dunque è necessario che qualcuno sostenga chi fa questo mestiere. Non fosse altro che per consentirgli di continuare.

Ma per come è nato questo testo, per il rilievo che ha oggi riflettere, insieme, in un momento così difficile, non me la sento di venderlo.
È un errore, lo so da me. Ma non ci posso fare niente. Un intellettuale deve contribuire in modo straordinario quando le epoche sono fuori dalla norma. E poi per me “liberi” vuol dire anche poter decidere di fare quello che ci si sente, anche se non è economico. I miei parenti genovesi mi scomunicheranno…

Ad ogni modo,ormai ho deciso, e dunque ecco “La Via”, che è anche il mio primo podcast + testo. Quattro parti, un totale di circa 1h e 40′ di ascolto. Ringrazio, con l’occasione, il grande Toni Concina per avermi consentito di usare una canzone scritta e interpretata da lui.
Pubblicherò i quattro file Mp3, in cui è diviso il podcast, a puntate, nel giro di qualche giorno. Poi, in ultimo, renderò l’intero testo scaricabile su pdf, per chi ad ascoltare preferisce leggere.

Dato che pubblico tutto senza protezioni, open source, aiutatemi a diffonderlo. Spero che in questo modo “La Via” possa far riflettere, far sorgere qualche domanda, possa essere accolto o rifiutato, non importa, ma serva a qualcosa. Dio sa se abbiamo bisogno di rimettere in ordine i pensieri…

Di sicuro, se un marziano arrivasse sulla terra tra trent’anni e qualcuno gli raccontasse quello che abbiamo vissuto, certamente chiederebbe: E gli intellettuali? Che hanno fatto loro in quel momento difficile? Cosa hanno proposto per affrontare il futuro e rendere migliore la vita di tutti su questo pianeta?.
Ecco, forse allora ho capito perché ho scritto questo testo. Per non fare brutta figura coi marziani.

Buona lettura.

Cliccate qui per andare alla pagina e scaricare il podcast (o sentirlo online): https://www.simoneperotti.com/wp/i-miei-libri/la-via/

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2 pensieri su “La Via

  1. Grazie! Comne sempre lucido e diretto, senza essere polemico, eppure chiaro: lasci a chi legge trarre le proprio conclusioni e usare la propria testa, eppure è evidente come è il tuo pensiero. Grazie di questo secondo “atto”, aspettiamo con piacere il prossimo. Un saluto, di buon vento 🙂
    Alessandro

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