Vi aspetto a Forlì

Notizia importante:

ll 2 NOVEMBRE, a FORLÌ, ci sarà la riunione di impostazione di Progetto Mediterranea per i prossimi tre anni.
SIETE TUTTI INVITATI, simpatizzanti, persone venute a bordo – gli “Amici di Mediterranea”, le maglie rosse per capirci – o chi ci ha scritto solo una volta per avere informazioni, o anche chi non ne sa nulla e vuole solo ascoltare o saperne un po’ di più.
Quel giorno ci sarò e racconterò, spiegherò, io e i miei compagni d’avventura, dialogheremo, mostreremo immagini e informazioni a tutti coloro che vogliono sapere qualcosa, o sapere meglio di Progetto Mediterranea.

Perché questo incontro?

Beh, la storia è semplice: Progetto Mediterranea doveva finire qui, a Genova, il 12 ottobre del 2019. Un bel progetto, lungo sei o sette anni, di cui abbiamo goduto in tanti. Un concetto di sharing nautico, relazionale, esistenziale.
Ma non finirà.
Progetto Mediterranea è diventato qualcosa di grande, autonomo perfino da molte nostre volontà. Tanto che dal gruppo dei #Mediterranei e degli #AmicidiMediterranea è venuto su, forte e corale, un invito a proseguire.

Del resto una rotta c’è, un concetto anche, c’è una barca, ci sono valori, linee di ricerca, c’è un gruppo in grado di guidare, e ‘avvengono cose’, a volte senza neppure che ce ne rendiamo conto. Progetto Mediterranea è diventato più di una barca a vela, più di un progetto culturale, semmai è diventato un #laboratorio per persone curiose e in cambiamento, gente che cerca nuovi modelli di aggregazione, ma anche di vita, che ama il nostro mondo mediterraneo, che ama il mare, che vuole imparare la vela ma anche tante altre cose.

La barca al momento non ha mai avuto sponsor, se non tecnici che ci hanno fornito alcuni materiali, e si è sempre autosostenuta col contributo minimo di tutti. E così intende progredire per la sua direzione.

Per questo, oltre ai tanti del gruppo storico che proseguiranno, molti altri possono aggregarsi, entrare a far parte di questo bel progetto.

Chi? Non tutti, naturalmente. Bisognerà conoscersi, ascoltarsi, capire se siamo in sintonia su temi e valori. Ed ecco perché questo incontro, a Forlì, il 2 novembre, nel pomeriggio.

Chi è interessato a partecipare può scrivere a: INFO@PROGETTOMEDITERRANEA.COM e riceverà tutte le indicazioni su dove, come, a che ora. Vi aspetto.
#progettomediterranea #Mediterranea #Forlì

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Chiusure. Che aprono.

I Dioscuri. E Athena.

Portare a termine. Concludere. Condurre a compimento. Espressioni in cui qualcuno può leggere la parola “fine” come preminente, mentre invece sono un inizio. Non si può iniziare niente (o quasi) senza prima terminare altro. Ci dev’essere una “fisica psicologica” che lo impedisce. Occorre spazio per mettere nuove cose, e per fare spazio bisogno decidere che qualcosa è terminato. Quando finisco un libro, ho la scrivania stracarica di romanzi e di saggi, appunti, ritagli, schede, il posacenere è pieno di sigarette spente, devo dare una rassettata, pulire, togliere, riporre, per ritrovare spazio, perché quella scrivania, a breve, tornerà a riempirsi di cose, mattoni di un mondo in costruzione. Ecco perché serve sempre una data. Ecco perché serve (spesso) una festa, andare a letto un po’ storti, magari un po’ alticci e stanchi, perché serve la catarsi, qualcosa che segnali bene, forte e chiaro, che si è chiuso un cerchio, quello che avevi cominciato è stato portato a termine.

Mi colpisce una cosa: la paura di concludere che abbiamo in tanti. Concludere per i più vuol dire fine, cambiamento in peggio, interruzione, morte, perdita. Mentre è l’opposto. Come per Progetto Mediterranea, che ieri l’altro a Genova è arrivata dove si era prefissata sei anni e mezzo fa, nel maggio del 2013. Allora per molti era una speranza, un po’ folle, un po’ incosciente, di andare a vela a vedere tutto il Mediterraneo, studiarlo, conoscerlo, incontrarsi nelle stanze della propria casa, insieme, condividendo, costruendo. Ma io non salpo per porti dove non intendo davvero arrivare, e alla fine del periplo c’era Genova, stabilita da principio, e ci volevo giungere come da programma, dare volta alle cime sulle sue bitte. E così è stato.
Ora qualcuno dice: “beh, ma adesso? Mediterranea non si può, non si deve fermare!”. Va bene, andiamo avanti allora. Ma come? L’elemento essenziale era arrivare, appunto. Concludere. Solo così possiamo ripartire.

