Accettare tutto e poi fare finta di incazzarsi è roba da schiavi assuefatti. Irrecuperabili.

Aver accettato per decenni questo modello di sviluppo, senza metterlo in discussione, questo modello economico, averlo sostenuto e interpretato…
E aver accettato di omologarsi a esso, senza rifiutarne l’imposizione dei tempi della vita, la dittatura del denaro, la centralità totalizzante del lavoro…
Aver accettato senza nemmeno stupirsi di andare in vacanza tutti insieme due sole settimane l’anno d’estate, poi una a Natale…
Aver accettato di non studiare ciò che si amava, di non aver praticato ciò che era la propria natura, ma ciò che “andava fatto” per inserirsi in questo schema…
Aver accettato di vivere fuori da ogni comunità di relazioni autentiche, nelle città disumanizzate, nella totale superficialità delle relazioni sociali…
Aver accettato che il cibo diventasse insano, non aver mai messo in dubbio la sua provenienza malata (altro che sospetti su un vaccino!)…
Aver chinato il capo all’egoismo sociale che deriva dalla mancanza di condivisione e aiuto, credendo ciecamente nel racconto del pericolo e della paura…
Aver subito la persuasione occulta della pubblicità, che ha mostrato come normale comprare milioni di bottiglie di plastica che contengono solo acqua…
Aver detto sì ogni giorno all’uso dissennato dell’energia prodotta in modo ormai definibile come criminale, o a usare mezzi di trasporto inquinanti (uno solo per macchina!) tutti nello stesso giorno del “ponte vacanziero”, a comando…

E perfino aver accettato la farsa reiterata del voto, chiamati tutti a vidimare con la propria scheda l’esistenza e il potere di politici che facevano e fanno affari coi dittatori…

e tutto questo, e molto altro… senza mai alzare la testa, senza mai nemmeno sperare di vivere diversamente, senza neppure tentare un’altra via, schiavi della comunicazione, del consumo, dei simboli che modificano perfino l’immaginario…
… senza la dignità e la determinazione di dedicare neppure dieci minuti al giorno alla propria anima, alla propria spiritualità…
… senza il nerbo di rimanere atti all’azione manuale, diventando tutti inabili a qualunque forma di autoproduzione orgogliosa…
… osservando le peggiori nefandezze civili, essendone parte attiva senza neppure rendersene conto… devastando comunità, famiglie con una conduzione insana dei rapporti d’amore, di amicizia, e con se stessi…
… accettando come “non grave” che ogni stimolo culturale, del sapere della ricerca umana venisse marginalizzato, reso inoffensivo verso questo stato delle cose…
e poi, oggi, solo oggi, aver fatto i finti incazzati contro un vaccino, contro una mascherina… che valevano il tempo limitato a un’emergenza… e che a breve diventeranno un ricordo, o peggio un tassello della normalità…
… e già essere tornati (senza neppure un dubbio!) all’identica vita di prima, senza aver nemmeno dedicato un’occasione all’elaborazione di un piano di fuga da questa matrice preordinata… senza il desiderio di vivere diversamente neppure nei sogni…
… Be’, ecco, questo paradosso: accogliere tutto in modo prono, automatico, e pretendere poi di contrabbandare la propria rabbia per ribellione, per rivolta… sperando che chi ha testa non comprenda, e che almeno i distratti o i superficiali vi prendano sul serio… è insostenibile.
Della vostra finta disobbedienza, quella che si attiva sulle cazzate e poi si spegne sulla vita, quella che accetta tutto tranne il dettaglio temporaneo, quella che vede il passo ma non il percorso.. non resterà traccia.
Io non ci ho creduto, fin da principio. Non mi sono bevuto la favoletta del vostro “sì a tutto, ma stavolta no”. Era solo una posa irrazionale, un birvidino. Perché bisognava fare esattamente l’opposto, dire no a un mucchio di cose storte, e trattare tutto questo, oggi, con sufficienza.
Vi siete fatti dettare perfino l’agenda dell’ultimo grammo di orgoglio che avevate.
Chiunque abbia provato soddisfazione o un qualche benessere in questo paradosso, è perduto.
Per le stirpi condannate a cent’anni di obbedienza, questa era l’ultima opportunità sulla terra.

(Per riprenderci un po’… Nella foto: un mezé armeno, mangiato nel quartiere armeno di Aleppo, tanti, tanti anni fa. Limone sul genere “Amalfi”, che ci sono anche qui, tagliato al vivo e fatto a cubetti o fettine appena spesse, ben salato, pepato, con abbondante origano fresco e olio d’oliva dal sapore piccante e amaro. Dopo cinque o sei ore di marinatura, mantiene la sua asprezza, ma è un aperitivo delizioso)

Share Button

5 pensieri su “

  1. Eh, buona riflessione attuale più che mai.
    Nella vita occorre scegliere dove stare e cosa fare, del resto si raccoglie ciò che si semina.

