“L’Altra Via”. Una casa di pietra su un’isola del Mediterraneo.

Due pagine su Natural Style – F – Corriere della sera

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La Voglia

Una delle cose che vorrei davvero tanto riuscire a dare il 29, è LA VOGLIA… di rompere gli indugi, di fare QUEL passo. Quello che manca per prendere in mano il filo caduto in terra. Il filo di un destino, di un percorso verso la direzione che ognuno di noi spera, suppone, immagina, desidera.

Quel filo c’è. Ognuno di noi ne riceve uno alla nascita. Ma sapere che esiste, e poi vederlo lì in terra, e poi raccoglierlo, non è cosa così scontata.

Per tutta la vita non facciamo altro che distrarci, inveire contro qualcuno, piangere tanto da non vedere più né il filo né il mondo, oppure camminare guardando altri, o all’indietro. Ma mai ci concentriamo su quel capo di filo, che pare niente, solo una sagola, solo uno spago, e invece è tutto.
Tutto parte da quel filo. Basterebbe prenderlo tra le dita, e cominciare a seguirlo. Il resto verrebbe da sé.

Quel filo è sempre stato lì. Un’opportunità. Oggi una necessità.

Se dovessi riassumere il mio obiettivo per il seminario del 29, posso sintetizzarlo in questo: spingere le persone a cui parlerò a prendere in mano quel filo.

Sarebbe un risultato enorme. Ne sarei fiero per sempre.

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Ci vediamo a Forlì. Oppure online.
Clicca Qui per sapere come partecipare:

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“Venirne Fuori” insieme – Vi aspetto

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Il momento è adesso

Fino a ieri le grandi questioni che impedivano il cambiamento erano le paure (di deludere la famiglia, di fare un salto nel vuoto, di morire di fame, di non sapere come curarsi in caso di malattia, di perdere il proprio ruolo sociale…).

Oggi, dopo questo catartico ed enzimatico tsunami, che fine hanno fatto quelle paure?
Sono cresciute? Si sono ridimensionate?
E i soldi che servono, quelli per vivere, quanti sono, quanti ne bastano, ma da impiegare in cosa?
E dunque ora, proprio adesso, a maggio e giugno 2021, e poi dopo… cosa potremmo (attenzione: dovremmo!) fare?
Ci sono momenti in cui bisogna darsi da fare. E allora ho aderito alla proposta di Novacom di parlarne ora, come fosse una procedura d’urgenza. Ma lo farò stando insieme a chi ascolterà e interverrà e farà domande, de visu, come fosse un cenacolo.

Sarà il 29 maggio, a Forlì. E chi non potrà partecipare al seminario, seguirà e interagirà online.Io, vi aspetto.

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Sabato 29 maggio
Forlì
Ore 15.30
È necessario prenotarsi. Ecco il link:  👉 http://bit.ly/3Simone_Perotti
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Ho scritto al Papa, a Ursula von der Leyen… A Tutti

Ho scritto, poi con Progetto Mediterranea messo in una busta, insieme a una bella bandiera del Mediterraneo, e spedito tutto. Come promesso. Una busta per ognuno dei signori che leggete qui sotto, i capi di Stato e di Governo di tutti i Paesi dell’are mediterranea, e in più i vertici dell’UE. Dal Papa a Erdogan, passando per Ursula von der Leyen. Tanto per non dimenticarne nessuno.

Una lettera bella forte, perché forti sono i temi, forte è il momento.
Vi metto qui di seguito elenco dei destinatari e lettera integrale, così lo vedete e se volete lo fate girare.

