Su quel meraviglioso e velocissimo mouse…

C’è la questione che io coi libri ci vivo, ci compro direttamente la farina per fare il pane e la pasta, cosa che tra l’altro trovo sacrosanta: un mago deve vivere delle sue illusioni, un pittore delle sue visioni, un santo dei suoi miracoli, un guerriero del suo coraggio, solo se vivi di quello che sei diventi quello che fai, e così finisce che lo fai davvero, totalmente, disperatamente, inflessibilmente, diventi un missionario, se vogliamo un martire della tua stessa vita, e in questo c’è qualcosa di sacro, o forse è tutta una cazzata, non lo so, ci devo pensare, anche perché parallelamente c’è un problemino mica da ridere, cioè la storia che i giornali non li legge più nessuno, o quasi, e che da Fazio e dalla Gruber invitano solo i loro amici (cosa che convintamente approvo, fossi al loro posto inviterei Lollo, Sandro, Lorenzo, Peppe, Renato, Massimo, Francesca, ovviamente, mica Ferruccio, Paolo, Beppe etc, che pure conosco, vabbè, Marianna la inviterei sì, lei è caruccia…), ad ogni modo, sic stantibus rebus… i libri devo farli circolare e conoscere da solo, che poi se nessuno li conosce non muoio eh, sia chiaro, mi devo solo inventare qualcos’altro, “ma Simone tu scrivi un libro all’anno, uno non fa a tempo a leggere!”, ma ché a Simenon qualcuno gli ha mai imputato di essere troppo prolifico? ché creare, costruire, inventare, proporre è un problema quantitativo? lui però (Simenon) usava un mucchio di pseudonimi, ci devo pensare, come mi potrei chiamare? Luther Perrots? Perrot X? insomma, ragazzi, la faccenda è bella complessa, dunque fate così, prima ancora di capire di cosa sto parlando mettete il vostro bel ditino liscio e delicato e benedetto e puro (insomma…) su quel meraviglioso e velocissimo mouse che brandite come se fosse la spada di Damocle o la torcia olimpica o il puntatore di un sistema balistico intercontinentale e… scrivete, condividete, prenotate, cioè aiutatemi a fare ciò che i canali ufficiali fanno e faranno sempre meno, perché “Perotti era bello, quasi naif, fino a che non rompeva troppo i coglioni”, ma ora sta forse esagerando… (che, per inciso, non è affatto vero, non sto affatto esagerando, anzi, sono diventato “un lupino tanto buonino”… Tsz!) vabbè… in una parola: datemi una mano, io in cambio vi do un libro, voi a darmi una mano ci mettete un attimo, io a scrivere un libro anni, mi pare un accordo super-equo, no?

Comunque, fate come credete.
Qui di seguito, senza preferenze per nessuno, eccovi le principali piattaforme per prenotare “I momenti buoni” che esce il 26 gennaio:

AmazonMondadoriFeltrinelliIBS

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I momenti buoni

***

Ecco il booktrailer del mio nuovo romanzo, il mio diciassettesimo libro edito.
Si intitola “I momenti buoni” (Mondadori).
Lo lancerò domani sui vari mezzi di comunicazione.
Qui, oggi, in anteprima per voi che venite su questo blog, ormai da non so più quanti anni.

Ve ne parlerò, vi dirò tutto, vi racconterò la storia di questo progetto, così diverso.
Uno scarto brusco nella mia poetica, nella mia scrittura.
Un territorio nuovo. La mia ricerca prosegue in un mondo che non avevo mai immaginato, costruito.

Intanto, vi lascio a queste suggestioni. Ditemi che cosa vi suscitano.
Con una preghiera: da domani, se volete, condividete questo BookTrailer per aiutarmi a lanciare il libro.

Il romanzo uscirà il 26 gennaio, ma ora è già prenotabile su tutte le piattaforme online.
Facciamolo salire già oggi nelle prenotazioni.

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Su alcuni punti

Ospite del Circolo culturale di Rovigo, che ringrazio.

Mi pare siano usciti alcuni punti interessanti. Giudicate voi.

Video integrale (basta che clicchiate qui o sulla foto, e parte)

Ciao!

