Un’altra vita

Chilometri. Centinaia, migliaia. Per trovare le storie di “Un’altra vita” bisogna muoversi, viaggiare. Un pulmino carico di telecamere, gente, appunti. Scriviamo in viaggio, mentre il fonico dorme. Girano immagini, mentre gli autori dormono. Poi si arriva…

Ci accoglie lo sguardo un po’ perduto di chi vede sbarcare bagagli, foderi, luci, Stiamo cercando, servono gli attrezzi del mestiere. Ramo: speleologia. Per trovare un’altra vita bisogna andare dentro. Ogni tanto mi capita di interrompere l’intervistato: “Sei felice?”  Stupore. Silenzio. Le telecamere riprendono tutto. Non ho mai fatto televisione, ma è questo che vorrei. Domande che tagliano in due la sceneggiatura, la sensibilità. La vita. Anche la mia.

Ieri ho chiesto a Silvano Agosti se gli piacesse il termine equilibrio. Ci ha pensato un po’ su. “Tutto l’Universo si basa su una forma di equilibrio instabile…”. Bella risposta. Poi però ho avuto l’impressione che non vedesse nessuno di noi. Forse mi sbaglio…
Questo viaggio sarà pieno di incontri. Sorprese buone e cattive. Ma è un viaggio, dunque l’unica cosa che non conta è arrivare. E capire adesso. La meta è qui, in questo Autogril della Total, seduto su un gradino, con le prime trenta ore dentro. Se c’è una cosa che ho imparato in questi cinque anni, è che la mia nuova vita si fa per strada, e la strada non è fuori.

Arrivano gli echi dei commenti: non dovevi fare un programma in tv; perché no?! Non va bene, hai rifiutato la pubblicità e adesso… Rispondo, ma un po’ distrattamente. Tre anni fa mi sarei accalorato dietro al niente. Bello che ognuno dica la sua. Non tutto utile quello che viene detto. Quanta paura, quanti dogmi. Se rifiutassi interviste, se fossi uno scorbutico, uno che dice no alle cose che non contano ma fanno figo, sarei perfetto per molti. A me i “no”, invece, piacciono da morire, ma solo se durano, li posso dire a tanti, e solo sulle cose grosse.

Non c’è tempo. Un viaggio ha i suoi ritmi. Ripartiamo. La campagna umbra torna a scorrere, nell’ora dei marinai, quella in cui il loro cuore trema. Un’altra vita. Che idea strana cercarla. Forse non esiste. Forse non ne esiste una soltanto. O forse è qui. Altrove.

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173 thoughts on “Un’altra vita

  1. io penso che tutto cambia con il passare del tempo, ma come si sa, nella si crea e nulla si distrugge ma cambia forma.
    mi piace l’idea della trasmissione televisiva, portare alla ribalta mediatica le storie di chi sta cercando di cambiare vita.
    una cosa che non mi piace sono gli interventi che credono di avere la verità assoluta in tasca.

  2. Ho letto i libri di Simone Perotti, li ho trovati pieni di contraddizioni e superficialità , ma ancora più incoerente mi pare il “personaggio” ( perché di personaggio si tratta, in termini mediatici e comunicativi).
    Ho avuto qualche dialogo polemico in rete con lui, dialogo nel senso che io gli esponevo le mie critiche e lui, ondeggiando le risposte tra una finta disponibilità di confronto e una vera insofferenza da lesa maestà , scartava sempre il tema centrale, che non e’ quello di aver cambiato lavoro, n’è del downshifting, tanto meno di far soldi vendendo libri, ma di fare tutte queste cose insieme grazie alle stesse, nella massima celebrazione del marketing mediatico, che ha per l’appunto lo scopo di far diventare prodotto un’idea e il personaggio che la rappresenta una merce.
    Quando Perotti farà soldi scrivendo romanzi storici e facendo film western, invece che propagandando all’infinito , per carenza di creativita’ letteraria, la sua storia, interessante ma certo non originale , acquisirà più credibilità presso gli scettici come me.
    Invece Perotti, anche nei cosiddetti romanzi che scrive, condisce a piene mani trama e personaggi da concetti di DS, quasi a volerci ricordare e forse a rassicurare se’ stesso nel dire: “guarda che questo l’ha scritto Simone Perotti, quello del DS, quello di Adesso Basta”, oltre quello che le case editrici presso cui pubblica gia’ fanno con le fascette di copertina fini promozionali.
    Insomma, spiace dirlo, ma in fin dei conti Perotti non ha nemmeno cambiato lavoro…. Si e’ solo messo in proprio.

    Ciao a Tutti

    • Gianluca, le cose non stanno così. Ma se dopo tanta comunicazione tu la pensi così, vuol dire che effettivamente abbiamo prospettive diverse. Grazi comunque di aver detto la tua. Ciao.

  3. ho letto tutto, ho risposto alla mail, e in silenzio mi dileguo come un folletto. 😉

    buon divertimento!

  4. Shiver, ‘non ti curar di lor ma guarda e passa’… Resti uno dei pochi, qui, capace di ben argomentare ed è fin troppo ovvio che risulti ‘scomodo’ ai più.
    Consapevoli, chi più chi meno, di non essere alla tua altezza di eccellente ascoltatore e dialogatore, son pronti a tutto pur di tentare di sminuirti, attaccandoti. Ma non ci riescono.
    Attaccano anche me, da mo’…, perché anch’io sono considerata ‘scomoda’. Ci chiedono perché siamo qui, ci invitano ad andarcene, loro, gli ‘abili comunicatori’ Sai che ti dico? io ne sono infinitamente orgogliosa! E’ la prova più che tangibile di quanto rosichino…

    Tutto il resto è assoluta noia.
    A parte l’eccelente ritratto di se stessa di anna: l’hai scritto guardandoti allo specchio cara anna? si direbbe proprio di sì!
    Ti abbraccio.