L’Ansa intanto ci ha ripreso: clicca qui

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Lista dei destinatari:

Presidente della Repubblica d’Albania Ilir Meta
Presidente della Repubblica Democratica Popolare Algerina Abdelmadjid Tebboune
Presidenza di Bosnia-Erzegovina Sefik Dzaferovic, Zeljkp Komsic e Milorad Dodik
Presidente della Repubblica di Bulgaria Rumen Radev
Presidente della Repubblica di Cipro Nikos Anastasiadis
Presidente della Repubblica di Croazia Zoran Milanovic
Presidente della Repubblica Araba d’Egitto Abdel Fattah al-Sisi
Presidente della Repubblica Francese Emmanuel Macron
Regno di Giordania Re Abd Allah II
Presidente della Repubblica di Georgia Salomè Zurabichvili
Presidente della Repubblica Ellenica Katerina Sakellaropoulou
Primo Ministro d’Israele Benjamin Netanyahu
Presidente della Repubblica Libanese Michel Aoun
Presidente del Consiglio Presidenziale della Libia Al Menfi
Presidente della Repubblica di Malta George William Vella
Regno del Marocco Re Muhammad VI
Principato di Monaco Principe Alberto II
Presidente della Repubblica Portoghese Marcelo Rebelo de Sousa
Presidente della Repubblica di Romania Klaus Iohannis
Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin
Città del Vaticano Papa Francesco
Presidente della Slovenia Borut Pahor
Primo Ministro del Regno di Spagna Pedro Sanchez
Presidente della Repubblica Tunisina Kaïs Saïed
Presidente della Repubblica di Turchia Recep Tayyip Erdogan
Presidente della Repubblica Ucraina Volodymyr Zelens’kyj
Presidente della Repubblica del Montenegro Milo Dukanovic
Presidente dello Stato di Palestina Mahmoud Abbas
Governatore di Gibilterra Sir David Steel
Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella
Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen
Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli
Presidente del Consiglio d’Europa Charles Michel

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Lettera/appello inviata da Progetto Mediterranea:

“Sig. Presidente, l’Europa, sebbene ferita dalla crisi e dalla mancanza di coesione e organizzazione comune, ha segnato dalla sua nascita un importante percorso: unire, dialogare, tentare, ridurre drasticamente i conflitti. Di questo, chiunque può e deve essere felice e orgoglioso.

Lo ha fatto, purtroppo, col credo quasi assoluto dell’economia, della finanza, del denaro. MEC, CEE, Euro, non a caso, sono stati i suoi passi di avvicinamento all’Unione Europea. Inevitabili, dunque, i problemi attuali dovuti a culture diverse mai integrate, mancanza di visione coesa, dialogo frammentario o assente, razzismo, mancanza di valori comuni.

La macro-area del Mediterraneo (composta da trenta Paesi, dalla Georgia al Portogallo, della Francia all’Egitto, dalla Romania alla Giordania, dal Libano al Marocco), di contro, nonostante l’impegno alla disgregazione, alla creazione di fratture, perpetrato da sempre, ogni giorno, da parte di interessi energetici, di potere, bellici, rimane un’area con valori di base comuni, dove la gente può e deve ritrovare il senso di un comune modello umano, filosofico, valoriale, di relazione, e dunque cooperativo ed economico.

Il suo Paese, come purtroppo tutti gli altri, non ha fatto né mostra di fare quanto necessario per costruire un Mediterraneo Unito, che costituisce il naturale, obbligato e inevitabile destino sociopolitico per l’area. Oltre 450 milioni di persone che, unite, costituirebbero un valido interlocutore per l’EU, per l’Africa, per tutti, oltre che l’unico sistema di autogoverno capace di fare da fondamenta per pace, sviluppo, rispetto dei diritti umani.

Nell’ambito di queste riflessioni e di questo processo già in atto, è nata la Bandiera del Mediterraneo, simbolo del mondo unito che verrà. Nata da una mia idea, divenuta sfida ideativa, grafica e intellettuale per centinaia di persone, votata da migliaia di utenti della comunicazione, oggi questa bandiera esiste, ed è la prima che il Mediterraneo abbia mai avuto. Una bandiera che non verrà mai issata in caso di guerra, una bandiera per unire, per vivere, mai per morire. E con orgoglio, come ideatori e curatori dell’intero progetto, noi di Progetto Mediterranea gliela inviamo. La inviamo a Lei, come rappresentante civile e politico di un pezzo di questo nostro mondo. Gliela mandiamo noi come rappresentanti civili, a nostra volta, e come cittadini del Mediterraneo. Perché questa bandiera Lei e il suo popolo possiate issarla, farla sventolare, sentirla vostra come noi la sentiamo nostra, e possa spingere lei e tutti i leader dell’area a moltiplicare gli sforzi per costruire l’alternativa mediterranea, unica vera grande e nuova opzione per affrontare le sfide della modernità in nome di un comune destino popolare e culturale millenario.

