Rapsodia a Rai Radio 3

Ecco qui.
RAI RADIO 3, stamattina.
Conduce Valentina Lo Surdo.

Si parla a lungo di me e di “Rapsodia mediterranea“, ma si ascolta anche musica, si ascoltano brani, tutto sotto l’influenza della parola musicale del giorno, MEDITERRANEO.

44 minuti BELLISSIMI di programma tra musica e letture.
Mettetelo su, cliccate qui sotto, e rilassatevi, o ascoltate mentre fate qualcosa di bello.
Grazie Rai Radio 3, sempre insuperabile nella cultura.
Buon ascolto.

http://bancadati.datavideo.it/media/20191206/20191206-RADIO_TRE-QUI_COMINCIA_0600-081750547m.mp4

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Contemporaneamente

“In uno di quei test assai discutibili che le aziende impartiscono ai dipendenti nei corsi di formazione, venne fuori un giorno che io ero un “Jolly in opposizione”, cioè uno sostanzialmente biunivoco: bene da solo, bene con gli altri, ma anche male con gli altri e male da solo. E la mia sensibilità era artistica ma anche metodica, ero creativo ma anche organizzato. Mi parve un pessimo responso, ma la psicologa si stupì, pare che le fosse capitato di rado un profilo così. Si complimentò ma mi mise anche in guardia: «Essere due cose opposte è utile, offre due prospettive invece di una soltanto. Ma stia attento: a molti parrà contraddittorio. Dunque sospetteranno di lei». Mah!

Trovo che quel foglio prestampato, ordito da qualche genio di Chicago, non tenesse conto che il Mediterraneo è esattamente così, non solo io. Anzi, è così ogni cosa interessante. Qui non siamo a Londra, e nemmeno a Washington. Questa non è un’illusione pragmatica o un’esercitazione dei Marines, è la vita in tutte le sue articolazioni. Qui non ce la raccontiamo, la prendiamo per quello che è, ci governano la fascinazione e il tedio, l’ispirazione e la sconfitta, il riparo e la burrasca, la minuzia quotidiana e il mito imperituro. Il Mediterraneo è prigionia e libertà, ma ci conviviamo con sopportazione creativa, senza perdere alcun gusto della meraviglia. È relazione, per esempio, e al contempo brama di solitudine. Oscilliamo senza soluzione tra gli estremi: starcene per conto nostro, andarcene a pescare tranquilli nella caletta deserta di un’isola, e poi fare festa, avere intorno i nostri affetti, masticare per qualche ora il cibo saporito dell’ebrezza.

Il Mediterraneo è Milano e il Monte Athos, ma senza schizofrenia, concependo, desiderando e fuggendo entrambe le prospettive contemporaneamente.”

(da “Rapsodia mediterranea” – Mondadori)

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Oggi

Esce oggi. Si intitola “Rapsodia mediterranea“, Mondadori.
Spero che questo libro navighi lontano, vada dove vuole, dove può, col suo vento, col suo passo, col suo stile.
Per me, già così, già adesso, si chiude un cerchio importante.
Per voi l’incipit.
Buona lettura a tutti.

“Milano, 11 novembre 2013. Mi sto sedendo al bancone di un ristorante con una giornalista. Ho nell’animo la spossata concentrazione di una qualunque giornata milanese di novembre. Fuori pioviggina, è brutto tempo da giorni in tutto il paese per il passaggio di una forte depressione atlantica. Saranno le tredici e trenta. Quando il telefono squilla e leggo il nome sullo schermo ho un tonfo al cuore. Faccio segno alla giornalista di scusarmi e mentre rispondo, di scatto mi alzo in piedi.«La stiamo perdendo, Simò…»Mi congedo, non ricordo più neppure se raccontando quel che sta accadendo o inventando una scusa più semplice. Pochi istanti dopo sto correndo sotto la pioggia per corso Garibaldi, verso il metrò, poi verso la biglietteria della Stazione Centrale. Quando salgo sul treno giacca e pantaloni di velluto verde sono già fradici, lo stesso per le scarpe. Si asciugheranno solo molti giorni dopo. Mi aspettano cinque o sei ore di treno per raggiungere il porto di San Benedetto del Tronto, dove la barca sta affondando.”
È l’incipit di “Rapsodia mediterranea” (Mondadori), che esce oggi in tutte le librerie italiane. Che il vento soffi bene sulle sue vele.Buona lettura.