    • Shiver e Sara. Solo per ricordarvi che questo blog non è uno spazio pubblico. Questo post è andato così, in modo anche utile e divertente per riprendere un po’ la mano col blog dopo la pausa estiva. In futuro, tuttavia, vorrei che evitassimo polemiche inutili (che sono cosa ben diversa dalle critiche, anche dure). Ognuno che ha qualcosa da dire lo dica, punto. Ma nel merito, se possibile, evitando di attaccare le persone con giudizi di vario tipo.
      Dato che già in passato qualcuno ha ostacolato la comunicazione libera e aperta attaccando di qua o di là e inibendo i meno disinvolti nella comunicazione, ricordo a entrambi che se vi va di comunicare serenamente, senza troppo monopolizzare discorsi e toni, intervenendo nel merito, siete i benvenuti. Altrimenti smetterete di essere pubblicati. Prendetevela con me quanto volete, a me non crea imbarazzi, ma evitate per favore provocazioni a chi scrive qui. Questo, se mi consentite, vale per Sara e Shiver ma anche per tutti noi, me incluso. Queste regole possono non piacere, ma sono le mie, nel mio blog, e vanno rispettate. Con viva gratitudine.

      Shiver, riguardo le tue velate minacce di cose che sapresti su di me e che riveleresti a qualcuno in privato, ti ho scritto per email quanto sia poco opportuno fare minacce e cosa rischi. Sono la persona meno adatta per questi giochetti, te lo assicuro.

      Per il resto, in alto i cuori e tutto lo spazio a tutti per dire e parlare.

  5. Grande Dona!
    Domande nuove! Mancano domande nuove!
    Io una domanda per Simone ce l’avrei, non so se è nuova, di certo la faccio molto spesso a me stesso.

    Simone, come ti vedi tra vent’anni?

    Se ne hai voglia rispondi, se no, nessun problema.

    • Giovanni, mi vedo con molti bei romanzi scritti e pubblicati, le storie che ho da raccontare e per cui ho fatto le scelte che ho fatto. Mi vedo con molte miglia nautiche nella scia, col ricordo di tanti posti dove voglio dare àncora. Mi vedo con tanti amici a cui sono riuscito a dare tutto quel che di meglio ho. Mi vedo ancora e sempre innamorato, un po’ stanco, ma senza rimpianti. Come vedi sono un terribile ottimista! E tu come ti vedi? E voi?

  6. Shiver sei uno come tanti altri passati di qui in questi anni. Arrivi, pretendi attenzione, dai a tutti dei minorati giullari (tutti scemi tranne te. Tutti “decoratori” e tu “grande artista”) e poi scompari (o vieni bannato). Tutto grazie all’anonimato, naturalmente. E’ la più squallida delle storie di internet. Anche su questo blog è stata vista in scena. Niente di nuovo.

  7. @marika33

    scusa se ti rispondo ora ma non avevo inteso che si voleva una risposta netta da me sul perchè sono qui,
    perchè? perchè ho letto delle cose di simone, ho visto delle interviste, e mi è sorto un dubbio che più volte ho esposto qui a lui, ma non ho avuto risposta. la non risposta altrettanto netta alimenta il dubbio, e vedo che qualcuno che lo ha pure c’è qui, avrei avuto piacere di sapere che sbagliavo avendo una risposta adeguatamente argomentata, ma non è necessario rispondere alle domande già fatte (così mi è stato detto) e con chi sto parlando con paganini? mah! il dubbio viene alimentato ulteriormente. poi tutta una dissertazione sul dialogo, interessante in effetti per certi versi, ma “lui” deus ex machina non risponde se non per dire, “brava tizia” “bravo pinco”. In effetti un amico mi disse, parlando di questo perotti: “non ti aspettare risposte, non sa dialogare, sa solo parlare” e anche questo dubbio che credevo sbagliato si sta confermando. poi si è creata anche la clak di persone che lo osannano, non sapendo delle cose su di lui o ignorandole (e queste non te le dico in questa sede).
    Sì forse mi sono soffermato troppo qui, il web è ricco di informazioni interessanti se sapute selezionare. e qui c’è ben poco, è un blog autoreferenziale e la presenza dei commenti ai post è decorativa.

  8. Per tornare ad uno degli argomenti iniziali, quello dei filmati che in questo periodo vengono registrati per la prossima messa in onda, sicuramente se raccontano il territorio e le tipicità non mancherò di andarmeli a guardare.
    In una tarda serata estiva su una rete ho visto un documentario sul fiume Po e i mestieri, ormai perduti, che attorno ad esso si svolgevano. Sono rimansto meravigliato -non ne sapevo nulla!- dal breve racconto di una tipologia di imbarcazioni che non immaginavo esistesse: i mulini naviganti, chiamati anche mulini natanti. Sapevo dei mulini a vento e di quelli alimentati ad acqua, ma pur sempre poggianti sulla terraferma. Questa me l’ ero davvero persa!
    Poi parlandone mi é stato detto: Ma non hai mai sentito parlare de Il mulino del Po? Romanzo di Riccardo Bacchelli, da cui hanno tratto un film? … ….Buio completo…
    In certi filmati ogni tanto salta fuori qualcosa che non é raccontato di frequente e senz’ altro cambia molto il come viene raccontato, su cosa si va a focalizzare la il racconto. E cosa in genere viene dimenticato od omesso perché, forse, non ritenuto abbastanza interessante da mostrare.