Quando i grandi padri ideali europei Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann, a Ventotene, nel 1943, scrissero il primo documento sulla futura federazione europea, l’Europa bruciava sotto le bombe. Ma non di meno pensarono, sperarono, e vissero il loro ideale, poi divenuto nostro. Se ne ricordi, e lo ricordi a tutti i suoi interlocutori, quando il pessimismo le verrà alla mente o quando riceverà i dubbi che certamente le rappresenteranno. Non lasci che la dimenticanza, l’ignoranza o la ristrettezza di visione intralcino il cammino della Storia.Sia invece promotore di questo processo! Convochi i suoi migliori pensatori, promuova incontri politici per studiare, organizzare, tentare la via dell’Unione e della collaborazione.

Sia ambizioso, sfidi i suoi colleghi Capi di Stato a un dialogo che a volte pare impossibile, o sempre interessato, e invece è lì, può essere intrapreso, e può avere conseguenze straordinarie sulla vita di milioni di persone! Abbia l’ambizione di dare un contributo essenziale sulla via della pace e della giustizia, e così facendo leghi dunque per sempre il suo nome alla Storia.Il Mediterraneo si unirà, certamente. Non c’è alcun dubbio su questo. Potrà farlo prima, con facilità, o dopo, con enormi fatiche. Ma il Mediterraneo tornerà faro e centro della politica e della cultura, del diritto e dello studio, dell’innovazione e dei valori, della libertà e della crescita. Dipende solo se col suo e nostro contributo, oppure poco dopo, col contributo di altri.Riceva dunque con onore la Bandiera del Mediterraneo, espressione di un’urgenza nata dalla Storia e dalle persone. La valorizzi, ne ordini l’issata. Inserisca nella sua agenda politica ogni azione utile a celebrarla, darle atto. Rispetti la festività internazionale del 30 Giugno, data della sua nascita, come la “Festa della Bandiera del Mediterraneo”.”


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Venirne Fuori non sarà semplice

Tra vaccini, bella stagione, distanziamenti, la curva cala. Ci avviciniamo (forse) alla fine dell’emergenza. Però da giorni penso a qualcosa che sta accadendo, e che mi preoccupa molto.

Non vorrei che qualcuno pensasse che “finito il virus, finito tutto”. Perché non sarà così.

In una recente diretta Facebook alla quale sono stato invitato dal salotto culturale di “Bolzano29” (animato dal grande promotore culturale Oliviero Ponte di Pino) i presenti si interrogavano su “Come viaggiare in modo responsabile in epoche complesse come l’attuale”. In pratica: dove andare (e come) in vacanza dopo la pandemia.

Comprendo bene la voglia che hanno (abbiamo) tutti di lasciarsi alle spalle il peso di questa prolungata situazione. Però sono rimasto molto colpito da quel tema, che vedo serpeggiare anche sui rotocalchi, o in molte trasmissioni televisive. Mi è, anzi, venuta in mente una scena, quella degli italiani nel 1944 o ’45 rinchiusi nei rifugi durante i bombardamenti bellici. Finiti i bombardamenti ecco che escono alla spicciolata, timorosi, guardando in alto, con le orecchie tese per sentire se ancora si odono i motori dei bombardieri volare sulle loro teste.

Ecco: quegli italiani, dubito che pensassero a dove andare in vacanza.