Per partire bisogna muoversi da qualche parte, e in quel posto bisogna esserci arrivati. Bisogna dunque aver prima “finito quello che si stava facendo”. Ecco perché qui concludere vuol dire cominciare, non ha niente della fine, al contrario, è un inizio. E allora mi chiedo: come fa la gente a iniziare le sue cose se non conclude mai niente? Non sarà che a furia di non concludere, non si comincia mai nulla? Mentre bisogna impegnarsi, in prima persona, sempre, avere un progetto, e i progetti hanno un tempo, e poi fare, fino alla fine, per poi trainare ancora, se stessi e gli altri, in qualcosa di nuovo, migliore del precedente.

Non preoccuparti mai di quello che finisce. È solo un bene che giunga a compimento. Inizierà qualcosa. Partirà, avrà senso, andrà avanti, giungerà a compimento a sua volta. E visto com’è andata fin qui, direi che ti puoi fidare. Però, invece che preoccuparti ora di quello che sta terminando, stavolta pensa a lavorare a quello che comincia. Stacci dentro sul serio. Fai in modo che il giorno dell’arrivo, tra tre anni, o magari tra sei, sia per te la fine di qualcosa che hai iniziato. Davvero.

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Ancora Adesso

Rivelo un aneddoto che non ho mai raccontato in pubblico:

Scrissi “Adesso Basta” in sei mesi, finalmente seduto nel rudere in Liguria, la mia nuova vita. Io scrivevo romanzi, dunque composi “Adesso basta” (che non aveva neanche un titolo) solo con l’intento di raccogliere appunti e idee su ciò che era successo alla mia vita. Un cataclisma. Una rivoluzione. Pensavo di metterlo come eBook gratuito sul mio sito, tuttalpiù, per chi fosse interessato a una testimonianza personale. Null’altro.

Distrattamente, lo feci anche leggere alla mia agente letteraria di allora, specificando che non avevo alcuna intenzione su quel testo… era solo per aggiornarla su qualcosa che avevo scritto.
Mi rispose un po’ indignata: “Ma sei impazzito? La gente lo cerca un lavoro, e tu gli dici che lo deve lasciare? Io non ci lavorerei mai a un libro così, anche se me lo chiedessi. Non ha alcun futuro!”.
Questo mi fece drizzare collo e antenne. Perché quell’indignazione, perché quella risposta pregiudiziale? C’è sempre qualcosa dietro i toni (prima regola dello scrittore).

Se qualcuno mi dice: “non si può!” è la volta che mi ci metto. Mi mossi da solo, saltando l’agente (cosa che di solito non si fa). Pubblicavo già con un editore molto importante (Bompiani), che mi disse subito che lo avrebbe pubblicato, di lì a un anno e mezzo, ma a quel punto sentivo che andava stampato subito, c’era qualcosa nell’aria. Allora scrissi tre-righe-tre via email a un signore che non conoscevo, Lorenzo Fazio, il quale aveva appena fondato Chiarelettere. Mi rispose dopo un quarto d’ora:
“MI interessa moltissimo. Mi mandi il testo”.

Morale: cambiai agente mentre stavo per andare in stampa. Lei mi scrisse dopo tre o quattro anni, con grande onestà, scusandosi di non aver capito né libro, né fenomeno. Brava. Oggi ha smesso, così mi risulta almeno.

Ebbene: un libro di solito dopo 6 mesi scompare dalle librerie. Così va l’editoria italiana oggi. Se regge qualche anno è già un fenomeno. Se per 10 anni continua a essere venduto, letto, se resta in classifica, siamo al long-seller (rarissimo). Se, addirittura, dopo quei 10 anni un altro editore fa a gara per prenderselo per i prossimi 10, beh, allora vuol dire che quel testo è diventato un classico.

E a questo siamo oggi.
Mondadori ha preso i diritti di “Adesso Basta” per altri dieci anni. Ed esce oggi, martedì 17 settembre 2019, negli Oscar Bestseller. Copertina nuova, un po’ di editing per ridargli giovinezza, e una nuova introduzione originale dell’autore.

Dieci anni di nuova vitaAuguri.

