Essere meno ciò che sono già anche troppo

Rappresentazione ispirata al “Mu-Ga”, in giapponese: “Empty mind”, la condizione del samurai prima di iniziare il combattimento.

Spesso mi chiedono: “ma come si fa a capire quello che devi fare, su cosa devi agire nella tua vita, in che modo cambiare?”. Io, naturalmente, resto senza parole, non so cosa dire. Venderei al peso dell’uranio le risposte che non ho, o forse le regalerei open-source, chissà. Ad ogni modo mi salvo sempre con un esempio. Cerco di mostrare un processo specifico che è davvero accaduto. Ma non oggi, perché l’esempio è mio, troppo personale per essere riferito. Ma il processo si può raccontare, ed è centrale.

Quando dico: “essere il più simile possibile all’idea che si ha di sé”, vedo che tutti si fanno pensierosi. Che idea hanno di sé, cosa vorrebbero diventare e non sono ancora? Mi rendo conto che è già difficile rispondere a questa domanda, figuriamoci se ci aggiungiamo la variabile che siamo molteplici. È complicato pensare ai nostri lineamenti, ai nostri comportamenti, quando fossimo diventati l’uomo e la donna che vorremmo, che sappiamo di poter essere, ma ancora non siamo. Se poi quei modi, quelle espressioni, sono mutevoli, frastagliate, articolate, figuriamoci la fatica…

Ad ogni modo, io fronteggio questo: la mia provenienza, la mia cultura di riferimento, i miei valori… e il bisogno, il desiderio, di mitigarli e variarli. Voglio essere meno come sono sempre stato (pur rimanendolo sostanzialmente, perché mi piaccio per molti versi in quel modo), voglio sapermi fare da parte, voglio essere anche colui che assiste, che contempla e magari, semplicemente, sorride. Voglio sapermi distrarre, anche se sono preso da un’idea forte, che mi avviluppa. Voglio percorrere rivoli laterali anche se bramo come un rafter di cavalcare i flutti del torrente principale, impetuoso e carico di emozioni come amo io. Voglio dimenticare, talvolta, perché so che il mondo dimentica me e io vorrei dimenticare lui, per poi ricordare tutto, ma dopo un po’. Insomma, io che sono “presenza” vorrei percorre le vie che portano all’”assenza”, temporanea, lieve, ma balsamica, per me e per tutti. Ecco dove si cambia vita, mica coi soldi o senza soldi, che sono solo cagate, e non cambiano niente. A questo penso oggi, a bordo, essendo ancora l’uomo-che-scrive. E domani salpo per Beirut, 135 miglia, diventando l’uomo-che-naviga. Altra variabile impazzita…

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7 thoughts on “Essere meno ciò che sono già anche troppo

  1. Come sempre ho bisogno di leggerti per ritrovare il mio centro …di gravità permanente! Il cambiamento è stato fatto ma il viaggio è solo iniziato…e far conto con le mie moltitudini non è una passeggiata. …semplicemente grazie!

  2. A proposito di acqua ( mare, torrenti…) oggi mi è caduto l’ occhio in libreria sul libro di Gooley ” Ascoltare l’ acqua” .Lo leggerò e un pensiero è stato, lo segnalo anche a te, che magari l’ hai già letto!

  3. Ma che bel pezzo. Oggi ti trovo più poetico Comandante ( più, non meno 🙂 ). Credo di comprendere e condivido questa esigenza, forse più corretto dire questa smania, anche se, non sono più così convinta del “Less is more” (e la cosa nel mio caso è davvero grave, se pensi che lo dico da architetto. Quasi dis-di-ce-vo-le.). Io ad esempio, vorrei sapere ignorare gli stimoli ed essere capace di raccogliere a mio piacimento. Disinnescare. Tacere anzichè pronunciarmi. Ultimo non ultimo, vorrei…(difficilissimo)….saper “stare alla finestra”, ma mentre lo sto scrivendo già me ne spavento. Brrr….! Buon vento e Buona Pasqua Simone. A presto 🙂

  4. beirut… porta un mio bacio laggiù, e mandalo verso la siria.
    non sono mai stata così felice come in siria, tanti (ma neanche tanti) anni fa.

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