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Stati Uniti del Mediterraneo

Vedersi da fuori. Leggersi. Quello che non hai visto, saputo, capito, anche se eri tu, anche se eri lì… solo un racconto te lo può mostrare. La parola, le immagini, la lunga rotta… e la loro rappresentazione. A questo serve la letteratura.

E per questo ho scritto “Rapsodia mediterranea“. Perché non so capire senza scrivere e senza leggere. Dunque per terminare il viaggio, almeno fin qui. Per comprendere questo decennio, dopo le scelte fatali. Per chiudere il cerchio che è, sempre, la folle rotta della vita.

Eccola nell’immagine qui sopra. Sull’inserto “La Lettura” del Corriere della sera. Oggi.

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Vi aspetto a Forlì

Notizia importante:

ll 2 NOVEMBRE, a FORLÌ, ci sarà la riunione di impostazione di Progetto Mediterranea per i prossimi tre anni.
SIETE TUTTI INVITATI, simpatizzanti, persone venute a bordo – gli “Amici di Mediterranea”, le maglie rosse per capirci – o chi ci ha scritto solo una volta per avere informazioni, o anche chi non ne sa nulla e vuole solo ascoltare o saperne un po’ di più.
Quel giorno ci sarò e racconterò, spiegherò, io e i miei compagni d’avventura, dialogheremo, mostreremo immagini e informazioni a tutti coloro che vogliono sapere qualcosa, o sapere meglio di Progetto Mediterranea.

Perché questo incontro?

Beh, la storia è semplice: Progetto Mediterranea doveva finire qui, a Genova, il 12 ottobre del 2019. Un bel progetto, lungo sei o sette anni, di cui abbiamo goduto in tanti. Un concetto di sharing nautico, relazionale, esistenziale.
Ma non finirà.
Progetto Mediterranea è diventato qualcosa di grande, autonomo perfino da molte nostre volontà. Tanto che dal gruppo dei #Mediterranei e degli #AmicidiMediterranea è venuto su, forte e corale, un invito a proseguire.

Del resto una rotta c’è, un concetto anche, c’è una barca, ci sono valori, linee di ricerca, c’è un gruppo in grado di guidare, e ‘avvengono cose’, a volte senza neppure che ce ne rendiamo conto. Progetto Mediterranea è diventato più di una barca a vela, più di un progetto culturale, semmai è diventato un #laboratorio per persone curiose e in cambiamento, gente che cerca nuovi modelli di aggregazione, ma anche di vita, che ama il nostro mondo mediterraneo, che ama il mare, che vuole imparare la vela ma anche tante altre cose.

La barca al momento non ha mai avuto sponsor, se non tecnici che ci hanno fornito alcuni materiali, e si è sempre autosostenuta col contributo minimo di tutti. E così intende progredire per la sua direzione.

Per questo, oltre ai tanti del gruppo storico che proseguiranno, molti altri possono aggregarsi, entrare a far parte di questo bel progetto.

Chi? Non tutti, naturalmente. Bisognerà conoscersi, ascoltarsi, capire se siamo in sintonia su temi e valori. Ed ecco perché questo incontro, a Forlì, il 2 novembre, nel pomeriggio.

Chi è interessato a partecipare può scrivere a: INFO@PROGETTOMEDITERRANEA.COM e riceverà tutte le indicazioni su dove, come, a che ora. Vi aspetto.
#progettomediterranea #Mediterranea #Forlì

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Chiusure. Che aprono.

I Dioscuri. E Athena.

