Sapevoli (poco importa se con o incon)

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Quello che capita alle nostre vite è sempre, inevitabilmente, tutto, fin nei minimi dettagli, roba nostra. Lo generiamo, a volte partendo da lontanissimo; lo assecondiamo, a volte per incapacità; lo realizziamo, come conseguenza di un progetto; ne patiamo, o ne godiamo, perché patirne o goderne era il nostro obiettivo; ce ne lamentiamo, invocando la sorte, ma soprattutto imputando ad altri la responsabilità, perché come dei vigliacchi (o dei falsi modesti) non sappiamo sostenere la verità. E cioè che tutta quella sofferenza, o raramente tutto quel piacere, lo abbiamo studiato ogni giorno, lo abbiamo voluto facendo le scelte quotidiane che abbiamo effettuato, lo abbiamo preso a riferimento per poi compiangerci, sentirci vittime, sentirci soli, per poterci dolere, per poterci sentire danneggiati, dunque dal lato giusto della strada, giacché il danneggiato non può essere il cattivo. Oppure perché tutto diventasse tale da favorire le scelte che, per mancanza di identità e libertà, non sapevamo assumere, spingendo ogni cosa così in là da rendere a un certo punto inevitabile ciò che, altrimenti, ci sarebbe parso indicibile tentare. Ma tutto, comunque sotto la nostra responsabilità.

Il fatto che ogni cosa sia avvenuta a livello inconscio o consapevole, o in quello spazio della consapevolezza che non ci confessiamo, non cambia nulla. Ci dice solo quanto siamo alienati, quanto mentiamo a noi stessi, oppure quanto stiamo effettivamente, e consapevolmente, conducendo (da qualche parte) la nostra vita.

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8 thoughts on “Sapevoli (poco importa se con o incon)

  1. Riccardo Iacona in PRESA DIRETTA RAI 3,ti ha appena citato con il progetto MEDITERRANEA a proposito dell’ inquinamento marino.
    Ciao

    • Ciao Valentino. Grazie dell’informazione. In effetti Riccardo aveva ricevuto da noi dati e tabelle su plancton e microplastiche. Carino a citarci. Anche Nicolò Carnimeo, che era in trasmissione credo… se ricordi è stato la nostra seconda intervista di mediterranea e a Bari abbiamo fatto una conferenza insieme a lui. ciao!

  2. Sarà che stamattina ho preso la borsa e stavo per andarmene… Non l’ho ancora fatto…sono sempre “in fieri”…Sarà che la pazienza, che sta là seduta a guardarmi silenziosa, stamattina è volata via insieme alla polvere di questo inzio di primavera. Sarà che da qui lo scorcio di cielo azzurro mi fa girare la testa. Sarà che sento il peso della mia età e sono stanca di chinare il capo e di farmi trattare “male”…Perchè non c’è dubbio alcuno che alcune persone, consciamente o meno, ti trattano come fosse una pezza per pulire il pavimento…anche peggio. Io continuo a pensare che nel mio lavoro c’è ancora una dignità. Che il mio lavoro mantiene me e mio figlio. Che è, o sarebbe, importante. Perchè poi le stesse persone che poco prima ti hanno gettato in faccia il loro “ruolo”, ti invitano a pranzo e fanno gli “amiconi”. E tu non capisci…che parodosso è? Ti sembra di stare dentro un film dove mentire a loro non ti fa male….ti brucia sulla pelle la menzogna che dici a te stesso. E allora però qui dove sta la responsabilità? di chi è? Non cerco di autocommiserarmi. Stamattina ho risposto a tono a chi pensava fosse facile umiliarmi. Ma resta il fatto che il gesto è compiuto. Mi ha fatto male…mi ha fatto tremare le vene dentro i polsi…ma poi mi sono calmata. Perchè io lo so che sono loro i “poveracci”, lo sono che se hanno una ricchezza quella è solo economica, e mi fanno anche leggermente pena. Ma non li assolvo. Non possono passare inosservate queste modalità di relazionarsi becere, ignoranti e violente. E io sono ancora qui ad aspettare che qualcuno lo dica, lo urli, picchiando i pugni sul tavolo se necessario, che dica che un altro modo è possibile… Ma. Ma non succederà. Perchè in questi luoghi vige la vile accettazione, l’attesa che poi le cose si aggiusteranno mentre guardi in alto sul muro che è pieno di crepe, come una carta geografica….tutto gli sta crollando intorno e fanno finta di non accorgersene…fischiettano…Per questo il “tema” non è cos’ facilmente comprensibile… perchè noi siamo anche in relazione degli altri. E per quanto potremo sostenere il contrario spesso, per svariate e molteplici ragioni, questi altri feriscono e aggrediscono…ma soprattutto rimangono impuniti…sarà anche la sentenza assolutoria di B. che stamane …mi fa uscire dalle dita queste parole…

  3. Non so dove sia sparito il commento che avevo lasciato… da qualche parte nell’iperuranio cibernetico… Comunque, ti dicevo Simone, che sono “riflessioni sacre” queste, perchè ci permettono di riportare tutte le cose a noi. E focalizzare sul fatto che le scelte,i rischi, i fallimenti, ..insomma.. tutto quanto attiene alla vita, nascono da noi (da dentro), non dal capo incompetente, dal lavoro triste, dai pochi soldi, o dalla borsa griffata senza la quale non possiamo proprio…etc..etc. Quello che i Buddisti chiamano Karma e gli psicologi chiamano Copione. Un abbraccio e grazie per le belle suggestioni. Raffaela.

