Ripartire

 

Bitte. A cui dare volta. Da cui sciogliersi e andare.

Una lunga estate. Piena, ricca, di blu e di arcobaleni, sempre tra le isole, toccando due volte soltanto il continente. Isole di cui intanto scrivevo, rileggevo, correggendo parole sempre più senzienti di me. Cinque mesi e mezzo per porti e in altura, io su e giù tre volte, per quindici settimane. Il lungo, lento, quotidiano itinerario per i meandri del mio mondo. Quando ero in quell’ufficio, in quelle città, tanti anni fa, costretto a parlare con persone non scelte, in luoghi non miei, per denaro inutile alla vita, era questo che sognavo. Estate dentro il mio sogno, dunque, che è sempre e inevitabilmente una questione di isole.

L’isola-casa, Kythira. L’isola sogno insperato, Milos. L’isola crocevia Zacinto. L’isola incubo e visione, Cipro. L’isola mito, Thera. L’isola tragedia, Lampedusa. L’isola follia, l’isola vita, l’isola libertà, l’isola che quel mattino, l’isola che dopo quella notte… L’isola che c’è sempre, perché somiglia così da vicino al mio spirito, alla mia mente. E isola chi le ama, chi le viaggia, chi le sogna. Ogni uomo dovrebbe avere un’isola. Solo che per averla, dovrebbe prima riconoscersi tale.

Ma anche estate di gente strana, fuori posto, e di frasi sciocche, ascoltate e un po’ sorrise, di troppa gente che va nel canale di Sicilia e poi ha caldo (Ma va?! Strano, non succede mai… Prossima volta a Canazei?). Estate di gente sull’orlo di una crisi, che dice “brutto” a quello che gli capita mentre dovrebbe dire “sto male” per quello che vive. O di gente che non sa vedersi, e allora ti vede male, scambiando presbiopia interiore con miopia del mondo mentre accusa gli oggetti di essere sfocati. Estate di differenze, di distonie, contraddizioni ormai del tutto comprese, che devono cambiare, perché va bene trovarsi fuori posto, per un po’, ma non va bene restarci.

Estate lunga, che non ti rispondo perché non ti vedo più. Sai cosa ti dico, ciao. Estate che ti vedo, finalmente, e ti chiedo di restare. Estate di albe, isole nel tempo, in cui per qualche istante non parlare, e vedere. Estate di incontri e di partenze. Estate di vele da bordare, cime da tirare, manovre da riuscire a fare, di mani sporche d’olio, cacciavite e miracoli. Estate di crescita, di esperienza di me. Della soddisfazione, soprattutto, di guardarmi indietro e vedere due o tre brutti errori, e proprio per questo non vedermi peggiore, né identico, che sarebbe quasi peggio. Quattro anni, diecimiladuecento miglia, tanto era necessario per cambiare? Estate di Mediterraneo sognato vissuto da ribaltare da rimuovere da rinnovare per chissà, domani, forse, diversamente….

Estate da levante a ponente, per tornare, per riprendere un antico discorso, per riprendere a godere. Un’estate lunga, che coglie il fine, che dice fine, che mette fine perché anela nuovi inizi, come sempre deve fare chi non vuole sguazzare nel pantano, chi vuole patire se deve e pagare se non lo può evitare, ma poi, anche senza più un soldo, libero finalmente… ripartire.

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9 thoughts on “Ripartire

  1. Comandante, questi tuoi pezzi che aprono sul mare , che dire, sono certamente di una bellezza disarmante e mi riferisco, più che alle foto, a quanto tu riesci a tratteggiare e marcare con le parole.
    Però, ..però Comandante……..quando scrivi dal tuo guscio, dal fienile dell’anima lì veramente, potrei rileggere i pezzi per giorni interi. Questa “casa casa”, che ti accoglie e ti coccola, che vede nascere i personaggi dei tuoi romanzi e la preparazione dei tuoi piatti. Questa casa che accompagna le solitudini di cui ci rendi partecipi o i momenti di convivialità. Dopo un pò che sei via, mi manca.
    Questo mio post, insomma, contiene una velata richiesta…. e mi viene da sorridere: a quando un pezzo in cui “ritorneremo a casa” ? Un saluto Comandante, a presto.

