Adesso Basta (6 – Ultimo video)

Ultimo video (il sesto) della serie di “Adesso Basta

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5 thoughts on “Adesso Basta (6 – Ultimo video)

  1. Si, sono proprio io, complimenti per l’indagine. Nessuno ha mai insinuato che qualcuno le abbia regalato qualcosa, anzi sono convinto che tutto quello che ha se lo sia piu’ che lecitamente guadagnato. Il problema e’ un altro, che lei peraltro nella sua lunga risposta non affronta, e cioe’ la possibilita’ di scegliere. Spesso le persone nella loro vita fanno delle scelte (anche inconsapevoli delle conseguenze) che poi non permettono il downshifting, per il semplice motivo che piu’ “down” di come sono non si puo’. E non si parla di minoranze, ma della maggior parte delle persone. Per questo, senza permettermi di darle dell’ ipocrita, anzi ritenendo che la sua storia sia stata scritta in assoluta buona fede, mi permetterei di farla riflettere su quanto scrive e dice. Non voglio di proposito scendere nei dettagli di quella che e’ la mia vita ed esperienza personale, che credo non interessi a nessuno, ma le posso assicurare che i calli ce li ho, eccome.

    In bocca al lupo anche a lei.

    • Beh, intanto la ringrazio per il tono più dialogico e rispettoso, dà conto della sua maturità e intelligenza. Me ne compiaccio. Quel che intendevo fare con la mia risposta, tuttavia, era proprio rispondere al suo punto. Se io fossi stato un privilegiato, lei avrebbe avuto ragione. Ma dato che non lo sono, quel che mi ha consentito di scegliere me lo sono costruito, soprattutto avendo un sogno, poi credendoci molto, dunque operando con caparbietà e metodo. Il che, sono fermamente convinto, è uno schema valido per tutti, in ogni epoca, e la Storia mi dice che ho ragione. Certo, se una persona non ha alcuna dote (non ne conosco di persone così), se non ha alcun sogno (ne conosco tantissime), se non ha voglia o determinazione per tentare (idem) e poi si lamenta della propria condizione, beh, allora certo, siamo diversi. Schema nel quale però io non credo. Io credo nell’uguaglianza, nel fatto che qualcuno cresce in ambienti più stimolanti e dunque fa meno fatica a evolversi, certo, ma che tutti abbiamo una chance, anche due o tre, nella vita, e possiamo coglierla assumendoci la responsabilità della nostra vita. Il nostro è un Paese dove facciamo abuso di Provvidenza e Malora, perché l’una e l’altra ci evitano la fatica di lavorare ogni giorno, ci dispongono ad avere un alibi (la malora) e un aiutino (la provvidenza) facendoci dimenticare che sono le nostre forze, il nostro mondo interiore, il nostro coraggio, i nostri valori a consentirci sempre, dovunque, un possibile miglioramento. Io credo in questo. Va da sé, naturalmente, che le persone meno dotate, con maggiori limiti, vanno aiutate, vanno sostenute, vanno comprese e seguite. Lo Stato deve fare questo, per il benessere pubblico. Deve soprattutto stimolarle, farle svegliare, far loro aprire gli occhi sul fatto che devono fare la loro parte. E comunque l’80% di chi non si evolve potrebbe farlo, manca di responsabilità, manca di cura verso se stesso, cede alle religioni e alle superstizioni, attende, si lamenta. E’ divergendo da questa cultura che io ho fatto e scritto. E’ in ossequio a questa cultura che mi arrivano migliaia di messaggi di gente che sa, sente, si convince gradualmente, di poter fare qualcosa per la propria vita. Che il suo risultato sia peggio, uguale o migliore del mio è da vedersi, dipende dai gusti, dalle propensioni. Io voglio però testimoniare che mi è stato dato un sacchetto di doti e io, anche pagando di persona le mie scelte, ho fatto il meglio che potevo con quanto ho ricevuto alla nascita.
      I suoi calli alle mani, per concludere, mi rallegrano e me la fanno sentire più affine. Un cordiale saluto.

  2. Non ho ancora letto il libro che, in prima edizione, è introvabile, ma, incuriosito dall’argomento, ho visto i filmati ed ho letto gli interventi su blog e forum vari.
    Al momento trovo abbastanza singolare che si possa etichettare l’autore come “ex-yuppie annoiato”, per non dire di definizioni ben peggiori sparate qua e là da parte dei tanti “inkazzati” che imperversano sulla Rete ai giorni nostri. Che poi sono quelli che trovano più semplice tacciare di ipocrisia il Perotti di turno che gira in barca a vela – quasi fosse un sottoprodotto dell’odiato berlusconismo – piuttosto che prendersi la responsabilità di fare finalmente i conti in trasparenza con se stessi e smetterla di vedere sempre tutto attraverso il filtro opaco del proprio atteggiamento giudicante.
    Mettere il cosiddetto “downshifting” raccontato nel libro sulla nostra bilancia esistenziale, con i pesi di Simone da una parte ed i nostri contrappesi dall’altra, finisce inevitabilmente per non farci capire i presupposti dell’equilibrio che “lui” ha trovato per se e che non mi pare che intenda propinare all’universo come l’Unica Via Verso la Perfezione.
    Non trovo infatti nei video di Simone alcun atteggiamento da nuovo guru in libera uscita, come peraltro ce ne sono tanti ad impazzare di questi tempi.
    Magari leggendo il libro scoprirò che non è così, ma per il momento evito di perdere tempo con frasi del tipo “facile per lui che aveva tanti soldi da parte”.
    Il suo percorso, la sua storia e le sue scelte disegnano una trama esistenziale che è tutta e solo sua, unica ed irripetibile.
    Ognuno di noi ha infatti un suo vissuto precedente, ognuno di noi sta recitando il proprio specifico copione sociale e familiare. I soldi, pochi o tanti che siano, sono sempre relativi a questo copione.
    Diceva Schopenauer che ciascuno di noi ha un proprio orizzonte di quanto è possibile per lui raggiungere, e le sue pretese hanno un’estensione pari a questo orizzonte. Tutto quello che è al di fuori di questo campo visivo non agisce, mentre il desiderio di quello che è dentro è distruttivo. Questo è il motivo per cui, se all’interno del mio orizzonte c’è una Porsche, vederne passare una per strada mi deprime, mentre sapere che i miliardari americani viaggiano con un Learjet a reazione non mi inquieta per niente.
    Ecco quindi che la fonte del nostro scontento è proprio nei tentativi di soddisfare queste pretese che, una volta raggiunte, si rinnovano continuamente mutando in forme sempre più accattivanti e sempre più distruttive.
    Simone ha coraggiosamente scelto di ridurre i confini del proprio orizzonte, lo ha fatto sicuramente con un metodo strutturato – che nel suo caso pare abbia funzionato – e credo che sia semplicemente questo ciò che vuole raccontare.