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Un bacio per il tuo coraggio

Un bacio a chi sta tentando

In questo momento una persona cara, molto cara, sta andando verso l’ufficio. Ma non è un giorno qualunque. È il suo ultimo giorno di lavoro. Da domani cambia vita, cambia città, cambia casa, tutto.
Cosa accadrà a questa persona che in momenti così difficili e incerti per la nostra società decide di dire addio alle sue poche “certezze”, addio al “posto fisso”, addio allo “stipendio tutti i mesi”, addio alla “strada vecchia per la nuova”, addio alla “sicurezza quotidiana del bar sotto casa”, addio “al posto dov’è nata”, addio a ciò che faceva come “conseguenza dei suoi studi”, addio alla “carriera”, addio alla “pensione”, addio a tutto?Sapete cose le accadrà…?
Niente.

“Ma come niente!? Ma che dici Perotti!”
Niente. Fidatevi.

Non morirà di fame, in qualche modo farà.
Non si sentirà disperata senza quelle certezze, perché le disperazioni non vengono da assenze esterne, ma da vuoti dentro, e questa persona sui vuoti dentro ha già lavorato.
Non si sentirà più sola o meno sola perché va a vivere in mezzo a un bosco, perché “la solitudine non è un albero da solo, laggiù, nella pianura, separato dagli altri alberi, ma è la distanza tra le sue foglie e le sue radici, tra la corteccia e la linfa profonda” (M. Proust).
Non morirà prima o dopo quel che è scritto che sia.Non si ammalerà di più o di meno di quel che è scritto (anzi, se sono vere certe teorie, forse si ammalerà meno..).
Non perderà alcuna delle relazioni che comunque avrebbe perduto, semmai questo processo di cambiamento renderà tutto più chiaro.
Il suo problema non sarà la “pensione” (che tanto non avrà mai, dato che tutto sta cambiando, dato che ha solo sette o otto anni di contributi e lei ha 39 anni).

Sapete cosa accadrà?
Tutto.

Tutto quel che deve accadere nella sua vita avverrà. Solo che accadrà esplicitamente, senza alcun alibi, senza rimpianti. Tentando si perde il paracadute mica dei soldi…, mica delle sicurezze, ma dell’ipocrisia dei sogni irrealizzati. Questa persona ama il mare? Lo vivrà, finalmente, così vedrà se si trattava veramente d’amore.
Ama le isole? Ci vivrà, così capirà se si trattava d’amore. Ama leggere, ama fare esperimenti per creare creme, saponi, detergenti bio, ama stare in silenzio…? Farà tutte queste cose, così capirà se si trattava d’amore. La vita è capire ciò che amiamo, capire se lo amiamo davvero. Dunque, capire chi siamo. Siamo quello che dice di amare quella cosa? Eh beh, vediamo questo amore, allora, ma vediamolo in concreto!

Ecco cosa accadrà.
Ed ecco perché questo ultimo giorno di lavoro, queste scelte, sono importanti. E non solo per lei, per questa persona, ma per tutti. Perché dietro le scelte c’è sempre coraggio. Ma non di rinunciare a qualcosa, ma di vedere tutto per quello che è davvero. Le scelte azzerano gli alibi, dunque ti mostrano (a te stesso!) per quello che sei. Ed ecco dove ci vuole coraggio. Chi ha il coraggio di guardare se stesso oltre le ipocrisie che si racconta?

Ecco perché io, oggi, più che augurarle qualcosa, a questa persona comunico tutta la mia stima. Così si vive. Tentando. Consapevolmente. Con coraggio. Superando la linea. Ogni linea. Quelle linee segnate per terra, quelle che fanno da confine. Una per una. Con un saltino. Come si giocasse “alla corda”.

Ecco un buon modo per vivere. Giocare alla corda, hop… hop… hop. Un saltino per volta.

Un bacio a questa persona, allora!
E un altro a tutti quelli che stanno tentando di vivere consapevolmente. Con coraggio. Forza!