    Se a qualcuno gli interessa, questi sono alcuni documenti che ho trovato su internet che ne spiegano la stroria, la diffusione e il successivo declino (oltre ad essere presenti alcune foto).
    http://www.mulinobianco.it/blog-del-tour/ferrara-il-mulino-del-po
    http://www.athesis-news.it/2009/n06/jerajeri
    http://www.lavocedelserchio.it/vediarticolo.php?id=9554&page=0&t_a=mulini-galleggianti
    http://it.wikipedia.org/wiki/Mulino_natante

  9. E vabbè, in fondo è anche il bello di questo blog.
    Ogni tanto compare qualcuno legittimamente critico nei confronti di Simone e del Downshifting (Michael, abbi pazienza, per il momento continuiamo a chiamarlo così), che fa delle domande, pensando siano scomode, sui quanti soldi Simone aveva fatto nella sua carriera precedente, sul fatto che “allora hai solo cambiato lavoro”, sulle sue reali intenzioni (vuoi fare i soldi con i libri), etc. etc.

    Simone si stressa perchè sono sempre le solite domande, risponde in maniera un po’ brusca (“ho già risposto mille volte”), e da lì scatta il delirio.

    Ciascuno a suo modo sente di avere qualcosa da dire e ci prova, nascono incomprensioni, naturamlemte, ma c’è anche chi apre il cuore e racconta.

    Poi c’è chi si offende perchè ritiene di non aver avuto le risposte che ha chiesto, e a volte se ne va subito, a volte resta argomentando. Ogni tanto con argomentazioni accettabili, ogni tanto no.

    Ogni tanto capita quello che offende tutti dicendo che chi non critica il proprietario del blog è un leccaculo…
    Ogni tanto capita anche quello che poi si scusa.

    Chi frequenta questo luogo da un po’ di anni lo sa.

    Aggiungo che per me Simone non è un guru. Per me non esistono guru, persone da seguire incondizionatamente.

    Considero Simone un interlocutore che propone un punto di vista avendolo sperimentato personalmente.
    Abile, intelligente, determinato, molto più onesto della media degli interlocutori che trovo in giro.

    Per questo, e per gli stimoli che gli altri frequentatori mi danno, continuo a tornare su questo blog.

    Ciao a tutti.

  10. Da wikipedia:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Troll_(Internet)

    Esempi di comportamento [modifica]Alcuni tipi di messaggi e attività associati all’azione del troll:

    L’invio di messaggi intenzionalmente sgarbati, volgari, offensivi, aggressivi o irritanti.
    L’invio di messaggi con contenuti senza senso, detto in gergo informatico flood (come: semplici lettere, emoticon, testi casuali)
    L’invio di un numero di messaggi, anche se non particolarmente provocatori o insensati, tale da impedire il normale svolgimento delle discussioni.
    L’invio di messaggi volutamente fuori tema (con frasi come: “come sviluppo la mia pagina web?”, in un forum nel quale si parla di musica).
    L’invio di messaggi contenenti errori portati avanti con finta convinzione (con frasi come: “Così è la vita è certamente il miglior film di Roberto Benigni, checché ne diciate!”).
    L’invio di messaggi a scopo di disinformazione e critica insensata.
    Il perorare intenzionalmente e con tensione un’argomentazione basata su un errore difficile da dimostrare o su opinioni potenzialmente verosimili, facendosi seguire nella discussione dalla comunità.
    Il pubblicare contenuti di disturbo come suoni, immagini o link a siti offensivi, sovente mimetizzandoli come innocui.
    Lo svelare trame di film o libri senza avvertire.
    Lo sbagliare deliberatamente e ripetutamente i nomi (di persone o cose) o regole grammaticali per irritare gli altri utenti.
    L’attribuire a tanti l’opinione di uno, vittimizzandosi e non rispondendo nel merito, spingendo possibilmente altri utenti a prendere le proprie difese (con frasi come: “vi siete coalizzati contro di me”).
    Il ridicolizzare o denigrare ripetutamente gli interventi di un utente “concorrente”.
    Lo scrivere deliberatamente messaggi enfatici su un dato argomento divertendosi alla spalle di chi corrobora poi la propria fasulla tesi.
    Il portare avanti tesi opposte a quelle dichiaratamente discusse nella comunità, con argomentazioni vaghe, imprecise e pretestuose, generando quindi flame (per esempio pubblicando teorie evoluzioniste in un forum di creazionisti o viceversa).

    • Dona, fantastico quel pezzo del film. Viene spesso in mente anche a me, è un piccolo capolavoro.

