Vuoto

Energia, per questo anno di riempimento.

Dove non mettiamo cose, resta vuoto. E le cose, lì dentro, le mettiamo solo noi. Dopo puoi lamentarti quanto ti pare, perché quello ti ha trattato male, perché l’altro ha disatteso le tue aspettative, perché il lavoro è deludente, perché “non incontro mai nessuno interessante” (come se qualcuno, incontrando te, dovesse dire il contrario), che tuo marito ti ignora, o di essere solo. Ma il fatto è che ti sei dimenticato di mettere fiori nel vaso, fagioli nel barattolo, idee in testa, legna nel camino, vele sulla barca. E infatti è tutto fermo.

In un passo di Rais scrivo: “Khaled Imari lo aveva messo in guardia: non fidarti ragazzo mio, tu troppo capiente, ma troppo vuoto e Keithab piccolo ma pieno, e aveva ragione, grande piccolo, vuoto pieno, lo scontro delle magnitudini, solo ora forse comprende quelle parole Dragut, anche se pieno e vuoto ancora non afferra e forse non capirà mai cosa significhino“. Tutto è derivato da quei vuoti che non abbiamo riempito. L’eco di quelle assenze risuona. Proposito: riempire. Occupare gli spazi interni. Che il tempo ci trovi intenti, indaffarati, assidui, intensi. Quello che avviene fuori non ci deve distrarre. Seguiamolo, perché no, ma con la coda dell’occhio. Tanto, per la maggior parte, sono ombre. E stiamo tranquilli: ciò che non è ombra, ciò che conta, lo coglieremo proprio perché non lo stiamo guardando. Ci distrarrà davvero, dovremo girare la testa a forza, non potremo resistere. E allora vedremo quel che dobbiamo vedere. Ma quella vista, quell’attenzione, sono facoltà che avremo affinato proprio perché eravamo attenti, ma a noi, dentro, qui, alle nostre mani (alle mani!), per fare il miglior lavoro possibile, con precisione, attenzione, nel miglior modo possibile. E con partecipazione.

Calvino scrisse che il segreto del Millennio entrante era fare cose complesse, applicandosi la massimo, farle bene, nel miglior modo possibile, dedicandosi interamente. Io penso che intendesse questo: riempire quei vuoti. Riempirli di idee proprie, progetti, escogitando da soli il modo per realizzarli, dedicandosi anima e corpo a quelle attività. Qualcosa che ci renda interessanti ai nostri occhi, e degni d’interesse quando qualcuno ci incontrerà. Ci sarà qualcosa da guardare, non il vuoto. E questo genererà desiderio di frequentarci, che non è desiderio di altri, ma desiderio nostro di stare con noi, che gli altri avvertono, senza cercare costantemente qualcuno, altri, chiunque siano, pur di non trovarci da soli. Vuoti.

(9° anno della nuova vita. 640° pezzo su questo blog. 82° quest’anno)

Da domani…

 

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5 thoughts on “Vuoto

  1. Che suggestivo questo tuo augurio, grazie.
    Di oscillazioni tra pieno e vuoto ne ho fatto un’arte, un mestiere. Ed il riempire si è trasformato in un nutrire interno, intenso, profondo. Finalmente.

    Ecco, il vuoto è solo uno spazio di possibilità, non un buco nero.
    Bello leggerti.
    isula

  2. Sono sempre stata molto indaffarata a riempire i miei vuoti, e forse a volte , presa dalla troppa energia e passione, non mi sono accorta di essere andata oltre il pieno” . O forse , la paura di piccoli spazi vuoti era talmente minacciosa che non avevo il coraggio di fermarmi e accorgermi che avevo raggiunto “il limite”. Ma è anche vero che ogni volta che riempio un vuoto…ecco che giro lo sguardo e ne scorgo un altro.
    Un riempire infinito.
    Che soventemente confonde e spaventa chi mi sta accanto. Viene confusa con inquietudine, ( e certo che ne è un ingrediente) ma è desiderio di vivere realmente ogni attimo.. con tanta curiosità.
    Senza subirlo.
    Laura

  3. .. e l’augurio di tenere a noi come teniamo al mare.
    Grazie per questo pezzo, che spero risuoni a lungo nel mio bagaglio leggero per traghettare nel 2017.

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