Prima di dire…

 

IMG_20160530_145132_editTanta, troppa gente, vive in un luogo brutto, che uno si chiede: ma perché vive lì? e non si sa, eh ma mica si può vivere dove si vuole! mica tanto, aggiungo io, ma comunque, va bene, questa ve la passo, poi penso: beh, il posto è brutto, questo qui dice che non ha scelta, mah, sarà…, però almeno la sua casa sarà bellissima! cioè, il posto fisico, che sia un metro quadrato o sia cento metri, dove si ritrova, dove gode, dove si riposa, rispecchierà la sua natura, i suoi sogni, le sue aspirazioni, il suo mondo interiore! e invece no, manco quello, e io mi chiedo: perché? specifico: stante la zona, la posizione, quello che è è, non la si può cambiare, ma dentro, nelle quattro mura, si può inventare, ornare, scrivere, dipingere, non servono soldi, no!? questo è il punto dei discorsi che mi piace di più, c’è sempre una linea oltre la quale non servono i soldi ma altro, altro che? ma la voglia, santo cielo! l’amor proprio, il desiderio di vivere nella bellezza, non nell’alienazione, in un angolo di mondo che se ci entra qualcuno dice: mmmh! ma guarda che splendore! qui ci vive un sognatore, sicuramente! qualcuno che sa di neve, sa di sale, sa di terra, sa di plastica, sa di qualcosa ecco! perché di qualcosa bisogna pure sapere, no!? e quello di cui sappiamo trapelerà dove viviamo, no!? nessuno è senza odore, nessuno è senza sapore, nessuno è senza… colore, eh ma mica faccio l’arredatore io! beh ma i vestiti te li scegli, no!? sì ma quello è diverso, c’è la moda! vabbè lasciamo perdere… però ragazzi, c’è tanto da fare (studiare, sognare, pensare, essere, disegnare…) prima di dire sempre non si può.

(Considerazioni in margine alla permanenza di qualche giorno in una delle “mie” case. Vi ricordate in Adesso basta quando dico che ci sono un mucchio di belle case dove se hai tempo e amici ospitali puoi passare giorni felici? ecco…)

(Ora, nella fattispecie, questa casa è in una posizione spettacolare, lo ammetto. Però quando A. l’ha presa era una catapecchia o qualcosa di simile, e tutto il bello, l’armonia, la meraviglia che l’ammantano adesso non è opera dei soldi, né di un arredatore, ma della sua splendida anima poetica)IMG_20160531_203757_editIMG_20160531_080837IMG_20160531_080938_editIMG_20160531_104710_editIMG_20160531_080755IMG_20160531_080132_editIMG_20160530_145825

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21 thoughts on “Prima di dire…

  1. ciao Simone,
    vero, purtroppo “luoghi” autentici dove ci viene spontaneo dar seguito alle proprie ispirazioni, beh… non sono sempre alla portata, in termini di distanza o in termini economici…
    ecco che ci si adegua a vivere dove è possibile, fattibile, non troppo distante da dove magari c’è anche lavoro.
    beh forse, in questa situazione, le ispirazioni, i progetti, i sogni, restano psicologicamente parcheggiati… e li si cerca di portare avanti appena si può con le a volte poche risorse che si hanno e nei “luoghi” dove si pensa sia possibile e abbia più senso sviluppare le proprie idee.
    avendo risorse e tempo, qualcuno ci riesce , con una seconda casa piena di progetti in corso , o una barca vissuta meno di quello che si vorrebbe.
    qualcuno trova soddisfacente esprimersi dentro le proprie mura.
    qualcuno lo trova frustrante e resta in cerca di un cambiamento, resta a studiare, sognare , pensare… basta parlarci per rivelarne il sapore.
    una saluto
    E.

  2. Ieri ho iniziato a leggere il suo libro. Quello di A. – dico- e la tua postfazione- .
    mi manca la casa…ci posso arrivare a piedi da solo?
    ciao

    • Non saprei. Non è immediato. Un’oretta e passa tra campagne e montagna (la Dragonara).

  3. Come sempre hai colto nel segno Simone!!!
    Li chiamano ambienti ampi e luminosi i monolocali da 20 mq, come dice Raffaella, o villette a schiera sovrapposizioni di stanze adatte a ripostigli. Ho la fortuna di abitare in un posto da sogno (collina toscana fra vigneti, uliveti, conigni, pettirossi etc) e la tenacia di ristrutturare un rudere diventato la mia seconda pelle, quindi che dire…… potrei sembrare presuntuosa……invece io penso che non sia questione di disponibiltà o di opportunità piuttosto di un amore per il bello, per il naturale, per l’armonia. Ho frequentato case opulente piene di oggetti accostati gli uni agli altri più per ostentazione che per utilità, intendendo per utilità anche il cibo per gli occhi. Lo stesso attaccamento alla bruttezza si ritrova anche nelle città dove molto spesso quello che di bello i nostri progenitori, con mezzi più limitati, hanno costruito viene distrutto o quantomeno non valorizzato.
    Nel mio piccolo ho cercato di mettere in pratica un vecchio detto giapponese ( mi pare), riadattandolo: se vuoi il mondo pulito ( bello) inzia a spazzare ( abbellire) a casa tua…………..