#adessobasta
#avantitutta

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Ci vediamo a Genova. 12 ottobre

Immaginate una barca, brava e coraggiosa. La #barcaparlante, Mediterranea. E anche un equipaggio un po’ temerario e incosciente, ma terribilmente speranzoso. Qualcuno anche consapevole di quello che stava facendo…

Immaginate che nel 2013 questa barca sia salpata per una spedizione nautica, culturale e scientifica per Mediterraneo, Mar Nero, Atlantico. E che lungo la via abbia visitato 20 paesi, 3 continenti, abbia accolto a bordo centinaia di compagni di viaggio, fatto centinaia di interviste e esperienze, e che migliaia di appassionati l’abbiano seguita con gli occhi, la mente e il cuore…

Immaginate adesso che nel 2019, un bel giorno, dopo quasi 20.000 miglia, questa barca arrivi a Genova: fine della spedizione, fine del viaggio, dopo quasi 6 anni…

Ecco…

Il 12 ottobre avverrà questo, sul molo di fronte al Galata Museo del Mare, Porto Antico, Genova.

E siete tutti invitati.

Festeggeremo insieme, tra barca e banchina, questi anni straordinari, le rotte, gli incontri, le scoperte e soprattutto la straordinaria esperienza umana fatta: qualcosa che segnerà per sempre tutti quelli che sono venuti a bordo per mesi o anche solo per qualche giorno.

Per chi potrà, poi, il giorno dopo, cioè la mattina del 13 ottobre, nell’Auditorium del MUMA, racconteremo, mostreremo immagini, insomma, ne parleremo in modo più ampio e dettagliato.

Dunque vi aspetto.
12 ottobre 2019
Genova – Porto Antico.
Di fronte al MUMA.

(Per l’orario preciso, seguite su queste pagine o la pagina facebook di Mediterranea nei giorni precedenti. Dipenderà, come sempre, dal mare)

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Una Rivoluzione

Non è difficile. Un nuovo Governo deve, con urgenza:

– varare un piano a 15 anni per formare una nuova generazione di cittadini (quelli che ora hanno 5 anni e tra 15 anni voteranno). Una rivoluzione immediata della scuola con fondi, selezione professori, programmi scritti da una commissione di professori, artisti, filosofi, ingegneri, con l’obiettivo di rifondare le basi civili, morali, psicologiche della nostra società Produzione di persone, cittadini.

– varare un enorme progetto di pulizia del mare, delle spiagge, ristrutturazione e ripopolazione incentivata di borghi, villaggi, coste, paesi italiani (che significa far ripartire l’edilizia, ma senza “nuovo” solo recupero dell’esistente)

– varare un mega progetto energetico per portare l’Italia in dieci anni a produrre l’80 pc dell’energia da fonti rinnovabili. Una legge con incentivi per rendere ogni tetto di capannone industriale, di casa, di tutto… un impianto solare, etc. Sostenere il ciclo chiuso individuale (solare che dà energia a casa, macchina, consumi) e dunque l’industria automobilistica ed energetica a cui chiedere prodotti low-cost per tutti incentivati (auto elettrica a 5000 euro, per tutti).

– varare un progetto culturale ambizioso, creando un gruppo di “apostoli della cultura” (filosofi, artisti, intellettuali, universitari, ma anche altro) in ogni provincia, task force della cultura che vadano casa per casa a spiegare le follie del razzismo, dell’intolleranza, della violenza verbale, dell’ignoranza sdoganata che oggi pensa di poter dire a voce alta le sue follie, al valore della resilienza, della sobrietà, della lotta al leviatano consumista. Apostoli della libertà individuale dai condizionamenti.

– varare un grande progetto di scollocamento per tutti quelli che: “io vorrei fare il falegname”, cioè tutti coloro che vorrebbero svincolarsi dall’industria e dai servizi tornando alla vita dell’artigianato di base, dall’autoproduzione alimentare, ai mestieri.

– varare un grande progetto di accoglienza e regolarizzazione degli immigrati, con inserimento nei mestieri necessari al paese, dall’agricoltura all’industria, ma anche ai settori dove la crisi demografica ci fa dannare (tipo la sanità dove nei prossimi anni mancano decine di migliaia di medici).

– varare un progetto di potenziamento delle reti di comunicazione (in Italia a tre miglia dalla costa si perde il segnale, o basta una collina per non avere più il 4G, vergogna) per rendere l’Italia un posto finalmente collegato alla modernità.

– potenziare le reti tv/radio dando spazio al pensiero, alla riflessione sui temi complessi, alle opinioni di chi ha studiato, di chi pensa, di chi ha idee, soprattutto giovani.

– varare un grande progetto di riduzione degli sprechi a tutti i livelli, da quello del cibo (con un progetto di circolarità in modo che neanche un pezzo di pane vada sprecato) a quello energetico (one lamp, one room, one person), a quello dell’acqua e di qualunque risorsa primaria.