  11. @Sara, nessun problema. Probabilmente mi spiego male, ma per fortuna sono circondata di persone che si sono abituate a questo mio modo di fare e si rivolgono a me per ascolto e conforto.
    Non so se manco di empatia o di partecipazione, generalmente non mi pare, ma confesso che a volte capita di non entrare in sintonia con qualcuno. Penso capiti anche a te, nonostante gli sforzi comunicativi.
    Sarà anche che sono stanca per vari motivi, avendo avuto una serie di situazioni “emotive” complicate in questi giorni che mi hanno portato a riflettere sulla vita in generale e mi hanno fatto realizzare che spesso perdiamo tempo in cose inutili mentre tutto sfugge.
    E’ la nostra natura effimera, per quanto ci sforziamo di diventare “pesanti” (la mia bilancia conferma che ci sto riuscendo 🙂 )
    Spesso uso immagini o allegorie per cercare di farmi capire, essendo abituata a trattare con i bambini. Capita di sbagliare anche così.
    Oggi mi sento un po’ come Simone. Ho appena finito il colloquio e, quando la nuova “intervistatrice” ha iniziato il colloquio chiedendomi di parlare delle mie esperienze precedenti, le sono scoppiata a ridere in faccia.
    Nel giro di 10 giorni ho raccontato la mia vita a 7 diverse persone in quell’ufficio, possibile che non si parlino tra di loro e mi evitino di rispondere sempre alle stesse domande?
    Finito di ridere, ho cominciato a raccontare, in maniera molto più sintetica e sbrigativa delle precedenti: in fondo, sul mio CV c’è tutto scritto (le famose FAQ).

    Penso che la ragione per cui le risposte di Simone si siano “infeltrite” stia proprio lì: le persone cambiano ma le domande sono sempre le stesse. Le risposte le ha date 1000 volte: in questo blog, nei libri, nelle presentazioni, nei video, negli articoli e nelle interviste. Basta mettersi di impegno e andarsele a cercare.
    Eppure lui risponde ancora, ma non ha più voglia di dettagliare come prima, in fondo è tutto scritto.
    Forse Simone ha voglia di domande nuove.
    Ce ne sono?

    Ora scusa, ma c’è una persona che ha bisogno del mio ascolto in questo momento. Non si è ancora accorta della mia superficialità, per sua fortuna 😉

  12. portaci via da qui, simone!
    c’è bisogno – più che mai – di un nuovo post, per tornare a respirare aria buona. 😉

    (d’altra parte, qui ci stiamo ritrovando a vivere la più classica delle scene da ascensore: tutti tranquilli e beati finché non arriva quello che fa una puzzetta e scatena l’inferno… :D)

  13. @Dona, perdonami,trovo troppo contorti, e assai lunghi, i tuoi ragionamenti per poterli seguire. Probabile abbia io la mente ancor più limitata della tua, e non regga all’eccesso di parole che usi per comunicare i tuoi pensieri.
    Mi spiace. In genere i tuoi interventi sono, da tanti qui (in primis Simone), molto apprezzati. Peccato davvero che io non sappia cogliere quanto esponi.

    Un’unica cosa di te mi appare chiara, leggendoti, ancor più in questi più recenti post nei quali parli di come ti relazioni all’altro: grande superficialità, zero empatia, nessuna volontà di confronto (tantomeno di ‘incontro’), zero dialogo, ma solo monologhi, soliloqui tra te e l’altro/altri.
    E’ davvero questa la tua idea di ‘comunicazione’?? (aiuto!).

  14. per Sara di Modugno(l’altra è simpatica e scrive cose sensate)
    ti rispondo come Peppino a Totò su un famoso film”il negozio non ti piace ma vienni acca,nun ti piace ma sempre acca stai!!e vattennè”..c’è il Blog della Minetti..di Formigoni..i tuoi commenti si sente che sono frutto di profonde analisi..sarai andata da un analista bravo..peccato nei giorni di chiusura però..fatti dare appuntamento quando è aperto.Sei arrogante e supponente e scrivi che per tradurti ci vuole l’esperto di passaggio a nord Ovest che studia le incisioni Rupestri.

  15. @Stefano, abbi pazienza, ma non ho capito cosa intendi ‘comunicarmi’ riportando stralci di quanto io ho scritto.
    Vuoi per caso dire che da tali mie parole si evincerebbe che per ‘incontro’ io intenderei, seconda l’errata interpretazione di alcuni, convincere o far cambiare idea a qualcuno??
    Io avevo chiesto questo: riferirmi mie parole o frasi eventualmente ‘equivoche’ per poter autovalutare, con serena obiettività, se avessi per caso comunicato male la mia idea di ‘incontro’ e, nel caso, volentieri chiarirmi.

    Spiegami, per piacere, cosa c’entrano, in tutto ciò, le frasi che riporti?
    davvero, aiutami a capire.
    Grazie infinite comunque, sei l’unico che hai almeno tentato di rispondere alla mia richiesta.

  16. @Shiver
    scusami allora, perché devo avere una mente troppo elementare rispetto alla media.
    Per me quello non è un tautologismo ma una risposta e mi basta perché se la persona che ho di fronte è contenta della sua scelta non vedo perché non accontentarmi.
    A me spesso chiedono “ma hai figli?” quando vedono il mio ottimo rapporto con i bambini. L’unica risposta che posso dare è “no” e il discorso finisce lì. Generalmente la gente si accontenta. Non vedo il senso di venirmi a chiedere perché non ne ho, se l’ho scelto o è capitato o cosa altro. Che contributo potrebbe dare alla comunicazione?
    Allora mi chiedo: se Simone dice che ha smesso di fare un lavoro che non lo soddisfaceva per dedicarsi alle sue passioni, che senso ha mettersi a fare la radiografia delle sue parole e delle sue azioni? Per amore della comunicazione o per cogliere le contraddizioni o eventuali bugie? E se anche fosse, a che pro?
    Lui è contento della propria vita, così dice e chissenefrega se non è così. Io non vivo con lui, se ho voglia leggo ciò che scrive, se sono d’accordo bene, altrimenti basta lì. Non mi interessano le sue contraddizioni (come se poi ci fosse qualcuno immune da queste) né se il suo scopo è solo fare soldi.
    Le mie scelte di vita non si basano sui suoi libri o sulle sue parole. E’ uno dei tanti incontri della vita, dai quali prendere ciò che può essere utile o evitare se spiacevole 🙂
    Ripeto: forse sono io una persona troppo limitata per andare oltre questo.