  4. Bellissimo post che mi tocca da vicino. Io penso sempre che non c’è alcuna ragione che possa giustificare il trascorrere la propria vita con “vista sul parcheggio” o dentro a quei 20 metri quadrati che i costruttori chiamano “ampi e luminosi”. E questo lo penso si da architetto, ma prima ancora lo riconosco come un “sentire di pancia”. Perchè la vita è una. Una sola. Ed il ricatto di accogliere luoghi brutti, di rinunciare alla bellezza, è troppo grosso per essere accettato. Il messaggio che passi, Simone, è sacro: quando si vuole, si agisce. E mi premetto di aggiungere per il tuo amico/amica proprietario della casa: io sostituirei (sempre) la parola sogno con la parola PROGETTO. Cambierei il cartello. Buon vento !

  5. Angoli di casa che diventano spaccati dell’anima. Rappresentazioni di visioni, fantasie messe in opera dalla mente prima che dalle mani, per affermare chi siamo.
    Giochi di colore usati come parole ad evocare sogni, parole che danno colore a muri bianchi, per chi sogna sia di giorno che di notte perché non c’è niente di più bello niente di più sano del sognare ad occhi aperti!

  6. Credo di avere compreso lo spirito di Simone.
    La bellezza è oltre i colori, i volumi. I materiali.
    La bellezza è la capacità di trasportare se stessi nella casa.
    Nelle cose che si fanno. Che non si fanno.
    Che si o non si dicono.
    Ricordo, ad esempio, una casa dove sono stato.
    La padrona di casa, C., aveva scritto sulla lavagna della cucina una frase che mi è rimasta impressa.
    Non era e non è un invito.
    Non era e non è un mettere in piazza una parte di se stessa.
    Era annunciare a chi leggeva, a chi aveva la fortuna di essere lì, come era lei.
    Senza malizia e senza pubblicità.

    “Bacio Meglio di Come Cucino”.

    La trovo spettacolosa. Perfetta.

    • trasportare se stessi nella propria casa è il minimo, il grado zero del processo di rappresentazione di sé all’ambito più prossimo e personale. Poi verrebbe il passo dopo, quello di trasportare se stessi in ciò che si dice, in ciò che si fa, nella testimonianza resa al mondo quotidianamente. Ma se neppure ci si trasferisce, ci si rappresenta nelle proprie pareti, come può avvenire questo?

      • Dovrebbe essere così.
        Troppo spesso, per mancanza d’idee o di tempo, Ikea è la scelta fatta.
        Del resto dal “piacere” una cosa a realizzarla c’è il mare.
        Non sempre calmo e navigabile.
        Quasi mai.
        Sappiamo infatti che se una cosa la vuoi davvero fare la fai.

  7. Ciao,
    a me capita spesso, purtroppo, di osservare la totale assenza di bellezza, di colore, di creatività di alcuni luoghi meravigliosi (ma “bistrattati” ) del bellissimo paese dove sono nata e dove scappo ogni we appena termino il mio lavoro ” milanese” . Ed ogni volta immagino come li potrei trasformare abbellendoli : e basterebbe veramente poco. Solo tanto amore ed anima.
    La mia casetta infatti è colma di oggetti fatti da me e dal mio compagno. Lampade, cuscini, quadri, mensole, dipinti sui muri .E tante tante cose recuperate dai bidoni della spazzatura e rielaborate. Quanti oggetti vengono e gettati e invece con una bella pulita, carteggiata, un po’ di colore e rielaborate riprendono vita ed emanano un calore speciale.
    Erano morte.
    E riprendono una nuova vita.
    Laura

  8. Probabilmente una dimora ideale non esiste, sogni sempre cambiare, modificarla, ne desideri un’ altra, la vorresti al mare, poi ai monti poi al lago, ai caraibi, in Grecia: insomma la staticità ingessa.
    Ho vissuto parecchio la baia del silenzio, poi per motivi diversi, ora mi rattrista perché legata a ricordi.
    Boh, io vivo la metropoli milanese a fianco del parco nord con tutti i pro e contro, giusto o sbagliato ad oggi, non cambierei: Milan l’ è un gran Milan, anche perché qui ho debellato un tumore, altrove avrei avuto grossi dubbi in merito.

  9. Bellissima casa.. Soprattutto bellissimo Essere Umano.. E il luogo..potrebbe essere Ponza ? … Veduta su Palmarola….?

  10. Sono in accordo con quello che hai scritto. Alla base ci vuole ” la voglia “. Senza questa cosa. Non si può fare altro che abbandonarsi al destino.

  11. Adoro le case che quando entri profumano di serenità. ….ognuna a suo modo….e trovi sempre l’armonia nelle piccole cose, nei colori, nell’accostamento dei materiali… nell’empatia che ti trasmettono…a chi la sa cogliere. ..

  12. Bello quando un luogo ed una persona si trovano, si riconoscono e possono stare insieme. Una fortuna per il tuo amico e per il mondo.

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