Nel caso…

Memorandum per tutti.
Nel caso scoppiasse una guerra, fatta da chi non mi interessa, scoppiata per cosa non mi interessa… verso mezzanotte circa, mi trovate giù al porto.

Scelgo la barca adatta, quella che sembra tenuta meglio, e se quella sera c’è buona meteo, taglio le cime e vado.
Ne porto in salvo fino a capienza.
Poi non mi vedono più.
La guerra non si fa.
Senza gente disposta a farla, non esisterebbe.
La guerra siamo noi. Oppure no.
(nella foto: Faamu-Sami, qualche anno fa. Ottima barca per tagliare la corda)
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9 pensieri su “Nel caso…

  1. quando bombardano gaza invece non si può chiamare guerra, ovvio, loro non hanno molti modi per difendersi e non possono nemmeno scappare (!!!!) da quanti decenni? e noi a guardare, tanto sono arabi dimm*rda.
    ecceccecc………….
    adesso avremo finalmente dei profughi biondi, che non si chiameranno appunto più immigrati clandestini, ma finalmente profughi, come se non fosse da una vita che c’è pieno di profughi di guerre, di fame, di clima.
    io giuro che me la rido se finalmente il mondo salta per aria.
    che c’è ancora gente che muore di fame… che senso ha?
    i profughi domani saremo noi, e meno male, va, magari capiamo qualcosa?

    appunto, se nessuno andasse soldato? chi e cosa farebbe?
    chi ci obbliga ad andare a sparare o ad andare su fb o a cambiare smartphone?
    però ci avete tutti lo smartphone e fb? preparatevi a sparare 😀

  2. Filosofeggiare, pontificare e strumentalizzare su un dramma molto complesso, ove nessun comune mortale possiede competenze e conoscenze, è solo irrispettoso verso coloro che hanno perso la vita e sono dannati per salvarsi dalle barbarie in corso.
    Forse nel frastuono generale è meglio il silenzio.

    p. s. ho avuto la fortuna di vedere pezzi di mondo in giro per i 5 continenti: penso che la nostra sgangherata italietta, nonostante tutto, è ancora bel paese.

    • ” io giuro che me la rido se il mondo saltasse all’ aria…”

      Pubblicare spropositi simili, non è certo edificante, visto non è certo frutto di saggezza ed intelligenza: che tristezza!

  3. Simone, concordo. Grazie per aver messo questo punto per iscritto.
    Personalmente sono inquietata dalla facilità con cui ovunque molti parlano di guerra, del fatto che si sia pronti a “difendere” i propri “valori democratici” (e quasi sempre lo si dice da seduti sul divano di casa o nello studio televisivo, ma in concreto cosa si è pronti a fare davvero? abbiamo coscienza concreta di cosa sia una guerra?), del fatto che in fondo “ci troviamo già in guerra” perché qualcuno CI (?) ha attaccato, della necessità morale di partecipare alla o sostenere la resistenza ucraina, ecc. ecc.
    Mi inquieta in particolare l’ampliamento semantico del termine “guerra” nel dibattito di questi giorni e la sua collocazione in un contesto morale manicheo, dei giusti contro i malvagi. Mi inquieta il ricreare blocchi concettuali/valoriali (l’occidente “””democratico””” contro l’oriente totalitario) con cui leggere la realtà e muovere le masse.
    Questo atteggiamento o meglio questo modo di argomentare e quindi pensare e quindi leggere il mondo e quindi agire concretamente in esso è, dal mio punto di vista, lo stesso che si è instaurato negli ultimi due anni su altre questioni. E temo che ormai sia difficilmente disinnescabile perché risponde ad un’esigenza emotiva ed esistenziale profonda.
    Penso da un anno e passa di abbandonare fisicamente questa parte di mondo. In questi giorni ancora di più.

