Thu 23 Jun 2011
C’è ancora acqua sottovento
Posted by simone under Uncategorized
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Bronnie Ware, blogger australiana ma anche cantante folk e assistente dei malati terminali, ha buttato giù i «cinque rimpianti» ricorrenti in chi sta per morire. «Ho passato con molte persone dalle 3 alle 12 ultime settimane della loro vita. Quando veniva loro chiesto che cosa avrebbero fatto diversamente, e che cosa avrebbero cambiato, le risposte erano sempre le stesse. Così le ho scritte». Ce lo segnala Francesca, membra da tempo della nostra community, indicandoci la fonte in un articolo de La Stampa. Eccole in sintesi:
1. Mi sarebbe piaciuto di avere il coraggio di vivere una vita vera per me stesso, non la vita che gli altri si aspettavano da me.
2. Non avrei voluto lavorare tanto. Il lavoro è la nuova, crudele divinità.
3. Avrei voluto avere più coraggio nell’esprimere i miei sentimenti.
4. Mi sarebbe piaciuto restare in contatto con i miei amici.
5. Avrei voluto concedere a me stesso la possibilità di essere felice. La felicità è una scelta.
Molto interessante. Mi viene subito voglia di indire un sondaggio tra le migliaia di persone che vengono quotidianamente su questo blog (1700 al giorno, circa). La maggior parte mi scrive direttamente su facebook, io invece vorrei invitare tutti a esprimersi pubblicamente sul tema. Oggi, infatti, è ancora “prima”. Prima che sia tardi, prima che si possa dire “non posso più, ormai…”, prima della malattia che ci stroncherà, prima che le energie per ricominciare ci abbandonino, prima che il disincanto renda impossibile amare ancora, crederci ancora, sperare ancora. Prima. Prima della deadline, la linea della morte, in cui con c’è il “poi”, il “dopo”. Prima, dunque, che sia inutile, che il ricordo tolga il fiato all’immaginazione, che gli scogli rendano inutile virare.
Nella vela c’è una bella espressione, per spiegare questo “prima”: “c’è ancora acqua sottovento”. Non trovate che sia bella? La usa il navigatore per dire che c’è ancora mare prima dell’ostacolo da evitare, c’è ancora un margine di tempo e di spazio per prendere le decisioni importanti, c’è ancora quel lasso che ci consente di pensare, progettare il da farsi, organizzare l’equipaggio e poi fare.
C’è ancora acqua nel sottovento della nostra vita. Forza allora. Fuori le cinque cose che, quando quest’acqua sarà finita, diventeranno un inutile, tardivo, straziante rimpianto.
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Com’era prevedibile, il sondaggio ha riscosso un notevole interesse. Molte centinaia di risposte, sia qui sia in privato. Risposte sorprendenti, a mio avviso, e diverse da quelle citate da Rampini (vedi post) e ritenute uguali per tutti. Sarà perché siamo italiani (e dobbiamo essere sempre diversi…), oppure perché a rispondere al sondaggio non erano dei moribondi (come nel caso del pezzo di Rampini)… chi lo sa.
Per riferirvi i dati parziali, a tre giorni dalla pubblicazione, ho naturalmente accorpato le risposte omogenee, trattandosi di risposte libere. Ricordo che la domanda era: pensandoci ora che abbiamo ancora “acqua sottovento” e possiamo agire, quali sono i 5 rimpianti che non vorremmo avere al termine della nostra vita?
Ecco i risultati (tra parentesi la percentuale d’incidenza):
1. NON AVER VISSUTO PASSIONI, AUTENTICITÀ, NON ESSERE STATO ME STESSO (18)
2. AVER SPRECATO TEMPO CON ALCUNE PERSONE INVECE CHE CON QUELLE CHE AMO (11)
3. NON AVER CAMBIATO STILE DI VITA, LUOGHI DI VITA, NON AVER SCELTO, OSATO (8)
4. NON AVER VISITATO IL MONDO, NON AVER VISSUTO ALL’ESTERO, NON AVER VIAGGIATO (8)
5. NON AVER VISSUTO MAGGIOREMENTE LA NATURA (6)
6. NON AVER LAVORATO MENO, NON AVER AVUTO PIÙ LIBERTÀ, NON AVER LOTTATO PER LA LIBERTÀ (4)
7. NON AVER AVUTO UN FIGLI O NON AVERGLI SAPUTO INSEGNARE QUALCOSA (3)
8. NON AVER SOGNATO ABBASTANZA, DA SOLI O CON MOGLIE E MARITI, AMICI… (3)
9. NON AVER GODUTO DELLA MIA SOLITUDINE (2)
10. NON AVER AMATO ABBASTANZA, LA VITA, LE PERSONE, ALCUNE COSE, LA NATURA, ME STESSO/A… (2)
11. NON RIUSCIRE A COMUNICARE TUTTO A UNA PERSONA CARA (2)
12. NON AVER ASCOLTATO LA FEDE (2)
Il restante 31% si suddivide tra moltissime risposte singole, che non mi è parso di poter accorpare. Eccone alcune:
aver rinunciato alla mia femminilità
aver smesso di farmi domande
aver smesso di cercare risposte
essere partito senza essere in pace col mondo
aver vissuto senza aver capito
aver dovuto lasciare sola una persona
non aver sufficientemente capito, accolto e manifestato le mie emozioni
aver riunciato ad un buon lavoro per seguire le mie aspirazioni (!?)
non aver vissuto e riso a crepapelle
non aver condiviso
non essere stato accogliente per gli altri
non aver aiutato abbastanza chi ne aveva davvero bisogno
non sentirmi fiero di me
aver speso energie e strategie nello sforzo vano di cambiare chi mi circondava
non aver fatto abbastanza l’amore
non aver fatto abbastanza sport
non essere stata “giusta” nei confronti di me stessa, degli altri, del mondo
non avere saputo distinguere le cose essenziali della vita
essermi fatto togliere l’energia
aver scambiato i bisogni degli altri per i miei bisogni
Molte di queste risposte singole mi colpiscono, ma anche quelle prevalenti, citate sopra. C’è da ragionare per un bel pezzo…


