Vi detesto

Venditore di sottaceti

Andate al bar. Smettetela di fare cose inutili.

Scritto d’impeto due o tre settimane fa, avevo deciso di non pubblicarlo. “Magari qualcuno si offende, pensavo. E invece no, dopo l’ennesima prova di oggi dell’assurdità della burocrazia e delle inutili scartoffie e degli inutili lavori, lo pubblico. Perché l’inizio della morte non è la morte, ma l’assuefazione all’inutile, all’assurdo. Eccolo:

È importante che io sia certo di aver dato, a me, al mondo, un segno della mia presenza incontrovertibile, di quelli chiari e netti, che se arrivasse Alberto Angela da Plutone, tra otto milioni di anni, a ricostruire la storia antica partendo dalle nostre ossa e dalle vestigia del nostro mondo, non potrebbe sbagliarsi, rinverrebbe esattamente che io, uomo per lui preistorico, quando ero vivo sulla Terra, stavo da una parte ben precisa. E il segno che do è fatto di poche parole, eccolo: io vi detesto.

Vi detesto e dissento dal modo in cui vivete voi burocrati, mezze maniche, funzionari, impiegati alle cose inutili, addetti alla fuffa, custodi del niente, specialisti delle fregnacce, voi che fate lavori insensati, privi di utilità, e dannosi perfino, ma non vi ribellate al vostro impiego senza alcun fine, anzi ci sguazzate, preferendo sempre fare il meno possibile qualcosa che non serve invece che il più possibile qualcosa di utile, vi avviluppate nel fango di mansioni che tutti odiano, che tutti, anche un imbranato, saprebbe organizzare meglio di come voi ritenete corretto doverle fare, e gli esempi sono infiniti, ne faccio solo uno: le formalità di frontiera, cioè poliziotti, harbur master, doganieri, che incontro sempre sulla mia rotta, poveri morituri cerebrali che da me vogliono il Transit-log, pronunciano questa parola come se invocassero Dio in persona, espirando, mentre invece è un foglio di carta igienica usata e inutile, e costosa pure, in cui io scrivo i nomi dell’equipaggio e un funzionario mette un bollo tondo, poi vado alla polizia e un altro funzionario che avrà a stento letto il sussidiario mette un altro bollo perché un altro povero travet ne metta un terzo dicendo che non ho armi a bordo (ma come fa a saperlo senza neanche salire!?) e il medico del porto apra una scheda sanitaria in cui dice che siamo sani, ma ha visto solo me, visto, non visitato, io potrei avere l’Ebola! ma per lui va tutto bene, tra l’altro non mi sento neanche al meglio, e così l’inutile liturgia delle cazzate tutte concentrate in un punto si è compiuta, le inutili assurde frontiere che dividono invece di unire, per cui qualche altro uomo senza Dio ha perfino combattuto, linee che fanno perdere tempo e soldi alla gente innocua mentre fanno passare armi, droga, contrabbando, jihadisti, schiavi, organi, denaro nero, puttane, soldi falsi, fondi neri, scorie nucleari, rifiuti tossici, serialkiller, hanno fatto il loro lavoro inutile, formale, simbolico, io ho perso vagonate di tempo, soldi, e tutto il mondo va così perché c’è la politica che lo decide, certo, ma soprattutto, credetemi, ci siete voi che lo fate questo inutile lavoro, un esercito di uomini senza rispetto per loro stessi, cioè i disperati di questa epoca, che lavorano a quella frontiera, senza alzare mai la testa e dirsi che vivere così è assurdo, sostengono un sistema assurdo, fatto di leggi inutili, regolamenti inutili, norme inutili (in un mondo di gente normale nessuno vorrebbe fare un lavoro inutile, si rifiuterebbero tutti), uomini non vergognosi della propria inutilità, milioni di uffici dove milioni di impiegati potrebbero alzarsi e uscire, andarsene, “per rispetto di me stesso e degli altri”, tanti piccoli Gregorio, e invece non lo fanno, e dunque bisogna che tra un miliardo di anni l’Alberto Angela del futuro venga sulla terra e scopra che almeno uno, IO, urlava sputando tutta la sua ribellione, non assuefatto, non normalizzato, scandalizzato di ogni forma di organizzazione sociale ipocrita, falsa, formale, mentre intanto dovunque accade qualunque cosa senza nessun ostacolo, e che io quelli che nella mia epoca avevano letto appena il sussidiario (se va bene) e poi determinavano il mio tempo per la divisa che indossavano, non li sopportavo. Li detestavo.