  17. Shiver, non hai risposto alle domande… hai detto solo “perché non”… Perché stai qui? cosa ti piace tanto da passarci del tempo, neppure poco? Era questa la domanda, almeno una delle domande. Accusi di non rispondere e poi non rispondi?

  18. simone, non cerco nessuna visibilità. e poi a che pro dovrei? boh!
    le cose che mi piacciono, le mie passioni le coltivo.

    non ho detto che non ti stimo, ma non ti sopravvaluto e non uso un tono ossequioso nei tuoi confronti.

    qui, tra questi commenti, la conversazione c’è magari a tratti e magari inficiata dalla difficoltà di scambiare opinioni perchè tecnicamente non semplice, ma la conversazione c’è, l’unico che non partecipa mi sembri tu.

  19. Shiver, allora siamo tutti presi da una curiosità: se le risposte non ti vanno a genio, se la comunicazione non c’è, se non stimi la persona e quel che dice… perché sei qui a impiegare il tuo prezioso tempo? Non trovi che sia piuttosto strano? Uno viene, legge, magari critica anche aspramente e poi… va a fare cose che gli piacciono. O ti piace stare qui a polemizzare? Non sarà che cerchi visibilità? Altrimenti spiegaci dai…

  20. @dona
    rispondere alle domande che io, e forse un altro paio di persone gli hanno posto, è uno spunto per aprire un dialogo al fine di conoscersi, per capire come sono andate davvero le cose, in che termini, etc etc, accettare le critiche anche solo per capire un punto di vista diverso, o chiedere delucidazioni a chi ha un punto di vista diverso non è una cattiva comunicazione: è solo l’inizio di un dialogo costruttivo

    è una domanda…

    “ho cambiato lavoro, smesso di fare quello che non amavo per fare ciò che amavo”
    non è una risposta è un tautologismo..che magari può sembrare una risposta ma non aggiunge nulla alla conversazione, diciamo che è una risposta andreottiana!

    poi quando ad una domanda l’interlocutore non risponde (o peggio glissa), si cerca di incalzare lo stimolo al dialogo (con una vena polemica sì è vero, ma senza cattiveria questo te lo assicuro)

    certo poi, aggiungo, che se ci si fregia di espressioni come “disponibile al dialogo” allora ci si veste di ridicolo

  21. beh, veramente qui c’è scritto: “apprezzo tale tua disponibilità: perlopiù rispondi alle ‘solite’ critiche e ai ‘soliti’ attacchi, è vero, ma rispondi con le tue ‘solite’ tesi e con le tue ‘solite’ affermazioni.”
    e poi:
    “Se tu lo facessi davvero, sarebbe encomiabile, ma dalle tue repliche alle reiterate accuse di cui scrivi, il tuo pensiero e il ragionamento profondo a me non appaiono”.

    Che ne dici Sara?

  22. @Sara:
    dimenticavo una cosa (avendo tante cose interessanti da dire 😉 )
    A volte facciamo domande agli altri, ma le risposte che ci vengono date non ci piacciono perché non corrispondono a ciò che ci aspettiamo di sentire.
    Non è incapacità a comunicare da parte di chi risponde. E’ solo che spesso le risposte sono quelle, che ci piaccia o no.

    Spesso la domanda a Simone è: tu non hai smesso di lavorare ma stai solo usando la tua fama per fare i soldi vendendo i libri (che poi non è neanche una vera domanda ma una sorta di “inquisizione”)
    Tutte le volte lui risponde: ho cambiato lavoro, smesso di fare quello che non amavo per fare ciò che amavo.

    E’ una risposta sincera, di spiegazioni. Ma non piace. E si becca l’accusa di uno che non risponde o svia il discorso.

    E succederà sempre finché Simone non risponderà: sì, è vero, sto solo cercando di far soldi con i libri.

    Saranno tutti contenti dopo? Sarà il trionfo della comunicazione? No 🙂

  23. @Anna
    Boh? non so se faranno un buon affare (se mai si decideranno a prendermi). Intanto oggi vado lì e vedo. In tutto ci sono circa 200 persone impiegate, ne ho già incontrate 6. Non ne mancano poi tante prima di conoscerli tutti 🙂