– potenziamento delle politiche di dialogo per e verso il Mediterraneo. Leadership nel percorso di creazione, in quindici anni, degli Stati Uniti del Mediterraneo. Roadmap concreta di avvicinamento a partire dalla stesura di una bozza di costituzione mediterranea.

– tetto ai mega stipendi, pubblici e privati, e innalzamento dello stipendio minimo, ma obbligo per tutti di frequentare corsi in tutto il Paese su come vivere senza sprechi. Un Piano Marshall per ricordare ai cittadini italiani come sono sempre vissuti senza buttare niente, e trovandosi così in tasca soldi che neppure sanno di avere perché li sprecano.

– ritiro della tessera elettorale per 10 anni a tutti i pregiudicati , per qualunque reato, di qualunque genere. Che il futuro del paese lo determini solo la gente onesta.

Non serve un genio per capire che queste cose cambierebbero il Paese, restituirebbero leadership all’Italia, costituirebbero una rivoluzione economica, ambientale, sociale, civile.

Non servono risorse immense per realizzare un piano come questo. Ma uomini determinati a realizzarla. Uomini coraggiosi, ambiziosi, determinati al cambiamento vero e profondo, destinati a passare alla storia.

Soprattutto non servono politici. Perché gran parte di questo possiamo farlo noi, adesso, individualmente, come se fosse già legge. Cambiando te, cambiando io, la società cambia. Dunque la politica cambia. Dunque cambia il mondo.

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Andare avanti

disegno di Davide Besana, amico e marinaio.

Le cose belle, quelle importanti, o finiscono quando vanno a conclusione naturale, oppure le rilanci, le aumenti, le amplifichi.
Questo è il caso di Progetto Mediterranea, che “secondo programma” dovrebbe concludersi il 12 ottobre 2019. Ma che non finirà quel giorno.

Anzi. Rilancia e Raddoppia, sia perché un grande amico e marinaio come Filippo Mennuni è entrato con me nella sala di comando del Progetto; sia perché Francesca Piro, nonostante mille impegni, progetti e sogni rimane dentro questo bel gruppo; sia perché abbiamo varato un’associazione (“Associazione Progetto Mediterranea“) che sarà strumento di azione territoriale, nazionale, internazionale per gli obiettivi che abbiamo.

Insomma, Progetto Mediterranea arriverà a Genova il 12 ottobre (Poseidon permettendo). Siete tutti invitati alla festa che faremo sul molo e a bordo. Seguite i social per capire quando, a che ora, dove. Quel giorno con tante persone che ci hanno seguito festeggeremo la fine di sei anni di spedizione. Ma il grande viaggio della #barcaparlante non si fermerà. Per almeno altri tre anni proseguirà a ideare, studiare, navigare, aggregare, dialogare… perché forse è vero quello che ormai dicono tutti: da PM #nonsisbarcamai.

Le ultime notizie, in merito, sull’Ansa:
clicca qui per leggere

#progettomediterranea
#mediterranea
#rottasugenova
#labarcaparlante

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Tanto mare

Gennaker a Castellamare. L’istante prima che…

In queste settimane, e prima da maggio, ho navigato in Atlantico e per per mezzo Mediterraneo. Portogallo, Spagna esterna, Mare di Alboran, Bacino Algerino-Provenzale, Canale di Sardegna, Canale di Sicilia, Tirreno Meridionale. Mal contate, trecentocinquanta miglia in oceano e milleduecento dentro Gibilterra. Ho incontrato tanta gente, a bordo e sul molo. Sono vissuto nei porti, nelle rade solitarie, nei canali dove il vento accelera, dove si narrano storie che… Corto Maltese, Giasone, Ulisse, Attilio Regolo, Andrea Doria, Colombo, Caboto, Dragut Rais, Curtogoli, Occhialì, Nino Bixio, Garibaldi, Diaz, Magellano, Da Gama, Vespucci, Verrazzano, sempre nella mente, e con loro infiniti altri maestri del viaggio per mare. Ho navigato con l’umiltà di cui sono stato capace, e con il garbo che si deve a una vecchia e nobile barca, a un antico mare. Non ho preso rischi inutili, e quelli che ho assunto erano commisurati al motivo e ai mezzi che avevo per affrontarli. Ho dovuto risolvere problemi, qualche volta tenere duro per la stanchezza o il disagio. Ho riso tanto, parlato e ascoltato tanto, e mi pare che, come sempre, il mare mi abbia insegnato molto di più, senza neppure dire una parola. Tra noi il bilancio è sempre a mio debito.

