Questo blog

Siete su Piccolo Cabotaggio II, blog di Simone Perotti. Once upon a time si chiamava semplicemente Piccolo Cabotaggio, senza II, ovvero il blog che per ragioni ignote un mese fa è scomparso. Nato nel 2005, quel blog aveva aggregato molte persone, interessate a leggere pensieri, lasciare pensieri, dare e ricevere commenti, informazioni, fotografie. Tutto perduto. Nell’epoca dell’informatica, della tecnologia, della comunicazione, capita che un blog scompaia e per settimane non riesci neppure a parlare con qualche “guardiano del faro” che ti spieghi come mai la tua barca è andata a scogli per via di una lanterna spenta. Misteri…

Riparto oggi, 18 luglio 2009. La rotta resta la medesima: piccole navigazioni, piccoli bordi, costa costa alla vita, ascoltando parole, osservando scene, leggendo pagine. Un breviario, un block notes.

Come per le barche, anche questo blog mantiene il suo nome originario, con l’aggiunta del numero II, come dire che l’anima resta la stessa, cambia solo la foggia. A chiunque arrivi qui ora, per la prima volta, tutto questo non interesserà molto. Per chi seguiva queste pagine prima del crash, un caro “bentornato”.

A recuperare qualcosa dei contenuti andati distrutti non ci provo neppure. Il lutto l’ho elaborato. Ora si riparte. Di seguito, a memoria del blog che fu, pubblico solo uno degli ultimi post, uno di quelli a cui tenevo maggiormente. Buona lettura.

 

Scritto da Simone Perotti il 26/03/2009 09:54

SAVIAN--140x180 Pentitevi, non è un’onta, e non è mai troppo tardi. Pentitevi se avete detto (e l’avete detto, anche a me, me ne ricordo…) che Saviano era un furbo, uno che cercava pubblicità, che aveva sfruttato una terra in crisi, un argomento “cinematografico”, la camorra, per vendere copie del suo libro. Pentitevi anche se non l’avete detto, consentendo a un angolo della vostra mente di pensarlo. Pentitevi non di un reato, certo, ma di un fatto molto umano, aver sospettato, aver invidiato perfino (incoscienti!), la notorietà di un ragazzo, la fama di uno scrittore.

Pentitevi perché non c’è niente di meglio che riconoscere l’errore, farci pace, tornare indietro, sui propri passi, suturando la lacerazione che un simile giudizio produce con la propria innocenza, la propria ingenua forse ma certo sana relazione col mondo. Saviano ieri in televisione vi ha dato ago e filo quando parlava del suo desiderio di stare in prima pagina, della sua ambizione legittima, pagata a caro prezzo.

Pentitevi quando uscite di casa, nel vostro salubre e sicuro anonimato, quando bevete una birra con un amico, quando invitate a cena una ragazza. In alcune zone del nostro Paese, se avete la forza di parlare del carabiniere Salvatore, capro espiatorio dei poteri mafiosi, queste cose non potete più farle. Anzi, non potete più farle in nessun luogo. Dovete vivere una vita non vostra, blindata, chiusa, reclusa, senza passeggiate, senza sole in spiaggia, senza amore. Un sacrificio che voi (noi, tutti) non sapete compiere, ma che vale come l’oro, perché ricorda al nostro Paese che ci si deve indignare, che l’indifferenza è il terreno di coltura della mafia, che ama il silenzio e la dimenticanza. Una vita da bestia, per chi denuncia queste cose, infinitamente peggiore della vostra che avete l’arroganza di giudicarne gli intenti. Dunque, pentitevi.

Pentitevi, perché il sentimento che vi ha portato a dire di Saviano “ha esagerato” oppure “se l’è cercata” oppure “così impara a voler diventare famoso” o ancora “è un furbo”, è un sentimento brutto, superficiale, fellone, tipico dei vigliacchi, che per sopravvivere alla coscienza della loro incapacità civile devono denigrare chi ha coraggio da vendere, chi ha saputo alzare la mano mentre voi la nascondevate. Voi, noi, tutti.