  4. Mi spinge a scrivere piu’ il commento di Antonella che quello che ha scritto Simone. per una semplice ragione. il pensiero di Simone mi e’ piuttosto chiaro. quasi un suo ‘leitmotiv’, mi verrebbe da dire. All’artista si chiede di andare un po’ oltre, di spingersi dove noi comuni mortali non arriviamo. o non sempre. Una sferzata, uno schiaffo in piena faccia…appunto. E’ nell’utilizzo della prima persona plurale che io percepisco il messaggio come autentico. non e’ infatti una predica dal pulpito. e’ una sorta di incorraggiamento severo per cercare di guardare ‘oltre’, un po’ piu’ in fondo….di spostare di poco o di tanto lo sguardo ma comunque di provarci almeno… non lo fanno tutti. non e’ una cosa comune. non e’ semplice provare a fare i conti con il proprio ‘io’ o peggio con quella parte inconscia che pero’ si intromette, proietta, insomma fa cose di cui non conosciamo sempre il vero, ultimo significato. ma ‘muoversi’ serve sempre. serve leggere un libro o anche piu’ di uno ma purtroppo potrebbe capitare che anche quel gesto non modifichera’ ne’ domani ne’ di molto quello che in fondo siamo o cio’ che ci ha portato a essere cosi’. alla fine serve un sorriso, una carezza. serve partite da (almeno) un briciolo di autostima. serve difendersi da tutti quelli che ridono di te, del tuo modo di essere, del cambimento che cerchi di portare in ogni piccolo gesto quotidiano, che quello si’ fa la differenza! non sappiamo (non so) dove questo mi portera’ ma non me ne curo. sto andando….sai come dicono gli Inglesi con il loro present progressive ….’I’m going…to…’. Se c’e’ almeno una potenzialita’, quella che io chiamo ‘una piccola luce in fondo agli occhi’, si puo’ partire, si puo’ e si deve iniziare a lavorare….questo CI permette di autocommiserarci un pochino di meno…perche’ sposta l’attenzione e satura il pensiero e il tempo….sono naturalmente inclusi nel ‘pacchetto’ una serie di benefits…emozionarsi (che costa poco…), assaporare, fermarsi, pensare, godere del proprio silenzio,provare a scegliere….e una serie di svantaggi….avere paura di fallire….ma ….abbiamo letto nel post precedente ….la paura non esiste, esiste il ‘nostro momentaneo perderci dentro al gioco’ e il fallimento …noi ‘non possiamo fallire perche’ se avessimo potuto essere altro o fare altro…sarebbe comunque stato lo stesso’. Grazie Simone!!!

    • Grazie anche a te Barbara per questo pensiero di natura molto femminile…mi piace quando dici che alla fine serve un sorriso, una carezza, serve partire almeno da un pò di autostima e poi, se qualche potenzialità c’è, si può provare ad andare…e mi è sempre piaciuta molto la parola “incoraggiamento”, sento che bisognerebbe riscoprirne il senso autentico, quello più dolce, meno giudicante…potrebbe aiutare molto a superare le paure…chissà

  5. due post di seguito che condivido appieno. chi l’avrebbe mai detto!

  6. Caro Simone, questa volta mi hai davvero tirato un ceffone in piena faccia…hai descritto esattamente quello che sto facendo in questo periodo,compiangermi, addossare responsabilità agli altri, dibattermi nella paura mentre lascio che la mia vita prenda per la seconda volta la direzione che non voglio. La differenza è che ora lo so che non sarò felice, ma questa maledetta paura…come si fa a superarla?
    In questi giorni in cui mi sto tormentando ferma al bivio, sono passata davanti ad una bancarella dove c’era il libro che ti ha reso tanto famoso. Dopo aver letto molto della tua produzione narrativa, di quel libro ho avuto paura e sono passata oltre senza comprarlo. So che mi avrebbe detto quello che non ho la forza di sentire e vigliaccamente mi sono girata dall’altra parte. Ma continuo a chiedermi quanti anni penso di vivere ancora, quanto posso andare avanti a fare scelte che mi portano all’infelicità e, se non le faccio, poi che ne sarà di me? Mi sto attorcigliando su me stessa…
    Scusami per lo sfogo,ma leggendo questo post mi è sembrato quasi che le tue parole che ho cercato così accuratamente di evitare, mi avessero raggiunto comunque…forse è giunto il momento di leggerlo quel libro…

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