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Giunta fino a qui, in quest’isola che si chiama….

(Tu che sai quel nome, non dirlo. Nel libro c’è il piccolo gioco di non citare l’isola, dando, a tutti, gli spunti per poterla trovare da sé. Lasciamo che ognuno, se vuole, si diverta a cercare…)
Il fatto è che in tanti mi scrivono, vogliono sapere “dove“.
L’isola del tesoro bisogna sempre capire dov’è.

Invece la questione centrale è “cosa“, e poi, parallelamente, “come“. Non esiste “quel luogo”, o meglio, è potenzialmente dovunque. Dipende. Ma c’è solo un “cosa” per ognuno di noi. E soprattutto un solo “come“.

L’ha capito chi non chiede, legge, poi mi scrive del suo “cosa“, del suo “come“, di come funzionino in sintonia, o in distonia.
Non l’ha capito chi si prende subito la briga di giocare a “trova l’errore” (ieri addirittura il fatto che in una foto avessi una lattina di birra in mano) per essere sicuro non tanto del suo cosa/come, ma che “il mio” non sia vero, sia sbagliato, sia una bufala.
Stesso meccanismo appena vissuto con l’emergenza. Chi si è fissato su Wuhan, su Bill Gates, sul colpo di Stato, e ha perso il filo della sua vita, ha dilapidato energie, ha frainteso.
Concentràti, sempre, soprattutto quando si è sotto schiaffo. Ecco dove comincia il “cosa”, in quella presenza a se stessi, in quella focalizzazione. Ecco dove si inizia a delineare il “come”. Ed ecco, anche, dove si passa dalle chiacchiere generiche su “salvare il pianeta”, all’azione.
Poi, il “dove“, quello naturalmente, prima o dopo, verrà…
A furia di cercare (se davvero si vuole trovare, non per finta…) finisce che si trova sempre tutto.
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2 pensieri su “

  1. Mi capita di andar da amici che hanno un locale dove si mangia cibo tradizionale greco e non manco mai di sorseggiare una Mithos, ma in questo caso servita in bottiglia di vetro…….
    La rigidità di certi atteggiamenti sono il punto di partenza per non fare nulla.
    Tutti noi tendiamo a non vedere la trave nel nostro occhio, ma diventa determinante sapere e prendere coscienza che quel trave è proprio lì, anche nel nostro occhio.
    Io la prendo come comicità involontaria e quindi sorrido, come risi lo scorso anno quando ti venne fatto osservare che avevi fatto il pieno di gasolio sul tuo mezzo (grande inquinatore!)

    Ho sempre detestato le persone che dicono: “la gente”(gli altri) fa questo, fa quello e che ”la gente”(gli altri) è sempre la parte incivile della nostra società, ma la gente siamo tutti noi, individualmente e in collettività.
    Il punto è che, diciamocelo francamente, per molti, il tuo percorso e i tuoi pensieri sono spesso osannati ma non osservati. Ho come l’impressione di vederli lì seduti durante la pausa pranzo a parlare di ciò che pensano e quasi mai di ciò che fanno o che stanno facendo per.

    Il tuo lavoro di intellettuale (anche gli intellettuali ristrutturano case) è ammirevole perchè comunque smuovi menti e pensieri, il lavoro di scrittura utile per diffondere certe visioni (spero che il libro venda tantissimo) è in ogni caso importante come il sasso lanciato nello stagno.

    La metafora della casa ristrutturata in un’isola greca (nel vostro caso è anche una cosa concreta) spero venga interpretata come tale: la ri-costruzione di una nuova struttura/paradigma dell’interpretazione della nostra esistenza/vita in un’isola (la nostra individualità) che fa da ponte per una società migliore e consapevole.
    So quale è l’isola, ma anche chi un po’ ti segue lo sa per certo.
    Un forte abbraccio a te e F.
    Giancarlo De Noia

    • grazie giancarlo. questa capacità di vedere largo, e di dare peso a ciò che si pensa ce l’abbia, è tipico delle persone generose. e di questo mi complimento con te, te ne ringrazio. finisco sempre per osservare che c’è un’enorme qualità umana in chi mi apprezza, e questo però rende migliore me, non dice che sono migliore. dunque è molto bello, provo gratitudine vera. ciao!

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