Ho capito

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“Sono placide le ore che noi perdiamo, se nel perderle, come in un vaso, mettiamo fiori” (J. Saramago)

Poco fa tornavo a casa, dopo aver fatto la spesa. Seguivo il filo di un pensiero cupo, in cui meditavo di reagire a qualcosa, perché lo ritengo ingiusto… Iniziava a piovigginare, e per radio ho iniziato a poco a poco ad ascoltare una storia: l’amore politico, culturale, gravido d’impegno tra Oriana Fallaci e il poeta greco Alexandros Panagulis. “Il suo eroismo era la naturale conseguenza del suo essere poeta”, aveva dichiarato di lui la scrittrice. Che frase ricca di evocazioni, di spunti, di indirizzi! Gradualmente ho smesso di ascoltare, mi sono perduto a pensare a molte cose che ho letto, a storie dei miei libri, e poi ad altre ancora, da scrivere, che chissà se scriverò mai. Il mio pensiero cupo era scomparso. E allora ho capito

Ho capito la ragione principale del mio radicalismo, del cambiamento di vita netto e indifferibile dato alla mia vita: per poter vivere il più possibile nelle storie, nella cultura, nell’arte, cioè nel mondo che ha, lui solo, questo straordinario potere taumaturgico, senza il quale non mi era più possibile restare un essere umano. Ho capito dunque a cosa serve la cultura, a cosa servono i libri, i personaggi che non c’erano e che d’improvviso spuntano su una pagina, parlano di noi, ci appartengono e rappresentano. Servono a svilupparci dal groviglio della realtà minima in cui viviamo, dalle beghe del rancore e del bisogno, dalla nostra mediocrità, e a trasportarci nella parte migliore di noi. Là dove avvengono le cose che, se ci vedessimo da fuori, ci renderebbero donne e uomini orgogliosi della propria vicenda umana, avvinti dalla nostra personale avventura. E lì, su questo pensiero, ho capito anche perché scrivo: per trasportarmi io stesso in quel mondo.

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Sugar Man

 

L’ho sempre fatto, emozionarmi così profondamente, e subito correre a scrivere, senza poter aspettare, col cuore in subbuglio, mi ricollega a quando ero ragazzo, salivo le scale, a tre gradini alla volta, prendevo la penna e il taccuino, mi gettavo a scrivere, non mi fermavo più, per chissà cosa per chissà quale sensazione, emozione, imploravo che ci fossero computer per scrivere più velocemente (potete non crederci, lo facevo davvero), ma non c’era neanche la parola, all’epoca, solo la penna e io non so scrivere veloce con la penna, e ora invece eccomi qui, ancora una scala da salire, veloce, col cuore in gola, ma c’è la tastiera, e io sulla tastiera del computer vado veloce, oh lì non mi puoi fermare, e il polso che mi faceva male da bambino quasi lo sento dolente anche adesso, anche se non può essere, ma è un riflesso, l’emozione che si impossessa di me, che sconfina lungo le vene, mi fa tremare, mentre tiro su col naso, mentre mi si asciugano le lacrime sulle guance, perché quando scrivo sono fuori di me, e fuori di sé non si piange, non più.

Ho appena visto un film, “Sugar Man”, me l’ha regalato C. un’amica, e la prima cosa da fare è dirle grazie, ma grazie dal profondo del cuore, perché regalare emozioni così forti è una cosa inestimabile, e perché questo pomeriggio lo ricorderò per lungo tempo, e io lo sapevo che dovevo vederlo questo film, lo sapevo, C. aveva insistito quel tanto di più che basta a capire che qualcosa dentro c’era, e infatti lo avevo lasciato lì sul tavolino, in vista, tanto che quando sono sbarcato è la prima cosa su cui ho buttato l’occhio rientrando a casa, e dopo una settimana l’ho preso tra le dita, ho letto velocemente il piccolo libro allegato, poi l’ho infilato in una vecchia playstation e ho schiacciato play con fremito leggero, come se sapessi già quello che sarebbe accaduto, ma non così, così tanto non potevo neanche sognarmelo, perché tu le cose le sai, sempre, prima, ma non puoi sapere quanto finché non risuoni con quello che fai, quello che vedi, allora ho bevuto un sorso di vino, il fuoco crepitava e poi tutto è successo.

Non vi dico niente del film, e neanche di quel che è successo, come faccio a spiegarlo, potrebbe mai qualcuno? non so, io non sono bravo abbastanza, forse dovrei scrivere un racconto per riuscirci, solo, vi prego, guardatelo, ma con attenzione, non fate come quelli che si distraggono, con attenzione, è una storia vera, una storia che viene da un altro mondo, è un documentario, sull’arte, credo, ma no, ma che arte, o forse sì, sulla vita, certamente, anche questo però è impreciso, sulla vita quando rivela la sua anima salva, ecco, forse questo, l’anima salva della vita, il verso invece del retto, la trama dell’arazzo vista dal di qua, dove siamo noi, dove si consumano i nostri anni di eterna distrazione, ecco cos’è: è un istante di concentrazione, di non distrazione, solo che voi non l’avete visto, io sono ancora troppo emozionato, dunque è tutto, tutto inutile, e allora mi fermo qui, però voi prendetevi qualche mezzora, staccate tutto, guardatelo al meglio che potete, forse da soli, mi direte grazie.

Una cosa soltanto aggiungo: c’è tanto, tantissimo da fare per somigliare il più possibile all’uomo che so di poter essere, e questo c’entra maledettamente col romanzo che esce ad aprile, è incredibile questo, ecco i brividi, non ci avevo pensato, mi è piovuto addosso in questo istante, volevo scrivere tutt’altro, ma è lui, in qualche modo è lui il protagonista, e chissà, forse anche io, un giorno, perché dopo questo film possiamo tutti sperare un po’ di più, e mi accorgo che non ho scritto niente, ma lo sapevo, non poteva che essere così, però sono contento di essere qui, di questo pomeriggio di tempesta emotiva, anche perché io sono così, e non capitava da un po’…

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