  2. #Puntoacapo

    Io e l’estate quest’anno non sempre ci siamo ritrovate puntuali nello stesso luogo. Passi pesanti mi hanno impedito talvolta di viverla a pieno, al mio fianco, cogliendo solo il presente. Altre volte, passi troppo veloci, frenetici e vivissimi – ma privi di méta – mi hanno fatto andare oltre. E superare la linea in anticipo non è sempre saggio e neppure utile.

    Non so dire se sia stata breve o lunga, ricca o avara. E forse, a bocce ferme, non è stata neppure un’estate totalmente solitaria. So però di certo che è stata l’estate del mio #Puntoacapo. Ha rappresentato un unicum, uno spartiacque della mia vita – uno spazio consapevole – e ha scandito ogni giorno, potrei dire ogni ora, il ritrovarmi e il ripartire. Spesso con fatica e qualche dolore ma per fortuna anche con tanta leggerezza, energia, entusiasmo, curiosità, passione e cuore.

    E allora ogni occasione è stata buona per prendere e andare. Per mettermi alla prova. Anche quando non necessario. Alla ricerca di una sensazione, di un luogo che fosse poi il motore del mio #Puntoacapo. Non è stata un’estate di luoghi (anche se ce ne sono stati davvero tanti e diversissimi tra loro). Per questo non li racconto qui. Perché non sono stati loro la mia estate. Ma è stato un tempo di nuova umanità e di nuova me. È stato il tempo e il luogo dell’ascolto. Forse sì, c’è stato un luogo che ha aperto il cammino, ma l’estate era ancora lontana da venire. Si chiama Procida ed era ancora tutta immersa nei suoi lenti e solitari ritmi isolani. Che meraviglia!

    Ho macinato chilometri a piedi guardando gli altri e ascoltandomi. È stata un’estate di milioni di note musicali e di migliaia di pagine lette. Stranamente, un’estate di tante parole pensate, dette, lette ma non scritte. Forse in tutto questo andare e tornare, partire e ripartire è mancato il momento della calma, della noia dove le parole si possono trasformare in scrittura, in pensieri definitivi su carta. Ma come ho detto, è stata un’estate tutta in divenire. E mi rendo conto ora che questo è il primo momento in cui allineo i pensieri fisicamente, con ordine.

    Per riprendere le parole e le emozioni di Simone… per una volta mi sono permessa di farmi isola, allontanando quello che non serve, non fa bene, non nutre, coltivando l’essenziale. Che alla fine, ho capito, l’essenziale è quello che ti porti via quando la casa va a fuoco: te stesso. Ho sempre però cercato in questa estate 2017 di lasciare una cima a disposizione. Per essere raggiunta dal nuovo e per saperlo toccare quando lo avessi anche solo intravisto.

    Ora si riparte. E a segnare la nuova rotta è #Puntoacapo. Mi auguro e vi auguro #buonvento!
    Carla

      • Bellissimo commento oltre che bellissimo articolo… Se posso permettermi però Simone, non mi attaccherei molto all’idea di farsi isola… Sai, una delle cose che maggiormente fanno soffrire l’uomo è considerarsi separati dagli altri, scissi. Non intendo separati come solitudine, ma separati come allontanati dalla vera natura delle cose, che è legata indissolubilmente al tutto…
        Bellissima la parte in cui ripristini una parola che oggi è demodè: “sto male”. Oggi ci portano a considerare “brutto” quello che accade, triste quello che è fuori. La realtà è semplicemente che una persona sta male, quando fuori vede grigio e incoerente…
        Un abbraccio

  3. Grazie Simone per queste visioni.

    Quest’estate ho visitato Giannutri e l’Isola del Giglio: l’Arcipelago toscano è meraviglioso, così prossimo da essere poco esotico e quindi, dai: scontato.
    Le isole minore del Mediterraneo sono le perle di una collana, sarebbe un sogno visitarle in barca: ma i sogni si accendono per essere raggiunti, un giorno.

    Sempre fuoriposto: la mia casa è il mare.

    Buon vento!
    Vittorio

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