Ho visto l’Africa, la Spagna andalusa, la Catalogna delle Baleari, la Sardegna genovese, la Genova tunisina, il Maghreb, la Sicilia occidentale del tonno e dei Cartaginesi. In molti tratti ho “visto”, e dovunque, come al solito, ho immaginato. Il mare è causa di visioni, prefigurazioni. In nessun luogo come sul mare si vede bene la terraferma e vengono a galla i progetti, si delineano a mente le soluzioni possibili. Soluzioni che hanno quasi sempre a che fare con ciò di cui ha bisogno l’anima per fare un passo ancora. Verso dove, non è dato saperlo. Direi là, o là, dove deve.

Ho vissuto l’ebbrezza, quella che ti fa trasalire, ti fa dire parole importanti. Pensare cose grosse. L’ho condivisa, l’ebbrezza, con gli “amici per un’ora” e gli “amici di sempre”, e a distanza anche con gli altri, quelli che vorrei sempre a bordo, e che invece non ci sono mai. Ho danzato in mare aperto, di notte, ho cucinato tanto, alcune cose buonissime, ho pescato, sfilettato, impanato, fritto, saltato. Da Lisbona a Palermo ho disegnato una linea spezzata a forma di onda, che scende, poi risale, poi scende, poi…

La #rottasugenova prosegue. Il tenace viaggio della #barcaparlante va avanti. Il mare ci aspetta, sempre, purché siamo in grado di attendere che apra le braccia. Il grande amore è lui. Quello che, finito tutto, sta sempre, ancora, ancora e ancora lì.
Resta da capire dove siamo noi…

#progettomediterranea
#mediterranea
#rottasugenova
#tuttalavitacosi

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Per raccontare a tutti il nostro mondo

Piccolo crowdfunding per Mediterranea. Vorremmo realizzare il docu-film di questa lunga spedizione: 6 anni a vela per incontrare, conoscere il Mediterraneo.

Le cose da raccontare attraverso le immagini sono tante, tre continenti, oltre venti paesi, quasi 20.000 miglia navigate. Il materiale da spulciare, selezionare e montare è dunque notevole, e ne realizziamo ancora ogni giorno in questo lungo ultimo anno di rotta. Ci aiuteranno dei professionisti, e dovremo “scrivere la storia”, così come ci è parsa e come l’abbiamo vissuta. Sarà bello ascoltare le vostre impressioni.

Dateci una mano. Siamo quasi a duemila euro. Dovremmo arrivare a cinque o seimila per coprire gran parte dei costi. L’obiettivo è naturalmente solo quello di raccontare, perché tutti possano “vivere” con noi questa spedizione, sapere qualcosa in più del nostro mondo. Non abbiamo sponsor da ingraziarci o per cui dobbiamo fare comunicazione del marchio, né venderemo questo video o trarremo soldi da esso.

Fate circolare questo link, dunque, e sostenete questo progetto, se volete. Grazie!

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Docu-film della spedizione. Per raccontare attraverso le immagini (e non solo…) Progetto Mediterranea

Voglio raccontare per immagini questa spedizione, impegnativa e lunga, che vede oggi un equipaggio di 51 persone (sono arrivate ad essere fino a 56) coinvolte in un progetto culturale, nautico e scientifico alla ricerca del nostro mondo, quello di cui tanti parlano ma che pochi conoscono.

A Genova, all’arrivo, il 12 ottobre, avremo navigato per quasi 20.000 miglia, all’incirca la massima circonferenza del pianeta (21.000), avremo intervistato artisti e intellettuali, svolto prelievi periodici del plancton per conoscere lo stato dell’ambiente marino.

Abbiamo formato donne e uomini al mare. Abbiamo svolto un autentico esperimento sociale di sharing per comprendere le nostre identità e quelle del nostro grande Paese mediterraneo.

Progetto Mediterranea non ha sponsor per scelta. L’ho ideato immaginando tante persone, ognuna che dà il suo contributo economico, d’impegno, idee e tempo, per essere liberi da tutti, da qualunque vincolo, per non dover rendere conto a nessuno. E così è stato.

Vorrei riuscire a raccontare questa storia con un video racconto. 
Se avete voglia, se vi interessa che questo piccolo film si realizzi, o se volete solo darmi e darci una mano, ecco il link della pagina dove donare: https://progettomediterranea.dreamhosters.com/?fbclid=IwAR1d8u3ne832VOBFEgoVINIx7Z95eRXX1rs47bVGA-R8NRTyHXaTlwCX-ds

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