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Dieci anni in due libri






























Il regalo a me lo ha fatto il coraggio. Mi ha regalato la maggiore libertà a cui potessi ambire.

Non si è trattato di ingenuità, o sfrontatezza. Mi sono detto: “se metti le doti che hai, tante o poche che siano, sull’idea di come vivere meglio, qualcosa in mente ti viene di sicuro”. E così è stato…

Da “Adesso Basta” a “Rapsodia Mediterranea” c’è l’arco intero di questo percorso. Dieci anni esatti. Com’è nato tutto, come è andata a finire.

Se per Natale avete qualcuno a cui mostrare “un’altra via”, cioè come tentare di costruire “un’altra vita”, regalategli questi due libri.

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Il mare. Filosofie a confronto.

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La Via – IV parte (e ultima)

“Noi, che oggi languiamo sul divano soli, tristi, sconfortati, a rimuginare su cosa è andato storto, possiamo cambiare, dobbiamo cambiare… uno alla volta. Per vivere un’altra vita, più autonomi, più solitari, irraggiungibili dal grande Leviatano consumistico e divertentistico, impossibili da irretire, impossibili da convincere, impermeabili a qualunque offerta, forti quanto basta per tentare.

Dobbiamo smettere di essere i clienti di sempre, gli schiavi di sempre, assoggettati alle regole di sempre, deboli come sempre.
E attenzione, questa è l’ultima chance.”
(da “La Via”)

Ecco per voi la IV Parte (e ultima) del podcast “La Via”, diffuso gratuitamente su questo sito (clicca qui per ascoltare online o scaricare il podcast).
Ora avete tutto il ragionamento.
Non resta che rimboccarsi le maniche.

Consapevoli, oltretutto, di quello che scriveva Friedrich Nietzsche: “è meglio stare alla periferia di ciò che si sta innalzando, che al centro di ciò che sta crollando“.

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La Via – Parte III


“(…) Soprattutto, via dalle grandi città, agglomerati di dipendenze e fragilità…”

Ecco la Terza Parte del Podcast “La Via“.
Entriamo nel cuore del progetto. Senza sconti. Senza timidezze. Senza pietà verso ciò che va abbandonato.

Qui per scaricare il Podcast o sentirlo online.

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La Via – ecco la II parte

“Io ho una tesi, vediamo se sta in piedi. Potremmo dire che nei decenni fino a ieri, quando abbiamo impostato e consolidato il nostro attuale sistema di vita, abbiamo creduto assai poco in qualcosa, e decisamente troppo in altro….”

Com’è iniziata la burrasca. Come siamo finiti fuori rotta. Ma quanto fuori rotta? Io penso che non sia un errore di 180°, come tanti pensano. Chi lo dice, secondo me, vuole fare ammuina, perché tutto resti com’è, perché non ci sia da faticare, e perché nulla cambi.

Penso invece che siamo fuori rotta di 40 gradi, al massimo 50. Un bel po’! Sufficiente a finire nei guai. Ma è un errore che si può ancora correggere.

Ecco la Seconda Parte del podcast: “LA VIA”. Dentro gli argomenti, uno per uno. Dentro a ciò che abbiamo osannato, o dimenticato. Qui “politici” responsabili non ce ne sono. Qui, niente “colpa dell’UE”, oppure “eh ma lui…!”. Solo noi, le cose da rimediare, la rotta da riprendere.

Qui per scaricare o sentire online: https://www.simoneperotti.com/wp/i-miei-libri/la-via

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La Via

Ho scritto questo testo durante i giorni più difficili della recente crisi sanitaria. L’ho scritto di getto, tra fine marzo e primi di aprile 2020, senza un programma, senza uno schema di lavoro, dunque in modo del tutto diverso da come sono abituato a lavorare. L’ho intitolato “La Via“.

In quei giorni duri e preoccupati mi era parso di comprendere qualcosa di epocale, e ho sentito la responsabilità forte, in un momento di globale disorientamento, di proporlo a tutti i lettori che mi seguono. Ne ho anche letto in streaming una prima versione, quando eravamo tutti bloccati a casa, e sono rimasto colpito delle migliaia di visualizzazioni e commenti. In tanti mi hanno scritto per chiedermi il testo completo: c’è dentro un mucchio di roba! Voglio poterci riflettere parola per parola!.