Portare a termine. Concludere. Condurre a compimento. Espressioni in cui qualcuno può leggere la parola “fine” come preminente, mentre invece sono un inizio. Non si può iniziare niente (o quasi) senza prima terminare altro. Ci dev’essere una “fisica psicologica” che lo impedisce. Occorre spazio per mettere nuove cose, e per fare spazio bisogno decidere che qualcosa è terminato. Quando finisco un libro, ho la scrivania stracarica di romanzi e di saggi, appunti, ritagli, schede, il posacenere è pieno di sigarette spente, devo dare una rassettata, pulire, togliere, riporre, per ritrovare spazio, perché quella scrivania, a breve, tornerà a riempirsi di cose, mattoni di un mondo in costruzione. Ecco perché serve sempre una data. Ecco perché serve (spesso) una festa, andare a letto un po’ storti, magari un po’ alticci e stanchi, perché serve la catarsi, qualcosa che segnali bene, forte e chiaro, che si è chiuso un cerchio, quello che avevi cominciato è stato portato a termine.

Mi colpisce una cosa: la paura di concludere che abbiamo in tanti. Concludere per i più vuol dire fine, cambiamento in peggio, interruzione, morte, perdita. Mentre è l’opposto. Come per Progetto Mediterranea, che ieri l’altro a Genova è arrivata dove si era prefissata sei anni e mezzo fa, nel maggio del 2013. Allora per molti era una speranza, un po’ folle, un po’ incosciente, di andare a vela a vedere tutto il Mediterraneo, studiarlo, conoscerlo, incontrarsi nelle stanze della propria casa, insieme, condividendo, costruendo. Ma io non salpo per porti dove non intendo davvero arrivare, e alla fine del periplo c’era Genova, stabilita da principio, e ci volevo giungere come da programma, dare volta alle cime sulle sue bitte. E così è stato.
Ora qualcuno dice: “beh, ma adesso? Mediterranea non si può, non si deve fermare!”. Va bene, andiamo avanti allora. Ma come? L’elemento essenziale era arrivare, appunto. Concludere. Solo così possiamo ripartire.

Per partire bisogna muoversi da qualche parte, e in quel posto bisogna esserci arrivati. Bisogna dunque aver prima “finito quello che si stava facendo”. Ecco perché qui concludere vuol dire cominciare, non ha niente della fine, al contrario, è un inizio. E allora mi chiedo: come fa la gente a iniziare le sue cose se non conclude mai niente? Non sarà che a furia di non concludere, non si comincia mai nulla? Mentre bisogna impegnarsi, in prima persona, sempre, avere un progetto, e i progetti hanno un tempo, e poi fare, fino alla fine, per poi trainare ancora, se stessi e gli altri, in qualcosa di nuovo, migliore del precedente.

Non preoccuparti mai di quello che finisce. È solo un bene che giunga a compimento. Inizierà qualcosa. Partirà, avrà senso, andrà avanti, giungerà a compimento a sua volta. E visto com’è andata fin qui, direi che ti puoi fidare. Però, invece che preoccuparti ora di quello che sta terminando, stavolta pensa a lavorare a quello che comincia. Stacci dentro sul serio. Fai in modo che il giorno dell’arrivo, tra tre anni, o magari tra sei, sia per te la fine di qualcosa che hai iniziato. Davvero.

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Ancora Adesso

Rivelo un aneddoto che non ho mai raccontato in pubblico:

Scrissi “Adesso Basta” in sei mesi, finalmente seduto nel rudere in Liguria, la mia nuova vita. Io scrivevo romanzi, dunque composi “Adesso basta” (che non aveva neanche un titolo) solo con l’intento di raccogliere appunti e idee su ciò che era successo alla mia vita. Un cataclisma. Una rivoluzione. Pensavo di metterlo come eBook gratuito sul mio sito, tuttalpiù, per chi fosse interessato a una testimonianza personale. Null’altro.