    @Sara
    Un uomo e una donna in coppia. Lui parla, lei ascolta ma lui pensa che non si stia comunicando, che lei non capisca. Lei gli parla, lui ascolta ma anche lei non si sente né ascoltata né capita.
    Perché? Eppure parlano tanto, ore e giorni. Si consumano a spiegare, definire. Ma non si capiscono… o almeno sono convinti che l’altro non capisca.
    Poi, riflettendo, in realtà non è un problema di capirsi. Perché lui capisce quando lei parla e lei capisce lui quando spiega.
    Il fatto è che, per sentirsi compresi, ognuno di loro vorrebbe che l’altro adottasse un punto di vista comune. Solo che non è possibile. Perché ognuno di loro ha una vita propria con dei propri valori e convinzioni e non può (e non deve) abbracciare le convinzioni e i valori dell’altro.
    Io ho fatto delle scelte di vita. Simone ha fatto le sue scelte di vita. Mario ha fatto altre scelte. Roberta ha scelto un’altra cosa. E ognuno difende la propria scelta perché è quella che vive e sente tagliata sulla propria pelle.
    Ne può parlare, la può spiegare (giustificare no), però non deve metterla per forza in discussione. Se a me sta bene la mia scelta, perché metterla in discussione solo perché qualcuno la contesta?
    A me non piacciono le scelte di alcune persone che conosco. Ma perché dovrei mettermi lì e cercare di contestarli o metterli in discussione? Con quale diritto? Solo perché, io, quelle scelte non le avrei mai fatte?
    Quella non è comunicazione, ripeto, secondo il mio modestissimo parere. E’ prevaricazione. E’ voglia di indottrinare o guidare.
    Forse ho torto e tutti voi avete ragione. Va bene. Ma finora, nella vita, mi sono trovata bene così, anche nei rapporti con gli altri.
    Poi posso passare ore ad ascoltare gli altri e le storie che hanno da raccontare. Mi piace ascoltare le storie interessanti. E se c’è da imparare, lo faccio, ma senza che nessuno debba salire in cattedra. Preferisco guardare gli esempi. Ma spesso le cose che negli altri mi piacciono, non le voglio per me. Semplice. E’ come un vestito fatto su misura: non può vestire tutti allo stesso modo.
    La comunicazione non passa attraverso il “processo alle intenzioni”, almeno secondo me. Fare le pulci agli altri per tutto il tempo, e costringere l’altra persona a giustificarsi, non è voler comunicare, perché non si vuole capire l’altro ma dimostrare che ha torto.
    Poi, ognuno fa come vuole 🙂

  24. Ecco un bell’esempio di reale capacità di ascolto, di comunicazione efficace, di dialogo costruttivo: l’intervento di Shiver sulla comunicazione (come altri suoi su altri temi) dimostra concretamente che ha letto (= ‘ascoltato’), senza pre-giudizio alcuno, ha elaborato quanto ha letto, ha saputo cogliere (andando ‘oltre’ le parole) la comodità di ‘uno’ e, come ben aggiunge Stefano, di PIU’ di UNO, di discutere a modo suo/loro sulla questione.
    Sono d’accordo, ci vuole CORAGGIO…
    Ma ‘alcuni’ qui, invece di dimostrarlo, provano a fare i ‘simpatici’, usano sfottò, attaccano, aggrediscono, e si definiscono ‘capaci comunicatori’…

    Chiarisco per chi non ha ‘ascoltato’ e non saputo cogliere il significato reale che io do al termine ‘incontro’: incontrarsi non ha nulla a che fare con voler convincere o far cambiare idea!
    Ma da dove l’avete tirata fuori questa vostra assurda visione?
    C’è per caso una mia parola o una mia frase che vi ha fatto pensare questo?
    Me la segnalate per favore? Ve ne sarei grata, perché, IO, il coraggio di mettermi eventualmente in discussione ce l’ho!

    Buona giornata!

  25. @ stefano
    L’invidia è un sentimento fastidioso ma – se finalizzato al miglioramento di sè – paradossalmente “nobile”: spesso, infatti, offre stimoli e attiva leve (dentro di noi) di cui non si conosceva nemmeno l’eistenza.

    Quella che invece osservo nei confronti di Simone è una sorta di invettiva acritica disorientata, priva di qualsiasi finalità: una specie di talent-show al contrario, in cui si fa a gara a chi ne “smonta” meglio le tesi. O, almeno, ci prova! (Guarda solo, per esempio, la sterile disquisizione che c’è stata sul vocabolo “dibattito”…).

    Il ds, come ho detto, credo richieda innanzitutto una dose di autoconsapevolezza che può essere sviluppata solo da un severo e quotidiano esercizio di RINUNCIA (alle cose effimere). Non è un approccio “Benedettino”, occhio: sono profondamente convinto che, nella rinuncia alle “cose”, si trovi lo snodo fondamentale. Pensate per esempio al film “Into the Wild” e all’ossessivo citazionismo di Thoreau.

    Così, per provare a replicare anche ad alcuni commenti che paventavano scenari apocalittici imminenti, quando la rinuncia non sarà più una scelta individuale, ma una costrizione collettiva… bè, credo che allora saranno in molti a riconsiderare il dibattito scatenato da Simone (o era Modugno ;-))!
    Ciao

  26. Dona – chapeau. Vorrei avere la tua capacita’ di argomentare e il tuo garbo nell’esprimerti. A me sono uscite parole un po’ aggressive e non certo tali da “convincere” l’interlocutore – casomai parole fomentatrici di ulteriore zizzania.
    Non so se e’ un complimento appropriato visto il contesto, ma penso che la societa’ che ti sta sfinendo di colloqui stia per fare un ottimo affare assumendoti…

  27. è diventata una discussione sulla comunicazione, molto interessante e soprattutto comoda per qualcuno.

    io penso che lo scambio di opinioni, argomentandole, è di per se utile non al fine di convincere ma di arricchire i soggetti che contribuiscono al dialogo. ci si arricchisce di nuove idee, di diverse angolazioni, anche senza dover necessariamente convincere o farsi convincere.
    però bisogna avere il coraggio di fare dialogo, di discutere, e soprattutto avere argomentazioni che possano arricchire e convalidare le tesi proposte, altrimenti è dialettica sterile e qui c’è uno che è maestro in questo!