#unuomotemporaneo

Share Button

20 thoughts on “Vi detesto

  1. Simone, leggo in ritardo questo post tuo e resto senza parole. Ti confesso che mi spiazza sempre questa capacità incredibile che hai di incidere gli stati d’animo, le situazioni, i fatti in modo chirurgico, eppoi tradurli in parole (che a volte diventano poesia). Questa qui, secondo me, è un’istantanea cruda, spietata, quasi difficile da guardare, ma fedelissima alla realtà. Che dire? E’ così precisa che la farei diffondere a gran voce dagli altoparlanti dei centri commerciali e da quelli che mandano la musica in spiaggia e nelle nostre piazze. Perché l’obiettivo, dovrebbe essere sempre lo stesso: capire che siamo già svegli e che stiamo già vivendo. Già respirando, già spendendo il nostro tempo. Non è vero che le occasioni ti piovono o non ti piovono addosso. Le occasioni si cercano, si innescano, si creano. Oppure no. Ed il fine, per tutti noi, dovrebbe essere uno solo: essere felici. Girerò queste parole a tutti quelli che conosco. Con lo scopo di far volare un semino buono., che magari attecchirà. Grazie grazie grazie Simone. U are great! Raffaela.

  2. Ciascuno sia utile a se stesso. Il doganiere burocrate che approfitta della sua posizione di forza relativa – e non riesco ad immaginare nulla di piu’ mediterraneo – utile a se stesso lo e’ senz’ altro e senza obra di dubbio. E tantomi basta. Nihil sub sole novum.

  3. Ti seguivo perché ritenevo che fossi una mente diversa, aperta, nuova. Questo post mi lascia, invece, con il sospetto che tu non sia poi tanto diverso, tanto migliore di me. Nel momento in cui, con una superficialità disarmante, consideri me, ed altri come me, solo degli “impiegati alle cose inutili, addetti alla fuffa, custodi del niente, specialisti delle fregnacce”, e lo fai senza conoscermi, senza conoscere la mia storia, senza sapere come lavoro, senza sapere come vivo, senza sapere cosa sopporto ogni giorno, ecco, in quel momento, diventi peggiore di me. Per me sarebbe facile considerare tutti gli imprenditori degli evasori, tutti gli extracomunitari dei delinquenti, tutti i burocrati dei corrotti, ma invece mi sforzo ogni giorno di cercare di capire le persone, di conoscerle, prima di giudicarle. E faccio questo sforzo perché solo così posso fare bene il mio lavoro, quel lavoro che tu consideri “insensato, privo di utilità, e dannoso perfino”. Sai, se nel mio lavoro giudicassi le persone come hai fatto così maldestramente tu, allora sì che diventerei dannoso. Questo Paese, come ogni altro, non è perfetto. Ci sono persone che fanno male il proprio lavoro, in ogni campo, ma la tua generalizzazione è davvero ingenua. Questo Paese, come ogni altro, è fatto di persone. Alcune fanno lavori considerati inutili, ma invece necessari, altri navigano, altri ancora detestano. Alcuni si sforzano di lavorare nel miglior modo possibile, anche se “avviluppati nel fango di mansioni che tutti odiano”, perché sperano così di migliorare lo Stato. E lo Stato, per quanto tu possa navigare lontano, sei anche tu. Buon vento!

    • Dissento Giovanni. Quella di ‘migliorare le cose dall’interno’ e’ un alibi. Se ti offrissero un lavoro appena migliore ‘all’esterno’ la tua ‘vocazione sparirebbe’. Non nascondiamoci dietro a un dito. Ignoro se tu sia un inutile burocrate, ma se ti senti chiamato in causa direi che devo fidarmi. Beh, smetti. Lo Stato, l’assurdo, ci sguazzano con te. E spera (per te) che la cosa non sia biunivoca. Sarebbe pessimo. Per te. E anche per noi.

      • Non ho mai parlato di vocazione, se potessi avere di meglio sarei uno stupido a non approfittarne. Ma il punto non è cosa farei, ma cosa faccio oggi. Oggi ho il lavoro che ho e cerco di farlo nel modo migliore possibile, a volte anche rischiando di persona, e ti posso garantire che molti altri, sebbene non facciano notizia, si impegnano come faccio io. Purtroppo è evidente che troppe persone non lavorano come dovrebbero, ma credo che le generalizzazioni siano un’offesa che molti non meritano.

        • Giovanni non c’e’ nessuna generalizzazione. Se uno fa un lavoro inutile e dannoso, e per di piu mal fatto (ma questo e’ un di piu), rientra nell’oggetto di quel che ho scritto. Altrimenti no.
          Tieni anche conto che fare bene una cosa inutile non la renderà mai utile, comunque. Ciao.