Non che all’epoca si andasse in “vacanza” come oggi, sia chiaro, ma suppongo che quelle persone, spaventate, segnate nel cuore da parenti e amici morti, scampate a una calamità che aveva stravolto le loro vite, avessero una gran voglia di non pensare, di essere leggeri, di togliersi di dosso il fardello della morte, delle privazioni, e speravano solo di sorridere, di vivere leggeri e felici, il più possibile. Proprio come noi oggi.

E tuttavia, come sappiamo, e come è forse anche ovvio che sia andata, quei milioni di italiani pensarono subito a come spalare le macerie, sgombrare le strade, ricostruire case e vite. Penso che avessero a cuore soltanto una cosa: come evitare tutto questo in futuro, come vivere in pace, come superare il dramma impostando una nuova vita. Soprattutto i migliori di loro, che infatti lavorarono alacremente a nuove forme politiche, di aggregazione, a una Costituzione, a una Repubblica che superasse la pericolosa formula monarchica (che non li aveva saputi difendere dalla follia), evitando per il futuro nuove leggi razziali, nuove invasioni, nuove carestie, tessere per comprare il pane, e via così.
Cioè rimisero le cose in fila, in ordine di importanza: prima i fondamentali, ricostruire, poi le garanzie, un sistema politico e di vita che evitasse una nuova dittatura, basato su valori di pace duratura, lavoro, benessere. Poi, (o intanto), desiderarono di andarsene al mare, o a ballare.

Anche noi, oggi, ci troviamo in quella condizione. Anche per noi il “bombardamento” ha generato danni di vario tipo. Vittime del virus, e malati con strascichi sulla salute, naturalmente, ma non solo. Siamo stati soggetti al “bombardamento” del virus, poi a quello mediatico, poi della monopolizzazione delle tematiche nel dialogo con gli altri, e poi ancora al brusco e inatteso cambiamento di vita che abbiamo dovuto eseguire, ai lockdown, alla scomparsa del consumo culturale, dello svago, dello sport, e poi all’interruzione di normali relazioni sociali. E ancora, abbiamo dovuto vivere senza vedere i nostri famigliari, oppure patire nei rapporti sentimentali in corso, e, ancor peggio, nella possibilità di incontrare nuovi amici, nuove compagne o nuovi compagni per amori che non sono nati. Per le nuove amicizie che, in questo anno, non abbiamo stretto.

Per non parlare dei danni economici, imprenditoriali, lavorativi che questo cataclisma sociale ha recato a tantissimi. Oppure per le fragilità che ha mostrato sul nostro assetto sociale, su dove viviamo, come, in che luoghi. Le città, ad esempio, si sono rivelate dei luoghi adatti a reggere il peso della minaccia? Chi è stato meglio, e chi peggio, durante questo periodo? Le psiche, gli animi, i cuori che hanno patito di più, che si sono trovati più impreparati, quali sono?

Immaginando che calamità come questa possano riverificarsi, e che anzi, la peggiore di tutte sia alle porte (gli effetti della crisi climatica sempre più grave) cosa dovremmo fare per non farci trovare impreparati?

Su tutti, pare che il rischio estremo che abbiamo corso, il più duraturo, lento ad abbandonarci, sia la paura. Paura che fino a gennaio 2020 non sapevamo bene cosa fosse, perché per molte generazioni nessuno ne aveva provata altro che l’ombra. Un po’ di paura per le crisi nucleari della Guerra Fredda, o per Chernobyl, e qualcosa anche durante il periodo delle stragi. Ma paura lieve rispetto a quella vissuta in questo anno.
Che significa vivere oggi con la paura? Quali sono gli effetti collaterali della paura? In quanti l’hanno assorbita e ora non riescono a togliersela di dosso? Come potremo ritrovare il coraggio di vivere, se non la spensieratezza?

