Buono per un altro

barca

Ieri, a Porto Venere

Mi sto angosciando molto del fatto di non sentirmi più come mi sono sempre sentito. Mi preoccupo di non sapere come affrontare la vita che ho sempre interpretato e vissuto. Da parecchio mi dispero di non riuscire a generare e condurre, come prima, le tante cose belle vissute fin qui. Tuttavia, qualche giorno fa, ho capito che stavo commettendo un errore. Grave.

E’ chiaro che in questi anni un lungo percorso di cambiamento si è compiuto. Paradossalmente, sette anni fa, non si è concluso un processo, è iniziato. E da allora ci sono voluti anni per perdere memoria di me. Quando si cambia, si resta ancora a lungo quel che si era, spesso senza sospettarlo neppure. Cambiare fuori è assai più facile che dentro, questa almeno è la mia esperienza. Decidere di vivere un’altra vita, farlo perfino, cambiando luoghi, circostanze, metodiche, è molto, ma non basta a diventare diversi.

Cambiando si perdono parti di sé, dunque è inutile mentirsi: non sarò più alcune cose, fin anche alcune che mi piacevano molto. A me piaceva essere invincibile, avere energia a profusione, non avere fragilità o bisogni impellenti, saper sempre tirare dritto sui miei sogni, non dovermi arrendere mai, sapere sempre la rotta. Mi sento spaesato, oggi, a non essere più così.

Ma dolermi di non poter rifare, riessere, riavere, ritrovare cose del passato è un errore profondo. L’uomo diverso che sto diventando (spero…), quando sarà compiuto, genererà altre vite, dunque farà altre esperienze, in modi diversi, cercando con passione, sofferenza, umanità e soddisfazione (spero…) quel che la sua nuova vita gli consente. Un altro uomo perde quel che era, ma chissà cosa diventa. “Non sarò più come prima, non ci riesco” non è un concetto sbagliato, ma forse non è soltanto una cattiva notizia. Qualcosa ci attende, sempre, dovunque e comunque siamo messi, e lo genereremo noi, per come siamo fatti ora, per quello che siamo diventati. L’uomo che non siamo più spera che avvengano cose che non avverranno più, ma cosa attende l’uomo che siamo diventati? E quanto saranno adatte a lui? Quanto saranno proprio quel che gli serve ora per essere autentico? Vista così, mi sembra meglio….

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