Allora mi sono fermato, e ho atteso. I testi hanno bisogno di tempo, devono sedimentare. E poi tutto si evolveva, dovevo vedere cosa accadeva dentro e fuori di ognuno di noi. Verso agosto ho ripreso a lavorarci, deciso a farne qualcosa, magari pubblicarlo davvero.

Tuttavia, quando l’ho proposto ad alcuni editori tramite il mio agente, ho ricevuto mugugni, alzate di spalle, birignao di natura sospetta. Il capo di una delle maggiori collane editoriali del Paese ha avuto da eccepire che: l’autore non fa citazioni, come se fosse solo il suo pensiero.
Questo mi ha fatto molto sorridere: e di chi dovrebbe essere, il pensiero, se sono io a scrivere? Chi legge dovrebbe forse scorrere un elenco di pensieri di altri, per convincersi della legittimità dei miei?
Mah… Un certo modo di pensare riesce ancora a sorprendermi nonostante l’età, l’esperienza e diciassette libri pubblicati.

Qualcosa di simile mi era capitato ai tempi di “Adesso Basta”.
Era il 2009, e la mia agente dell’epoca aveva rifiutato con decisione di lavorare su quel testo: Ma sei impazzito? Qui la gente perde il lavoro e tu vuoi invitare tutti a lasciare il proprio?. Naturalmente andai avanti da solo. E cambiai agente.
La similitudine con quel che avvenne undici anni fa mi è balzata agli occhi. E mi ha fatto capire che, forse, “La Via” aveva un senso ben preciso.

Del resto, ormai, ho imparato: ci sono dei “no” che servono molto, devo ascoltarli, perché indicano un errore. Quelli li prendo molto sul serio, e sono grato a chi me li oppone. Poi ci sono i “no” di un certo “professionismo”, i “no” dell’establishment, che invece vogliono dire tutt’altro. Quelli mi spronano. Se a loro non piace quel che dico o scrivo vuol dire che in quello che ho fatto c’è qualcosa di buono. Qualcosa di nuovo che non sanno ancora comprendere.

E allora, complice anche l’apprezzamento del mio agente (Mi piace molto “La Via”. È un testo del tutto coerente con quel che hai vissuto e scritto negli ultimi dodici anni. Se c’è un intellettuale che può parlare di questi temi sei tu) e dei tanti lettori che non hanno mai smesso di scrivermi per esortarmi a diffonderlo, ho deciso di fare quel che un autore ben inserito nel sistema editoriale non dovrebbe fare mai: pubblicare un testo saltando a piedi pari l’intero sistema editoriale.
Sono cose paragonabili a un affronto, in quel mondo. Non si fanno. Ma tant’è…

Naturalmente, c’è il solito piccolo problema…
Io sono uno dei pochi, pochissimi autori italiani, che vive di scrittura. Ogni mio studio, ogni mio pensiero e ogni lavoro che faccio, dovrebbe dunque tradursi in un pur minimo guadagno. Almeno se voglio sopravvivere… E va anche detto che sostengo con convinzione il professionismo in ambito culturale. Per scrivere occorre lavorare tanto, studiare, faticare, dunque è necessario che qualcuno sostenga chi fa questo mestiere. Non fosse altro che per consentirgli di continuare.

Ma per come è nato questo testo, per il rilievo che ha oggi riflettere, insieme, in un momento così difficile, non me la sento di venderlo.
È un errore, lo so da me. Ma non ci posso fare niente. Un intellettuale deve contribuire in modo straordinario quando le epoche sono fuori dalla norma. E poi per me “liberi” vuol dire anche poter decidere di fare quello che ci si sente, anche se non è economico. I miei parenti genovesi mi scomunicheranno…

Ad ogni modo,ormai ho deciso, e dunque ecco “La Via”, che è anche il mio primo podcast + testo. Quattro parti, un totale di circa 1h e 40′ di ascolto. Ringrazio, con l’occasione, il grande Toni Concina per avermi consentito di usare una canzone scritta e interpretata da lui.
Pubblicherò i quattro file Mp3, in cui è diviso il podcast, a puntate, nel giro di qualche giorno. Poi, in ultimo, renderò l’intero testo scaricabile su pdf, per chi ad ascoltare preferisce leggere.