Distrattamente, lo feci anche leggere alla mia agente letteraria di allora, specificando che non avevo alcuna intenzione su quel testo… era solo per aggiornarla su qualcosa che avevo scritto.
Mi rispose un po’ indignata: “Ma sei impazzito? La gente lo cerca un lavoro, e tu gli dici che lo deve lasciare? Io non ci lavorerei mai a un libro così, anche se me lo chiedessi. Non ha alcun futuro!”.
Questo mi fece drizzare collo e antenne. Perché quell’indignazione, perché quella risposta pregiudiziale? C’è sempre qualcosa dietro i toni (prima regola dello scrittore).

Se qualcuno mi dice: “non si può!” è la volta che mi ci metto. Mi mossi da solo, saltando l’agente (cosa che di solito non si fa). Pubblicavo già con un editore molto importante (Bompiani), che mi disse subito che lo avrebbe pubblicato, di lì a un anno e mezzo, ma a quel punto sentivo che andava stampato subito, c’era qualcosa nell’aria. Allora scrissi tre-righe-tre via email a un signore che non conoscevo, Lorenzo Fazio, il quale aveva appena fondato Chiarelettere. Mi rispose dopo un quarto d’ora:
“MI interessa moltissimo. Mi mandi il testo”.

Morale: cambiai agente mentre stavo per andare in stampa. Lei mi scrisse dopo tre o quattro anni, con grande onestà, scusandosi di non aver capito né libro, né fenomeno. Brava. Oggi ha smesso, così mi risulta almeno.

Ebbene: un libro di solito dopo 6 mesi scompare dalle librerie. Così va l’editoria italiana oggi. Se regge qualche anno è già un fenomeno. Se per 10 anni continua a essere venduto, letto, se resta in classifica, siamo al long-seller (rarissimo). Se, addirittura, dopo quei 10 anni un altro editore fa a gara per prenderselo per i prossimi 10, beh, allora vuol dire che quel testo è diventato un classico.

E a questo siamo oggi.
Mondadori ha preso i diritti di “Adesso Basta” per altri dieci anni. Ed esce oggi, martedì 17 settembre 2019, negli Oscar Bestseller. Copertina nuova, un po’ di editing per ridargli giovinezza, e una nuova introduzione originale dell’autore.

Dieci anni di nuova vitaAuguri.

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Un bacio per il tuo coraggio

Un bacio a chi sta tentando

In questo momento una persona cara, molto cara, sta andando verso l’ufficio. Ma non è un giorno qualunque. È il suo ultimo giorno di lavoro. Da domani cambia vita, cambia città, cambia casa, tutto.
Cosa accadrà a questa persona che in momenti così difficili e incerti per la nostra società decide di dire addio alle sue poche “certezze”, addio al “posto fisso”, addio allo “stipendio tutti i mesi”, addio alla “strada vecchia per la nuova”, addio alla “sicurezza quotidiana del bar sotto casa”, addio “al posto dov’è nata”, addio a ciò che faceva come “conseguenza dei suoi studi”, addio alla “carriera”, addio alla “pensione”, addio a tutto?Sapete cose le accadrà…?
Niente.

“Ma come niente!? Ma che dici Perotti!”
Niente. Fidatevi.

Non morirà di fame, in qualche modo farà.
Non si sentirà disperata senza quelle certezze, perché le disperazioni non vengono da assenze esterne, ma da vuoti dentro, e questa persona sui vuoti dentro ha già lavorato.
Non si sentirà più sola o meno sola perché va a vivere in mezzo a un bosco, perché “la solitudine non è un albero da solo, laggiù, nella pianura, separato dagli altri alberi, ma è la distanza tra le sue foglie e le sue radici, tra la corteccia e la linfa profonda” (M. Proust).
Non morirà prima o dopo quel che è scritto che sia.Non si ammalerà di più o di meno di quel che è scritto (anzi, se sono vere certe teorie, forse si ammalerà meno..).
Non perderà alcuna delle relazioni che comunque avrebbe perduto, semmai questo processo di cambiamento renderà tutto più chiaro.
Il suo problema non sarà la “pensione” (che tanto non avrà mai, dato che tutto sta cambiando, dato che ha solo sette o otto anni di contributi e lei ha 39 anni).