Dunque adesso, con tutto quello che avremo da fare per ricostruire, restaurare, migliorare, cambiare le nostre vite… con tutte le riflessioni sulle nostre fragilità sistemiche, e su quelle psicologiche, che ci hanno rivelato deboli nel resistere, troppo inclini a “sbroccare” alla prima spallata della natura… a cosa pensiamo come primo argomento: alle vacanze? O, peggio, a riprendere la stessa, medesima vita di prima? Oppure dobbiamo concentrarci con spietata franchezza, con coraggio, su come “Venirne Fuori”? Abbiamo il problema del nostro portafoglio, certo, del lavoro, della scuola. Ma soprattutto, abbiamo il problema complessivo dei danni che la paura ha generato. Dunque di come ricostruire la fiducia, la speranza, l’energia. E ci serve anche una nuova rotta da seguire. Un’altra vita da vivere.
Adesso.

(testo apparso oggi su “Il Fatto Quotidiano”. Clicca qui)

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“Pagine vive, epiche, strazianti..”

“Pagine vive, epiche, strazianti… Perotti scrive il suo miglior romanzo”.
Sergio Pent (recensione a “I Momenti Buoni“, oggi su Tuttolibri de La Stampa)

Accidenti. Quando un autore legge una recensione importante, su un giornale importante, e gli vengono i brividi
Speriamo che il Comitato direttivo del Premio Strega legga questo pezzo.
Così, magari, gli fa venire voglia di…

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Si salpa (tra un po’…)

La rotta 2021 di Mediterranea

Tre mesi fa ci siamo detti: “Il 13 marzo facciamo uscire la rotta“. Oggi è tre mesi dopo, ed eccola qui.

Sono convinto che così bisogna fare, almeno se non si vuole soggiacere al fato: pensare, programmare, analizzare per capire, andare avanti per rotta. Se poi un minuto prima della partenza ci sarà qualche impedimento, ne riparleremo. Ma lo faremo quel giorno, non oggi. “Se mi direte perché la palude appare insuperabile, allora vi dirò perché io credo di poterla attraversare se ci provo” (M. Moore).
Da qui ad allora è bene, è sano, è giusto, è utile, ma soprattutto è bello… procedere.

Dunque ecco la splendida rotta di imbarcazione Mediterranea, piena di progetti verticali da realizzare settimanalmente, piena di posti da vedere, di miglia da navigare. Lentamente, come abbiamo deciso di navigare questi prossimi tre anni. Per il 2021 saranno 6 mesi e oltre in mare, tra 10 aprile e 16 ottobre.

Cliccate sul link qui sotto. Guardate la rotta tappa per tappa. In una rotta c’è un disegno, c’è un obiettivo, c’è un concetto. È un programma ferreo, il comandante la seguirà come si segue una stella cometa. E, se volete, programmate anche voi una vostra rotta: venire a bordo. Altrimenti, seguitemi soltanto virtualmente. Produrremo video, foto, racconti. Qui, oppure sulla pagina Facebook di Progetto Mediterranea, o anche sul sito di Mediterranea e talvolta sul mio.

Isserò in testa di Mezzana la bandiera del Mediterraneo e il 10 aprile salperò. Buon vento.

Rotta 2021: https://progettomediterranea.com/la…/la-rotta-2020-2023/

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E allora…!

***

Siete pronti?

Tra poco esce la rotta di Mediterranea, che riparte per la sua spedizione nautica, culturale, con a bordo partnership scientifiche e un laboratorio sociale di persone orientate al mare, alla natura, a un’altra vita, al cambiamento.

Dopo i sei anni di grande giro del Mediterraneo, Mar Nero, Mar di Marmara, Atlantico limitrofo a Portogallo Spagna e Marocco, la barca di viaggiatori, di curiosi, di viveur (nel senso più esistenzialista possibile) più famosa d’Italia riprende il mare per i prossimi tre anni.

Ergo: occhio a facebook e a tutti gli altri social, di prima mattina, nei prossimi giorni. I posti a bordo sono per loro stessa natura limitati.

News coming soon.

(Guardate anche, se volete, www.progettomediterranea.com)

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A bordo pagina

Bel video, realizzato da Mondadori, per illustrare “I Momenti Buoni” attraverso l’autore. Domande e risposte in uno studio di posa. Una rubrica che si intitola, non a caso: “Note a bordo pagina”.

Buona visione.

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