  4. Non sono d’accordo che sia uno sfogo. Perché è come dire che la reazione è esagerata, che quel giorno ci sentivamo un po’ più sensibili del solito o che andavamo in giro con qualche nervo rimasto un po’ scoperto.
    E’ una luce puntata, invece. E’ una freccia di direzione. E’ una sveglia che suona e non ci va di alzarci. E’ una mano che ci scuote il braccio e ci dice di guardare da un’altra parte.
    Che non tutti abbiano mezzi, strumenti e capacità forse è vero. Non lo so. Non ne sono sicura. Ma quanti di quei non tutti si saranno posti il problema o ci avranno ragionato su? Questo post forse non raggiunge tutti. Pazienza. MA riguarda tutti. Ed è questo che conta.

    • Esatto Marica. Dietro al ‘non tutti hanno i mezzi per..’ si nasconde sempre quel gruppo ampio, amplissimo, che invece i mezzi li avrebbe ma si fa scudo di chi non ce li ha.

  5. Cari tutti che sostenete di dovervi pur guadagnare la pagnotta facendo lavori inutili, poichè ben pochi di questi lavori sono stati in origine pensati come inutili ma lo sono diventati perchè mal eseguiti, iniziate, se non altro, a cercare di farli bene. L’inutilità e lo spreco di tonnellate di scartoffie e marche da bollo è evidente anche a voi. Ma se almeno faceste il vostro lavoro come va fatto (e non commento su coloro che timbrano e vanno a farsi i cazzi propri, non facendolo per nulla, il proprio inutile lavoro) magari non dovremmo aggiungere anche la beffa di dover attendere risposte mesi, a volte ANNI.
    L’impiegato comunale che mi fa attendere NOVE MESI un permesso per una ristrutturazione (ma in tre giorni rilascia quella per il Sindaco) o quello dell’agenzia delle entrate che mi risponde che ho aspettato troppo a chiedere il rimborso (non è vero, non è vero per niente, avevo 10 anni di tempo ma tu, piccolo tronzo, decidi che secondo te sono due. La cassazione mi dà ragione, ma io, suddito, chino il capo perchè so che un ricorso mi costerebber più di quanto mi renderebbe), ed altri mille piccoli esempi di lavori non solo subolimemente inutili, ma anche svolti nel peggiore dei modi.
    Iniziate a lavorare BENE, zio santissimo e, se non altro, a fronte di tanta inutilizia, peraltro pagata da noi sudditi contribuenti, dateci dei SERVIZI degni di tale nome.

  6. So benissimo che questo é uno sfogo. So benissimo che una parte di te sa che non tutti hanno capacità ed opportunità per lasciare un segno o per aiutarci a cambiare il sistema… persone che per complicazioni di vita, di famiglia, abbassano la testa e vanno avanti una intera esistenza… credo che sia triste per loro esserne consapevoli sentendo le mani legate. Serve carattere, coraggio e circostanze di vita che aiutino a creare le prime due… Condivido l’inutilità della burocrazia, anzi la dannosità in essa.
    Et ventis adversis … semper!

  7. Sono d’accordo con il pensiero, meno con la forma: non detesto queste persone, ma le situazioni. Come hanno già detto Controtendenza e Anna, non tutti sono in grado di cambiare le cose subito; conosco molte persone che per il momento cercano di sopravvivere il più dignitosamente possibile, a cui dico una parola d’incoraggiamento ogni volta che posso. Sono convinta che ciascuno può fare qualcosa per cambiare il mondo in meglio, anche una cosa piccola, a partire dalla propria vita, con le proprie forze.

    Buon vento e buoni incontri!

  8. Poco fa ho pensato di venire a prendere una boccata d’aria su questo blog… e cosa trovo? L’ultimo post che mi spiattella e mi ricorda, senza mezzi termini, tutta la mia mediocrità di burocrate inutile. Ti prego Simone, sarai pure inc…ato con il doganiere che non ha letto neanche il sussidiario ma non ti ci mettere anche tu, oggi!
    Non è facile, si vive male a fare lavori inutili. E’ tostissimo, ma non tutti hanno le capacità per fare qualcosa di più utile. Non tutti hanno ricevuto l’educazione e la preparazione per diventare uomini e donne utili. La vita è spesso una questione di opportunità, alcuni ne hanno molte ma non le sanno cogliere, altri ne hanno poche o affatto.