    • ma se ci pensi, lo squilibrio si è visto anche in questi due anni di Covid, in cui il 98% della gente ha “sbracato” da un lato (il terrore, l’ipocondria…) o dall’altro (la negazione, la sottovalutazione, il grido assurdo “libertà!”).
      La difficoltà per tutti è mantenere l’equilibrio nell’analisi, perché di equilibrio in questa società ce n’è pochissimo, soprattutto non c’è equilibrio e armonia negli individui…
      Ora questo disequilibrio si applica al nuovo campo di battaglia. Poi ce ne sarà un altro. Poi ancora un altro… E così via.
      E purtroppo temo di doverti deludere commentando il tuo desiderio di abbandonare questa parte di mondo. per quel che so, ho visto, ho studiato, ascolto, conosco… il Mediterraneo è il luogo meno disequilibrato del pianeta. Dubito che tu troverai parti del mondo meno sul crinale. Se poi ti riferivi all’italia, allora be’, questo non so. forse un poco cominci a avere ragione. ma anche qui, per quanto mal messi, restiamo sempre una società sostanzialmente sana, ancora, anche se sempre meno…

      • Sì, Simone, mi riferivo proprio ai due anni di Covid e al dibattito che si è creato. Quindi concordo, siamo sullo stesso filo di considerazioni.
        Poi chi cerca di stare in equilibrio fra i due estremi piglia mazzate da entrambi. Questa la mia esperienza negli ultimi due anni. E ancora sì: si procederà per opposizioni a venire, appunto temo il meccanismo non si disinneschi perché risponde ad un’esigenza profonda, come abbiamo visto nell’ultimo anno e mezzo.
        Hai ragione, il Mediterraneo è ancora fra i posti più equilibrati. Ma credo e spero ci siano posti analoghi. Anche qui nelle desolate prealpi ne trovi. Se resto dove sono e allargo in bosco sopra i 1.500 o punto a una valle dall’altra parte del globo o salpo da una barca qui in alto Adriatico puntando a sud non lo so, ma l’estraneità che provo per questa parte di mondo, ossia per questo modo di stare al mondo si è fatta radicale.
        Speriamo per il bene e facciamo per il meglio.

        • Ma vedi, non c’è mai stata scelta autonoma, fuori dalle omologazioni e dalle fazioni, che fosse facile. Mai nella storia umana. I distinguo, fatti onestamente, per spirito analitico, per desiderio autentico di costruire una propria posizione, sono sempre complessi, e richiedono sempre coraggio e statura. è sempre così.
          mi dirai che mai qualcuno tenta, nella formazione, di “costruire” queste stature… perché poi il risultato di questa formazione è la libertà, l’indipendenza… e quella è una fatica per chi deve condurre il gioco. Ma resta il fatto che nascere con una propria sana, vera, autentica autonomia di giudizio (attenzione ai millantatori di sé, quelli che scambiano l’essere dei bastian contrari con l’avere indipendenza di giudizio, sono cose antitetiche queste…) condanna al percorso sconnesso. quanto meno a quello solitario. o in compagnia di pochi. Dunque serve saldezza, coraggio, visione. e saper resistere ai momenti di scoramento, che sono connessi a tutto questo. Come in questa circostanza.
          Non allontanarti troppo dalla macroaerea mediterranea, fidati di me.
          Ma tanti complimenti per ciò che ti chiedi, per i punti di discussione che ti poni. Tu sei nuova elite.

          • Grazie Simone, il tuo ricordarmi di “saper resistere ai momenti di scoramento” in questo momento me lo tengo caro. E poi per rendere concreta e quindi resistente una visione, penso anche che siamo in molti a muoverci in analoga direzione. Se uno si pensa solo, invece, visione saldezza e coraggio implodono alla lunga, altro che scoramento…. Soprattuto mi fido, sì: pianto la zappa qui, dove dalla cima vedo pure il mare se è limpido. 😉

  4. Ok, lasci gli ormeggi e vai: dove, come, quando, perché…
    Nessuno vorrebbe idealmente la guerra, di fatto, quotidianamente, ci scontriamo tutti con una cruda realtà ben diversa, pure nelle nostre umili esistenze.

    Purtroppo, è impressionante ammetterlo, fa parte della natura umana tutto ciò, la storia lo insegna inequivocabilmente, sarebbe bello riaprire gli occhi domani mattina ed aver di fronte un mondo migliore.

    Lavoriamoci ove possiamo.

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