    I risultati sgangherati attuali sono prodotti da tutti coloro e sono parecchi, che hanno perso letteralmente la trebisonda.

    Sarà una dura e difficile ricostruzione che durerà decenni.
    Si salvi chi può!

  2. Tutto condivisibilissimo, e comunque applicabile a un atteggiamento che investe quasi ogni forma di protesta e ribellione ai giorni nostri (a cominicare dalla questione climatica/ecologica…).
    Ecco, detto questo, mi fa un po’ specie (forse per overdose dopo un anno e mezzo) la connotazione univoca e primaria (anche se non esclusiva) applicata ai cosidetti “no vax”, assunti collettivamente a male supremo e incarnazione assoluta della stupidita umana, da una parte, e, dall’altra, per chi è dentro alle frange più estreme e caotiche dei “riottosi” a ultimi rivoluzionari contro il “””””sistema”””””. Come fare di un granello di polvere una valanga….
    In verità la galassia di quei poveri cristi che per milleeuna ragioni hanno legalmente optato per non vaccinarsi, è varia e per la stragrande maggioranza composta da persone silenzione, pacate, che non hanno mai urlato e non sono mai andate a far atti di vandalismo. Tanto meno che credono di fare i rivoluzionari. Di persone che fondamentalmente hanno accettato le limitazioni imposte loro senza quasi accorgersene avendo uno stile di vita che non contempla privazione di ciò che è considerato già da principio inessenziale. Anche sotto la bella e comoda etichetta “no vax” si è voluto guardare solo alla minoranza violenta (e forse, ce lo diranno le neuroscienze, dopata di dopamina?), piuttosto che alla silenziosa piccola maggioranza che ha continuato semplicemente a vivere come viveva prima, in un sì diverso ma comunque attivo e costruttivo e che per prima avrebbe voluto che i social&Co la smettessero di seminare vento e violenza. Ma vuoi mettere avere il “no-vax” verso cui indirizzare ogni maledizione?! E chi se la fa scappare un’occasione del genere?! Cambia l’ordine dei fattori, ma non il loro utilizzo e purtroppo il risultato finale. Peccato, davvero.

    • No no, questo non è il mio caso. Semplicemente ho combattuto quest’anno tanto i terrorizzati quanto chi non voleva vaccinarsi o mettersi la mascherina o hanno tuonato contro il GP, chi siano siano non importa.
      I primi mi fanno compassione, perché hanno perfino dimenticato cos’è la vita. I secondi mi hanno smosso ogni livello del senso dell’assurdo.
      ma in questo brano io mi rivolgo non alla totalità degli assurdi riottosi, ma specificamente contro quelli che hanno condito le loro scelte, qualunque fossero, con il grido strozzato alla libertà, all’infrazione costituzionale, al “questo è il primo passo verso la dittatura, per renderci tutti schiavi” . Perché anche nel caso, questo sarebbe stato l’ennesimo. E i precedenti li avevano fatti tutti in silenzio.
      E non era il caso.

  3. Siccome gli avvocati del diavolo sono il sale di ogni conversazione costruttiva, dico la mia: io sarei molto interessato all’opinione della neuroscienza su questo tipo ti atteggiamento.
    L’atteggiamento del “no” (o della protesta) solo per la dopamina rilasciata dall’ aver rivendicato un’opinione controcorrente, per autoconvincersi di essere liberi, scorciatoia truffaldina rispetto alla liberta’ vera, che costa sacrificio e rischio.

    Questo processo psicologico del “no” e’ simile a quello del vandalismo: l’incapacita’ di essere agenti attivi nella realta’ che ci cironda, subendola invece di giorno in giorno preferendo un autolavaggio del cervello secondo cui quel che a uno casca in testa, in sostanza quel che passa in convento, in realta’ e’ quel che uno desidera.

    Il risultato inevitabile a lungo andare e’ la frustrazione e il senso di inutilita’. E dato che per reagire bisogna aver lo spirito e quantomeno “saper fare” qualcosa, perche’ “saper fare” significa contribuire a costruire, e dato che sempre meno persone hanno una riposta pronta alla domanda “tu cosa sai fare?” …spesso questa necessita’ di azione non si converte in costruzione, ma in distruzione.

    Non a caso, il profilo del no-vax e’ per il 95% il profilo del no-unmilionedialtrecose.
    Il vero problema, a mio avviso, e’ che i social media distorgono in troppi modi la percezione dei numeri di queste persone, che sono ancora in minoranza, ma fanno un chiasso della madonna.

    • del tutto d’accordo. una minoranza che ha il fragore dell’albero che cade. fortunatamente c’è la silenziosa, indefessa, immarcescibile foresta che cresce…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.