    • Vero, verissimo, Controtendenza.
      Però è altrettanto vero che, molto più spesso di quanto immaginiamo (e vogliamo credere), le opportunità facciamo finta di non vederle, e ci accomodiamo nelle nostre poltroncine comode comode che con i loro braccioli paiono più sedie di costrizione.
      Ho lavorato per oltre vent’anni in un ufficio pubblico (università, nemmeno dei peggiori), e per ogni collega (persone degnissime, beninteso) che, non avendo quelle capacità cui tu fai riferimento sopravviveva turandosi il naso, ce n’erano dieci, cento che in quella melma ci sguazzavano, ben contenti di timbrare il cartellino e andarsene al bar, per poi prendere letteralmente per i fondelli il malcapitato di turno che aveva la sventura di aver bisogno dei loro preziosi servigi. Classico esempio del cittadino al servizio dello stato, e non il contrario come sarebbe sacrosanto che fosse.
      Quante volte ho cercato di spronare la mia collega e amica S. a reagire, a ribellarsi (a volte lo faccio ancora oggi, quando ci sentiamo), ma so bene che non lo farà mai, è al di sopra delle sue possibilità. E per questo, pur non smettendo mai di provarci, rispetto il suo modo di essere.
      Allo stesso tempo, però, condivido fin dalle budella lo sfogo di Simone, perché in quei vent’anni ho assistito impotente a situazioni al limite della credenza, ingoiando rospi senza riuscire a far nulla, lasciata quasi sempre sola a combattere battaglie che se vinte avrebbero dato beneficio a molti.
      Ma se sei una persona con un minimo di senso del dovere, di rispetto per se stessa e per gli altri, con coscienza e senso del bene comune, non puoi non reagire di fronte a certi atteggiamenti. Prima o poi esplodi.
      Non è facile sopportare un lavoro che non si ama, inutile se non dannoso; per oltre vent’anni sono stata complice di questo, e non nego che ancora oggi, nei momenti duri, rimpiango la “sicurezza” di quello stipendio garantito. So quanto sia difficile dire no.
      Ecco perché ho usato la parola “complice”: perché solo quando mi sono resa conto di esserlo ho iniziato a intravedere una possibilità di vita diversa. E un giorno, poco tempo dopo (era ottobre 2009), curiosando in libreria come faccio sempre, l’occhio è caduto su “Adesso basta”.

  9. Le persone che tu detesti perché si piegano a fare un lavoro inutile (e per questo forse anche più frustrante) sono in realtà piegate dalla necessità di fare un lavoro per campare. Non tutti posso scegliere, molti mancano degli strumenti (intelletto e personalità) per costruire ciò che desiderano, e allora fanno quello che sanno e possono fare, anche se inutile. La rivoluzione parte da altro tipo di cervelli, è responsabilità di chi sa pensare. A tutti gli altri tocca il lavoro inutile, che serve per vivere, a volte sopravvivere. Molto ingenua la tua idea che tutti abbiano le qualità mentali per riflettere su ciò che sono e fanno, e la forza per cambiarlo.

  10. Simone, non posso fare altro che condividere il tuo pensiero, ma credimi a volte ci sono persone, quelle che tu chiami poliziotti che per una misera “fetta di pane” sono costretti, obbligati a far rispettare quella sporca e corrotta burocrazia.
    Sono obbligato anche io a farlo, ma fortunatamente il mio buon senso ed umiltà aiuta a limare atteggiamenti di estremo pessimismo nei confronti di chi, a volte con ampia maleducazione si pone verso un Gregorio che non c’entra nulla in questo sistema.
    In me c’è un Gregorio, un Simone, un Matteo che ogni giorno gridano “Avanti Tutta”. Spero di uscirne fuori al più presto e di condividere il tuo post verso questa burocrazia e magari, con grande galanteria mandare tutti ” a quel paese”.
    Buon vento

  11. Purtroppo burocrazia e corruzione camminano mano nella mano e si alimentano a vicenda…con masnade di “utili idioti” a fungere da “cancello automatico” se prima hai inserito la monetina…

    Non so se nei tuoi lavori di ristrutturazione di casa Simone hai avuto a che fare con un qualsiasi ufficio di edilizia privata di un Comune, sono l’emblema della burocrazia “ad personam” e dela non trasparenza…
    Quelli che puoi fare su un qualsiasi immobile intanto non è scritto chiaro e semplice da nessuna parte e soprattutto cambia a seconda di chi chiede e tramite quale tecnico chiede, annessi geologi, geni civili , perizie, timbri, bolli, nulla-osta….

    Risultato: siamo il paese della burocrazia alle stelle e CONTEMPORANEAMENTE del dissesto idrogeologico, dei condoni e dell’abusivismo. In pratica botte vuota e moglie sobria.

  12. Concordo in pieno Simone. Io faccio come te. Io vivo la guerra all’inutile e cerco di aprire le coscienze. In montagna. Cerco l’essenziale e divulgo il concetto di responsabilità individuale e quotidiana nelle scelte. In ogni istante della nostra vita scegliamo se essere schiavi o liberi, utili o inutili. 1 abbraccio

Comments are closed.