  28. Simone, Dona, Emauele, Anna… tutte conferme di quanto già ho asserito e qui ribadisco: diffusa non volontà di comunicare, ascoltare, comprendere, dialogare; chi vorrebbe convincere, o, peggio, far cambiare idea, a chi? ma leggete con attenzione quanto viene scritto?? o leggendo, con supponenza e superficialità(da come si evince dai vostri commenti) la vostra mente già sta elaborando quanto poi di tanto eccellente scrivete? mah…
    Anna, tu che ti permetti di giudicare le mie argomentazioni come ‘non sensate’…, mi spieghi il senso delle tue? cosa c’entra Modugno in tutta la questione?? ma hai capito di quale questione si sta parlando? Sinceramente, mi pare di no.
    E non preoccuparti del mio morale: stasera è alle stelle: splendido pomeriggio, ricco di soddisfazioni, gratificazioni e belle, davvero belle, persone incontrate; persone capaci di ascoltare e di confrontarsi.
    Raro incontrarle qui..
    Lieta serata a tutti!

  29. @sara
    Sinceramente, se comunicare vuol dire dover per forza cedere su qualche propria idea/convinzione per incontrare l’altro, allora sono incapace di comunicare.
    Ho sempre visto la comunicazione come scambio di idee e non come voler convincere qualcuno che ho ragione e portarlo dalla mia parte a tutti i costi (e viceversa).
    La mia migliore amica e io abbiamo discusso su qualsiasi argomento sempre, senza che mai una abbia fatto cambiare idea all’altra. Si esprimeva ognuna il punto di vista, ci si spiegava, si ascoltava e poi, ognuna, in privato rifletteva e vedeva se c’era nell’altrui ragionamento qualcosa da adottare o applicare. A volte accadeva, spesso no. Ognuna continuava a vivere/fare le cose a modo suo senza rancore, anzi nella propria individualità e rispetto per l’altro anche nel disaccordo.
    In fondo non esistono regole generali applicabili a tutti: la mia vita non è un esperimento replicabile da altre persone. E io non replico l’esperimento di nessun altro. Mi guardo intorno, leggo, ascolto e poi faccio come meglio ritengo per me.
    E’ incomunicabilità? A me dà più fastidio quando parlo e vedo che l’altra persona non si limita a esprimere il suo pensiero ma cerca di convincermi a seguire le sue indicazioni o farmi adottare per forza un punto di vista differente che non condivido.
    Spero di essere stata chiara. Ma non voglio convincere nessuno di ragioni e torti 🙂

    • condivido quello che dice Dona. Il metro per definire la qualità di una comunicazione non è la persuasione a cambiare idea. Semmai l’ascolto, quello che ne consegue, gli argomenti che arricchiscono un ragionamento. Poi, va da sé, la permeabilità alle opinioni altrui va sempre mantenuta. Io ad esempio se mi esprimo su un tema è perché di solito ci ho pensato, ho riflettuto, provato, dunque non è semplicissimo farmi cambiare idea. O meglio, basta dirmi qualcosa che non ho considerato, che cambia la prospettiva. In quel caso cambio volentieri idea, in molti casi anche recenti è accaduto. Ma molte persone con cui comunico assai bene non mi hanno mai convinto di nulla. Semplicemente, la loro prospettiva è interessante, diversa, compendia la mia, fa nascere pensieri nuovi.

  30. ciao Sara, un bacio…! Magari ti solleva dallo sconforto… Se cerchi dialogo, allora accettalo – anche l’ironia – e ribatti con argomentazioni sensate, per favore – Modugno non rientra proprio in questa categoria. Altrimenti fai solo il troll.
    ciao!

  31. rispondo a Sara,quella della canzone : in effetti hai ragione sai: la supercazzola prematurata con scappellamento a destra,tapiro chioco come fossen’antani a sinistra sempre se l’arcivescovo di costantinopoli portasse i trentini a trento trotterellando mentre il papa pesa e pesta il pepe a pisa..in effetti si è come dici tu. Saluto l’altra Sara,in gamba linguaggio verace ma chiaro..

  32. Ecco, appunto, il commento di anna, la sua conclusione al concetto di ‘dibattito’, secondo lei “fatto per esercitare la propria arte dialettica e sputare bile a destra e a manca protetti dall’anonimato della rete”, dimostra concretamente la diffusa scarsa volontà di comunicare davvero, comunicare serenamente, esporre serenamente i propri punti di vista per un sano confronto-incontro costruttivo e arricchente, come dicevo in mio precedente intervento.
    Sconfortante!

  33. Comunque sulla musica de gustibus ragazzi, dipende molo da cosa e quanta roba si ascolta. Per me può essere banale una canzone perché ascolto quel genere da anni e ho già sentito rime e sonorità simili, per altri una cosa del tutto nuova perché è la prima volta che si approcciano a determinate sonorità. Non se ne viene fuori 🙂