Dato che pubblico tutto senza protezioni, open source, aiutatemi a diffonderlo. Spero che in questo modo “La Via” possa far riflettere, far sorgere qualche domanda, possa essere accolto o rifiutato, non importa, ma serva a qualcosa. Dio sa se abbiamo bisogno di rimettere in ordine i pensieri…

Di sicuro, se un marziano arrivasse sulla terra tra trent’anni e qualcuno gli raccontasse quello che abbiamo vissuto, certamente chiederebbe: E gli intellettuali? Che hanno fatto loro in quel momento difficile? Cosa hanno proposto per affrontare il futuro e rendere migliore la vita di tutti su questo pianeta?.
Ecco, forse allora ho capito perché ho scritto questo testo. Per non fare brutta figura coi marziani.

Buona lettura.

Cliccate qui per andare alla pagina e scaricare il podcast (o sentirlo online): https://www.simoneperotti.com/wp/i-miei-libri/la-via/

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Da ammainare in caso di guerra

Ci sono giornate qualunque, in cui avvengono cose importanti. Ci sono piccoli gesti, che pure significano più di mille cerimonie. Ci sono persone intente, con le mani su una piccola sagola, che senza sforzo issano tessuti di valore. Ci sono simboli che hanno il potere di rappresentare milioni di persone, e un percorso comune. Qualche giorno fa, a Imperia, è avvenuto tutto questo. Un manipolo di sognatori, e tanti altri che seguivano da casa, ha issato un rettangolo a strisce, tre colori, un sole nascente, un ulivo. Segni su tela che, insieme, compongono un’immagine potente. La Bandiera del Mediterraneo è salita a riva di ‘Mediterranea’ sorta di Enterprise, di astronave madre, laboratorio di idee e sogni, progetti e percorsi.

Imbarcazione ‘Mediterranea’ non la farà più scendere quella bandiera. Perché non si ammainano i sogni, non si ammainano mai le speranze, perché l’ultima a cadere è sempre l’idea, che vola ad altezze superiori alle azioni.Porteremo per mare questa bandiera come si portano nel cuore le visioni del mondo che si desidera, che è giusto perseguire e costruire. Faremo entrare e uscire dai porti del Mediterraneo la bandiera del nostro mare, di milioni di persone che lo amano e lo rispettano. Sventoleremo in faccia questo simbolo di pace e fratellanza, nella diversità, a chiunque voglia opporre a noi e a tutti la divisione, la guerra, la sopraffazione.

Condurremo la nostra imbarcazione, grazie a questa bandiera, con maggiore rispetto della natura, con maggior orgoglio della nostra provenienza. Grazie alla Bandiera del Mediterraneo tenteremo di crescere come donne e uomini, come marinai e come cittadini. Sono le persone a disegnare le bandiere, ma i simboli renderanno quelle persone all’altezza di ciò che hanno pensato.
Prima di qualunque storia importante, c’è sempre un’idea. Subito dopo, generalmente, sale lentamente una bandiera.

Ma questa bandiera è diversa da tutte le altre. Sventola oggi, nel 2020, quando è ormai chiaro che per nessuna bandiera si deve più uccidere, sopraffare, conquistare, separare. Doveva sorgere, prima o dopo, ed è sorta oggi, la prima bandiera che verrà ammainata, non issata, in caso di guerra. La prima bandiera che unirà l’obiezione alla violenza, non l’azione violenta. La prima bandiera che unirà umanità, mai eserciti. La bandiera che sventolerà sempre contro chi distrugge, mai dalla sua parte, contro chi sfrutta, contro chi depaupera, contro i nemici della terra e del mare, sempre a favore di chi lavora per ciò che ama.

Può una bandiera rappresentare tutto questo? Non lo ha mai fatto con una tale, potente, ottimistica consapevolezza… Per questo l’abbiamo issata. Perché ci sia una barca almeno – in realtà già tantissime – che ha deciso da che parte stare. Qui, nel Mediterraneo. Per tutte queste ragioni.

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