Pentitevi soprattutto voi, direttori dei giornali, che avete messo a pagina 26, 30 la notizia della manifestazione a Casal di principe in ricordo di don Peppino Diana, o che non l’avete affatto riferita. Avete speso anni della vostra vita a fare male il vostro lavoro di giornalisti, a farlo da impiegatucci vigliacchi, e ora avevate l’occasione di restituire un briciolo di dignità alla vostra vita da travet, ma l’avete perduta. Non perdete anche questa. Pentitevi.

Pentitevi scrittori, opinionisti, gente comune, che al tavolino di un comodo ristorante avete esercitato una libertà che non meritate dicendo parole irresponsabili, giudicando sommariamente chi sta combattendo una battaglia vera, moderna, fatta di parole, comunicazione, notorietà, riflettori, cioé le armi più affilate contro la mafia, le uniche che non potranno mai esserci tolte, che colpiranno sempre, e che voi avete tentato di delegittimare. spuntare. Pentirvi dopo aver visto ieri Saviano su Rai 3, è un’occasione ghiotta. Potrete dire “non l’avevo mai visto in diretta, ero giustificato, ma ora penso che…” e ne verrete fuori bene, benissimo, come chi sa riconoscere l’errore, non ha paura di dire “sbagliavo”. E’ anche questo un impegno civile, sapete? Non sarà come denunciare un mafioso, ma ci vuole un pizzico di coraggio. Quel tanto che serve per ricominciare a guardarvi in faccia senza vergogna.

http://www.corriere.it/cronache/09_marzo_25/saviano_forza_scrittura_b3a6030c-197a-11de-8031-00144f486ba6.shtml

 

Commenti per il messaggio
Pentitevi scritto da Simone Perotti il 26/03/2009 09:54

Inviato da anna
il 26/03/2009 23:38

Carissimo Simone, ti ho scritto, poco fa, una e-mail all\’indirizzo di posta che avevo ma mi è tornata indietro, forse l\’hai cambiato. Avrei bisogno che tu la leggessi, se non ti dispiace mandami il tuo nuovo indirizzo e te la riinvio!!! …condivido pienamente ciò che hai scritto di Saviano!Ne ho sentite tante anche io e mi sono chiesta con quale coaggio venivano e vengono dette certe cose su un essere che, per quello che ha fatto, si è complicato solo enormemente la vita e l\’ha esposta a un continuo rischio! Furbo?…direi altro, forse uno \’innamorato\’ della verità che non si è reso conto delle conseguenze! Buona notte!

Inviato da Giuseppe
il 27/03/2009 12:25

Ciao Simone, Questa storia l’abbiamo già vissuta tante volte. La volta che più mi ha ferito e che credo mai smetterà di farmi male è stato con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Furono lasciati completamente soli e condannati a morte, prima dall’indifferenza e poi dalla calunnia. Questa storia mi ricorda troppo la storia di loro due: ancora una volta le poche vere persone che davvero muovono qualcosa di ciò che non va mosso pagano con il disprezzo di tutti (ho paura a scriverlo) NOI che in fondo li lasciamo soli. Si pentiamoci ma aiutiamolo anche solo continuando a paralrne e a tenerlo “troppo famoso” per essere ammazzato, forse, per ora, è l’unica via realmente percorribile. Buona giornata. Giuseppe

Inviato da Simone
il 27/03/2009 13:07

E’ verissimo quello che scrivi giuseppe. Mi ricordo anche io bene quei momenti. Avevo organizzato un convegno in via ripetta, a roma, e fu l’ultimo convegno a cui partecipò prima della sua scomparsa. Mi fece molto effetto, perché quel giorno lui parlò dell’essere lasciati soli, dell’essere delegittimati. Mi ricordo le polemiche sul suo conto, la sua promozione a roma…

Inviato da Giuseppe
il 06/04/2009 11:14

Ciao Simone, Grazie per i tuoi ricordi, per me invece sono momenti tutto sommato confusi, la morte di Giovanni Falcone prima e Paolo Borsellino dopo hanno raprpesentato per me il passaggio dall’indifferenza del ragazzo distratto che ero, alla presa di coscienza che il male esiste e che è molto più presente di quanto immaginassi io allora (e forse ancora adesso). Buona giornata Giuseppe
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40 thoughts on “Questo blog

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