Un giorno

Natura - se viva o morta questo non saprei

Una giapponese alta 1.60 che vince l’oro battendo le sue ali armoniose nei 200 farfalla; un’insalata di patate, ananas, noci e cetriolo con maionese modificata al wasabi e prezzemolo; due capitoli, stamattina, neppure brevi, un po’ cappa e spada, belli; lo sfinimento a folate, la pancia soprattutto; 70 anni oggi dal bombardamento atomico di Hiroshima, i ricordi e l’impressione che mi fece quando la vidi nel 1986; la crisi di profonda solitudine di Dragut nel 1550, tutti che gli voltavano le spalle, stronzi e opportunisti (ma anche lui non era un santo); le sei pagine di ‘Un uomo temporaneo’ rilette prima di iniziare, alle 6.00; il barcone capovolto nel Canale di Sicilia, con tanti morti, non sapremo neppure mai quanti, figuriamoci i loro nomi; i pensieri torvi di ieri a fronte del nuovo e paradossale pensiero di oggi; le melanzane innestate che crescono molto bene, a giorni pronte da mangiare; la quarta frazione assolutamente esaltante della Pellegrini nella staffetta 4×100 femminile, e splendida medaglia d’argento; l’aria immobile del mattino, il fresco sotto l’incannicciata nuova; tre email commoventi di lettori, che avrei voluto abbracciare; il silenzio della controra, a leggere; le mie lacrime e quel mio sorriso; un vaffanculo detto a voce alta.

E il giorno che sfinisce nella sera, adesso.

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2 thoughts on “Un giorno

  1. Un giorno accendi il pc, lasci scorrere il mouse sul video e scopri che non ti interessa quasi più niente. Corri a cercare solo quelle parole.
    Un tempo correvi da qualcuno con un libro in mano. Con gli sbarrati e rossi di pianto per ”condividere”. Pensavi fosse giusto e bello e sacrosanto. Dovevi far sapere al mondo quello che avevi scoperto. Dovevi urlare a tutti che non eri pazza.
    Poi, un giorno, mostravi un video a una tua collega. C’erano dei delfini, tanti delfini, c’era il mare, il vento, una barca… Dicevi “Vieni! Guarda! E’ fantastico!”.
    Ma gli occhi della collega non vedevano, non stavano guardando. Erano assenti, vuoti. Forse solo un po’ accondiscendenti… E allora, una volta per tutte, smettevi di illuderti. “ ‘Fanculo!”, mormoravi… Come tanto tempo prima. Prendevi il tuo libro, lo accarezzavi… sapevi che ti aveva salvata ma comprendevi che forse per gli altri non era così. E in fondo ti sembrava giusto.

    C’è “tutto” in questo post. C’è il “mondo”, c’è la Pellegrini che non riesce a trattenere le lacrime, c’è il cibo, quello vero, senza plastica tutta intorno, c’è il lavoro, c’è il silenzio, ci sono le email dei lettori ma poi però mancano i corpi e senza quelli non si può abbracciare nessuno…
    Ma soprattutto c’è l’ “assenza”, un vuoto……
    Mi sono chiesta se in tutte le queste nostre lucide consapevolezze non ci sia, in fondo, una paura, un timore, una diffidenza e anche appunto una stanchezza, uno sfinimento…a cui segue un deciso “vaffanculo”, questa volta detto a voce alta….

  2. La descrizione di una giornata. Di una gran bella giornata! Mi par di sentire la “gente” (gente è la parola che descrive la maggior parte delle persone che nascono, vivono, non pensano, muoiono) che dice “ma questo che cazzo fà? non lavora? che vita fà?
    …vorrei fare io tutte le cose che hai fatto e che ci descrivi. Vorrei io un giorno, ogni giorno poter spendere lacrime e sorrisi e mandare una volta di più chi merita a fare in culo! Lo vorrebbero in molti ma NON SONO CAPACI di farlo. Io SI, non ancora bene ma ci sto lavorando. Ora ho da fare, cose importanti come le tue, ma mie. Lascio che la “gente” in questi giorni si trasformi in “vacanzieri” … li lascio ai loro inutili viaggi, dai quali torneranno più vuoti di prima.

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