  34. beh, certo “un calcio alla città” ha veramente anticipato Simone di parecchi lustri!
    Si percepisce il chiaro dilemma interiore di chi approda alla consapevolezza di non avere bisogno della pasta scotta della mensa.
    Invita poi a riflettere in termini Seneco-Kantiani l’analisi sul tempo trascorso dall’ultima arrampicata sull’albero.
    L’invito a seguire il protagonista, rivolto all'”amore mio”, poi, trasuda rovello riguardo i sentimenti del cantante, ed evidenzia l’analisi riguardo il downshifting di coppia o di famiglia.
    Per non parlare degli approfondimenti riguardo la necessità o meno del denaro, come occupare il proprio tempo, come gestire le proprie paure, come pianificare il futuro: tutte cose abbondantemente presenti nel brano, tutte banalità che Simone non ha fatto che plagiare.
    Simone, fatti da parte, avevano già detto tutto prima di te – ma che ti leggiamo a fare? Tant’è vero che dal 1972 ad oggi si sono tutti rovesciati in strada, abbandonando la vita da schiavi che li teneva legati alle scrivanie.
    Quindi, le alternative sono tre;
    – o Modugno ha scritto semplicemente una canzone di libertà, piacevole ma dal contenuto rivoluzionario modesto, checchè ne dicessero i censori dell’epoca
    – o propagandare il downshifting non crea il downshifting immediato ed irresponsabile di tutti coloro che sono esposti alla propaganda, fatto di cui è stato accusato Simone all’inizio del “dibattito” (ah, Simone, un’altra FAQ riguardo la tua irresponsabilità a condurci tutti verso il baratro della disoccupazione come fossimo lemmings deficienti)
    – o questo “dibattito” (e mi viene in mente il grande Moretti in “io sono un autarchico” dove uno dei personaggi abbandonava la sala di proiezione dopo il film con un angosciato “noo, il dibbattito noooo!!”) è fatto per esercitare la propria arte dialettica e sputare bile a destra e a manca protetti dall’anonimato della rete.

    Mi sembra più probabile la terza, visto che ci sono caduta anche io con questo post. Ma quanno ce vo’ ce vo’! E bbasta!

  35. @Mauro, non credi sia bene ‘contestualizzare’ nel giudicare?
    messaggio, epoca, ambiente ecc.
    Il tuo parere sulla canzone, al di là del ritmo e della metrica, mi pare alquanto superficiale; anche perché l’ho postata con ben altri fini che quelli di giudicarla con il metro della tua deformazione professionale…
    Ciao!

  36. Simone, da quanto ho letto sul web, la canzone in questione – che definisci bruttina ma dal testo importante, – presentata al Festival di Sanremo è sfuggita per il rotto della cuffia alla censura, in quanto accusata di “incitazione all’assenteismo”…, quindi presumo che un qualche ‘dibattito’ l’abbia generato, magari non esteso come quello che, come è stato detto, avresti generato tu in Italia sul DS…

    Circa il tuo ritenerti il più disponibile possibile ai numerosi uno-contro-tutto, sì te lo riconosco, e apprezzo tale tua disponibilità: perlopiù rispondi alle ‘solite’ critiche e ai ‘soliti’ attacchi, è vero, ma rispondi con le tue ‘solite’ tesi e con le tue ‘solite’ affermazioni.
    Quindi, perdonami, ma ho qualche dubbio sul tuo ‘comunicare in modo autentico’.
    Quella che io ritengo una comunicazione ‘autentica’, ed efficace, in caso di punti di vista differenti prevede la triade scontro-confronto-incontro; do alla parola ‘comunicare’ l’accezione del mettere ‘in comune’ proprie riflessioni con le altrui, per puntare all’ ‘incontro’. Tu, spesso, ciò non lo fai e l’eventuale idea delle FAQ (!), che in diversi t’invitano a inserire, allontanerebbe ancor più l’auspicabile finalità del comunicare, di cui sopra.
    E, permettimi, ancor più dubbi li ho sul tuo asserire “io ripenso spesso, anche in modo profondo, a quello che mi scrivete. Ragiono molto anche sulle cose su cui sono sicuro. Cerco di capire motivi, ragioni, di quello che viene detto, a me o ad altri”.
    Se tu lo facessi davvero, sarebbe encomiabile, ma dalle tue repliche alle reiterate accuse di cui scrivi, il tuo pensiero e il ragionamento profondo a me non appaiono. Non appare un tuo metterti in discussione, mai. Più che a ‘capire’ (con la mente) t’inviterei a ‘comprendere’ (‘prendere con’ – con la pancia, col cuore) i motivi per cui in tanti, anch’io pur stimandoti, ti muoviamo alcune ‘solite’ critiche.
    Il tuo reagire a esse, a volte con ‘insofferenza’, come dici, è comprensibilissimo, ma se puntassi (puntassimo tutti) al reale concetto di comunicazione e di dialogo (etimo attraversare le parole, andare oltre…), non ci sarebbe più alcuna insofferenza, ma solo il piacere reale di comunicare DAVVERO in maniera autentica esponendo ognuno, serenamente, idee e punti di vista, per stimolanti confronti che conducano a costruttivi quanto arricchenti ‘incontri’.

    @shiver: Simone ha detto che non ha risposto per ‘dimenticanza’. Crediamogli, dai…
    Con profonda stima,
    ciao!

  37. Essendo musicista sono andato per deformazione professionale ad ascoltare la canzone di modugno, scritta peraltro da riccardo pazzaglia quello diventato famoso con quelli della notte….la trovo molto banale, piena di luoghi comuni e di una pochezza melodica, ritmica e metrica veramente fastidiosa

  38. Le parole inglesi….anch’io sono molto infastidito da questa sudditanza culturale, in effetti l’inglese compatta molti concetti in poche parole e proprio per questo ben si presta al marketing che vuole velocità, chiarezza e adesione. Qualcuno diceva che l’inglese è la lingua degli affari e l’italiano dell’amore….forse in questa logica la parola “downshifting” sta proprio nel confine…bisognerebbe però trovare qualche termine alternativo in italiano. Qualche idea in proposito ? Dirlo in italiano con una sola parola non è così facile

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