Un grano

Giorni di notizie difficili da digerire, che premono sul cuore. Notizie grandi, quelle che ricevono tutti, che basterebbero già a angosciare, e notizie personali, sofferenze, persone che amiamo… Un amico dal Libano mi scrive: “ho solo violenza intorno… portami via su un’isola”. Un’altra persona cara ci manda un referto… Un’altra ancora che…

Come si fa a resistere a questa preoccupazione… mi chiedo. Come si fa a non spostarla anche dentro, come si fa a non consentirle di dilagare nella mente, nell’anima, dove la speranza rischia di essere spazzata via… E come si farà quando altro ancora verrà.

Non perdete tempo.
Non indugiate. Non consentiamo al tedio della falsa quiete temporanea di sembrare un’oasi duratura, perché non lo è. Ciò che accade “quel” giorno, quando tutto precipiterà, quando la musica soffusa del mondo scomparirà sotto il frastuono delle macerie che crollano… è oggi che accade, in realtà. Oggi che il sole è ancora luminoso e caldo, oggi che pare un giorno di un’estate che non finisce mai. Oggi che c’è qualcosa di buono da fare, ancora e ancora. Oggi che possiamo consentirci il lusso di essere migliori. Il lusso. Ancora. Di essere. Migliori.

Anche se non sembra, anche se l’insensatezza rischia di avere il sopravvento… parole e azioni sono tutto quello che abbiamo. E hanno semmai ancora più peso, un potere immane. L’orrore della vita vorrebbe mostrarne l’inutilità, lo scarso impatto sul destino e sul senso. Be’, non rendiamo questo possibile. Opponiamoci, facciamo resistenza. Proviamoci.

Forse oggi (dobbiamo convincercene) quelle parole e quelle azioni, quei pensieri e quelle scelte, quei sentimenti e quelle convinzioni… sono tutto ciò che abbiamo in mano. Non riusciremo a trattenere la sabbia asciutta, stringendo i pugni. Ma qualcosa, fosse anche un solo grano, rimarrà.
Ed è tutto lì. Siamo noi quel pugno. Quel grano.

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2 pensieri su “Un grano

  1. …e quel grano, quella parola buona, quella parte migliore dobbiamo curarla, amplificarla e condividerla con chi ha un peso troppo grande sul cuore. Credo questo sia il dovere inaggirabile per chi è in bonaccia e la speranza salda per chi è in burrasca.
    Perché a tutti capita di essere a tratti nell’una, a tratti nell’altra – il vento soffia e gira di continuo.
    E allora evitare che le preoccupazioni invadino l’anima è un gesto di resistenza – ma non tanto per noi, piuttosto per chi abbiamo intorno e soffre a tal punto da aver già perso quasi ogni speranza.
    Noi che possiamo, dobbiamo sperare ancora più forte e lavorare e curare parole buone con ancora maggior dedizione di chi è nella notte dell’anima. Noi che possiamo, dobbiamo farlo anche per chi non può.
    In un tandem continuo.
    Mentre tutto passa, anche noi. Perché “tutto è verità e passaggio”.

    Non avendo social sono felice di leggere ogni tanto in questo spazio. Ogni bene a voi, Simone.

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