Farsi le canne da soli

L’incannicciata costa tanto. Troppo. Allora penso; me la faccio da me. Chiedo sull’isola: “dove si comprano le canne?” . Risposta: “ma mica si comprano. Stanno in molti punti, lungo i rivi, andiamo tutti lì quando ci servono, e le prendiamo. Sono di tutti.”

E allora vado con la fida F. Un culo immane. Le canne sono enormi, sembrano bamboo. Dure, alte tra i 4 e i 6 metri. Quelle al Fienile sembrano stuzzicadenti in confronto. Ma non basta. Le canne dritte sostanzialmente non esistono. Sono una proiezione iperurania, o una promessa commerciale. Dunque allestire un’incannicciata diventa un’opera di meccanica quantistica: “la canna dritta non esiste ma in determinate condizioni può diventarlo”. Cinema…

Morale: dita le cui falangi superiori non sento praticamente più. Epicondilite a nastro. Schiena. Tempo. E pensieri… Ma enorme orgoglio. Sotto questa Pergola, che copre la cucina esterna con ipnotica vista sul mare, avverranno cose. Mente a quelle cose, non al progetto, mentre si lavora, mi raccomando. Chi fa le cose precisine e non pensa “a quelle cose” è un maniaco. Prima o poi entra in un Eurospin con un kalashnikov. Le cose “servono a”, oppure sono fatica sprecata, e gesto nevrotico. (Per chi ha letto Stojan Decu: “occasioni per le emozioni“).

Ora bevo un sorso di vino. Stanco. Seduto. E guardo F che si incaponisce su un restauro. Quel portellone dice cose sul tempo. E lei le sta cercando. Le troverà? Io la guardo. Non so se riesco a capire. Però qualcosa sento. Dunque forse sì.

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8 pensieri su “Farsi le canne da soli

  1. Oggi il mondo perde un uomo che ci ha insegnato moltissimo: Gino Strada.
    Si poteva anche non essere d accordo su ciò che andava affermando ma quando diceva che la vita umana andava messa davanti a tutto si rimaneva basiti.
    Modesta riflessione: sarebbe bello dedicare un post al medico filantropo amante della umanità intera senza distinguo, se ritieni opportuno e se ti fa piacere, questo spunto fallo tuo tralasciando di pubblicare il mio commento.
    Grazie per la attenzione dedicata
    Ciao

    • Isolati sull isolotto lontani dagli isolani ma non desolati, anzi!
      (Gioco di parole che racchiude l essenza del vs pensiero)
      Cosa chiedere ancora dalla vita…

  2. Che forza ragazzi, da inguaribili sognatori mai stanchi di inseguire nuovi obiettivi sani ed ecologici lontano da follie collettive ed omologazioni generalizzate.
    Serenità e pace siano con voi.
    Valentino ( dall’ isola dei 4mori)

  3. Ciao Simone, leggo con sollievo questo tuo ultimo. In questi giorni, intercettando notizie su incendi e catastrofi varie anche in Grecia ad aperture sporadiche di giornale, mi è passato spesso per la mente la domanda “chissà come stanno loro sull’isola?!…” Chiedere a commento di post precedente era idiota. Ora trovo risposta qui. State bene, lo dicono le vostre mani. So’ contenta. Che scorra così ancora il tempo.
    E tutto comunque va a chiudere il cerchio – come deve essere.
    Metto questo post nella mia testolina hegelianamente a perfetta “sintesi” di quello precedente. Qui sintesi perfetta fra stare e muoversi davvero. Se non è filosofia vera costruire e restaurare cose che servono, cose che quindi hanno un senso, per noi e per gli altri, non so cosa sia la filosofia. Che accade, in chiusura, nel silenzio del fare e del godere. 🙂
    Perseguire un bello perfetto ma non funzionale è non solo maniacale, ma egotico e inutile, dannoso. Fa vittime anche non entrando all’Eurospin armato – fosse solo per il deserto morale e spirituale che crea intorno e che danneggia tutti. Riperto:tutti. Pensare invece al motivo, allo scopo per cui si fa qualcosa invece regola i deliri di onnipotenza, spinge a rinunciare a qualcosa (la perfezione in primis, ma a volte anche parte del progetto iniziale che è spesso proiezione di un’idea traslata di noi stessi) per creare e godere il prima possibile da soli e con gli altri di ciò che non siamo ancora. Si guarda all’anima di un progetto, non alla sua vuota forma (che è appunto proiezione e quindi feticcio). E l’anima (anche delle cose, dei luoghi – tutto ha hanima) non è a nostra disposizione. Mai. Siamo noi a sua disposizione. Quindi tocca a noi adattarci e rinunciare, fare vuoto delle nostre pretese (di perfezione e controllo – vedi i feticci sopra) per fare spazio all’emergere di quella realtà nuova. Una realtà nuova che quando accadrà sarà un dono anche per noi, ne verremo trasformati e aggiunti (per questo non basta fare, in filosofia (mia), ma occorre anche godere di ciò che si è fatto).
    Quella veranda, avesse avuto una cannicciata nuova e industriale ben che vada non sarebbe stata migliore o più bella (se sei seduto lì te ne impippi della perfezione della cannicciata e guardi il mare! e comunque per esperienza sarebbe stata peggio: le cose in serie si adattano e aderiscono solo a luoghi in serie. In case così, per esperienza lo so, tutto va fatto come la casa chiede). La cannizzata perfetta è materializzazione di una stasi (delle tue mani e delle tua testa) e di un movimento (ordini online, merce che si fa migliaia di km per raggiungerti, logistica per coordinare tutti i componenti con costi di pianeta anche assurdi) malato. Con una cannizziata perfetta avresti un feticcio della proiezione di perfezione teorica del tuo progetto, ma nessuna stasi e movimento buono (tu e i materiali siete stati fermi nell’isola, ma si sono mosse le mani e i pensieri), e quindi meno vita e meno soddisfazione (tua) e quindi meno storie (per chi ti vien a trovare) quella veranda. Meno storie = meno incontri, meno scambi = meno compagnia = meno vita per tutti. Si va sempre a finire lì. Meno vita.
    Tangenti sulle superfici delle vostre canne e porte. Mi fermo prima di tracimare.
    State bene, lì. Ciao, s

    • Sempre ricchi i tuoi commenti. Grazie di cuore.
      Si stiamo bene, per giorni gli incendi hanno oscurato l’azzurro. Pioveva cenere. Una scena terribile. Ma erano sul Peloponneso, non qui. Meno male per noi, ma poveri loro…

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