Sapete cosa accadrà?
Tutto.

Tutto quel che deve accadere nella sua vita avverrà. Solo che accadrà esplicitamente, senza alcun alibi, senza rimpianti. Tentando si perde il paracadute mica dei soldi…, mica delle sicurezze, ma dell’ipocrisia dei sogni irrealizzati. Questa persona ama il mare? Lo vivrà, finalmente, così vedrà se si trattava veramente d’amore.
Ama le isole? Ci vivrà, così capirà se si trattava d’amore. Ama leggere, ama fare esperimenti per creare creme, saponi, detergenti bio, ama stare in silenzio…? Farà tutte queste cose, così capirà se si trattava d’amore. La vita è capire ciò che amiamo, capire se lo amiamo davvero. Dunque, capire chi siamo. Siamo quello che dice di amare quella cosa? Eh beh, vediamo questo amore, allora, ma vediamolo in concreto!

Ecco cosa accadrà.
Ed ecco perché questo ultimo giorno di lavoro, queste scelte, sono importanti. E non solo per lei, per questa persona, ma per tutti. Perché dietro le scelte c’è sempre coraggio. Ma non di rinunciare a qualcosa, ma di vedere tutto per quello che è davvero. Le scelte azzerano gli alibi, dunque ti mostrano (a te stesso!) per quello che sei. Ed ecco dove ci vuole coraggio. Chi ha il coraggio di guardare se stesso oltre le ipocrisie che si racconta?

Ecco perché io, oggi, più che augurarle qualcosa, a questa persona comunico tutta la mia stima. Così si vive. Tentando. Consapevolmente. Con coraggio. Superando la linea. Ogni linea. Quelle linee segnate per terra, quelle che fanno da confine. Una per una. Con un saltino. Come si giocasse “alla corda”.

Ecco un buon modo per vivere. Giocare alla corda, hop… hop… hop. Un saltino per volta.

Un bacio a questa persona, allora!
E un altro a tutti quelli che stanno tentando di vivere consapevolmente. Con coraggio. Forza!

#adessobasta
#avantitutta

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Ci vediamo a Genova. 12 ottobre

Immaginate una barca, brava e coraggiosa. La #barcaparlante, Mediterranea. E anche un equipaggio un po’ temerario e incosciente, ma terribilmente speranzoso. Qualcuno anche consapevole di quello che stava facendo…

Immaginate che nel 2013 questa barca sia salpata per una spedizione nautica, culturale e scientifica per Mediterraneo, Mar Nero, Atlantico. E che lungo la via abbia visitato 20 paesi, 3 continenti, abbia accolto a bordo centinaia di compagni di viaggio, fatto centinaia di interviste e esperienze, e che migliaia di appassionati l’abbiano seguita con gli occhi, la mente e il cuore…

Immaginate adesso che nel 2019, un bel giorno, dopo quasi 20.000 miglia, questa barca arrivi a Genova: fine della spedizione, fine del viaggio, dopo quasi 6 anni…

Ecco…

Il 12 ottobre avverrà questo, sul molo di fronte al Galata Museo del Mare, Porto Antico, Genova.

E siete tutti invitati.

Festeggeremo insieme, tra barca e banchina, questi anni straordinari, le rotte, gli incontri, le scoperte e soprattutto la straordinaria esperienza umana fatta: qualcosa che segnerà per sempre tutti quelli che sono venuti a bordo per mesi o anche solo per qualche giorno.

Per chi potrà, poi, il giorno dopo, cioè la mattina del 13 ottobre, nell’Auditorium del MUMA, racconteremo, mostreremo immagini, insomma, ne parleremo in modo più ampio e dettagliato.

Dunque vi aspetto.
12 ottobre 2019
Genova – Porto Antico.
Di fronte al MUMA.

(Per l’orario preciso, seguite su queste pagine o la pagina facebook di Mediterranea nei giorni precedenti. Dipenderà, come sempre, dal mare)

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