  3. Gentile Luca,
    grazie del suo commento. Però non ne condivido il tono. Io non sono d’accordo con lei e soprattutto non sono la causa di ciò che l’angustia. Permetta a me di dire la mia senza fare dell’ironia (poverino… sul folletto). Rispondo a tono, con il dovuto rispetto a lei e a chiunque altro, e senza alcuna ironia:
    1) upshifter senza carriera, lavoro, stipendio mi pare proprio di non esserlo.
    2) ho avuto una discreta carriera lavorativa (non fantastica, discreta, buona) partendo da niente, facendo molta fatica, ed è qualcosa che mi sono sudato sputando sangue. Pensa che qualcuno mi abbia regalato qualcosa? Come me, con i propri risultati, molto maggiori, maggiori, identici, minori o molto minori, hanno fatto e fanno a milioni. Chi lavora deve essere rispettato. Si vede che ha delle doti. Cosa che non costituisce reato o fattore sconveniente.
    3) Ho iniziato guadagnando 68mila lire lorde al giorno se e quando mi chiamavano a lavorare. Lo facevo nonostante laurea e master. Si chiama umiltà.
    4) Ho avuto buoni stipendi negli ultimi 5-7 anni, prima guadagnavo molto meno del valore che producevo. Si chiama plusvalore (Marx).
    5) La mia casa è costata 50mila euro. La sua quanto costa? La mia era un rudere. Me la sono ristrutturata da solo, con le mie mani. Lei non so se ha i calli, io ce li ho. Vengono col lavoro.
    6) Non ho famiglia. Se lei ce l’ha ha molte cose che io non ho, io ne ho altre che lei non ha. Io però non la metterei, come lei fa, tra gli impedimenti o i limiti. Mi piacerebbe, se fossi suo figlio, vedere che lei la mette sotto la voce “opportunità”.
    7) La barca l’ha pagata il lavoro che ha prodotto. Se non l’avessi fatta lavorare non avrei potuto averla. Significa fare fatica e trovare clienti, amministrarla, manutenerla, pulirla. Il tutto con impegno e determinazione. Non è arrivata dal cielo. E’ costata fatica e rischio.
    8- Mi stanno scrivendo migliaia di persone che hanno stipendi e possibilità basse o medie che però sentono una speranza, sperano di farcela, si impegnano, non si arrendono, e faranno quel che di meglio possono con grande passione. Cosa che lei non cita, ma dovrebbe farlo.
    9) Quanto alla legna è esattamente il contrario. Io potevo scegliere di comprarla e invece ho deciso si spaccarla. La prima cosa significava continuare a lavorare per pagare la legna. La seconda generava fatica ma dava libertà.
    10) Mi spieghi perché mai dovrei regalare la mia barca e la mia casa. Lei regala qualcosa a qualcuno? Se lo fa mi spieghi perché. Io ci vivo con la barca e la casa. Se lei vive in altro modo complimenti e in bocca al lupo. Abbia però rispetto di chi fa qualcosa di diverso da lei. Io per lei ne ho.
    11) leggo su internet, a meno di omonimie, che lei ha 39 anni, è un designer professionista ed è un candidato dell’IDV al comune di Pontedera (o lo è stato, non so). Mi pare che lei sia pienamente inserito nel lavoro e nella politica, dunque non mi pare che spetti a lei fare considerazioni su chi può e chi invece, è più sfortunato. Non mi pare affatto sfortunato. A maggior ragione, in bocca al lupo per le sue cose.

  4. Ho visto tutti i video. Poi ho dato un’occhiata alla sua biografia. E ho capito come mai quella signora la definisce “yuppie pentito”. In effetti ci vuole veramente poco a fare “downshifting” (ovvero “scalare marcia”) quando si e’ stati (e si e’ tuttora)MOOOLTO “upshifting” come lei. Certo, se uno ha la casa e la barca da affittare, magari non ha famiglia, teoricamente gli basta poco per vivere, e quindi si puo’ permettere il lusso di scalare UNA marcia, come sta facendo lei. Mi piacerebbe che si confrontasse con chi invece certe scelte non le ha mai POTUTE fare, e non per mancanza di volonta’ o perche’ “non sa sognare” ma giusto perche’ NON PUO’. Una cosa e’ SCEGLIERE di spaccare la legna e di passare il folletto (oh, poverino…) un conto e’ DOVERLO FARE.
    Regali la barca e la casa, se ci riesce, e poi ne riparliamo quando sara’ al livello di tutti i comuni mortali.

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