Otto

Otto anni fa, nel primo pomeriggio del 13 gennaio 2008, uscivo dall’ufficio in via Moscova. Per l’ultima volta. Mi sono tolto la cravatta (che non ho mai più indossato) mi sono messo a passeggiare lentamente per Milano, e ho pensato che ogni possibile ritorno, da quel momento, era impensabile. Ero perfettamente consapevole di quello che stavo facendo. Non avevo mai praticato una vita diversa, ma sulle faccende riguardanti la libertà, per oltre tredici anni di pensieri, calcoli, progetti, speranze, letture, scritti, avevo diritto a una mia opinione. E a tentare di metterla in pratica.

E’ accaduto di tutto in questi otto anni. Io non sono morto di fame, e a parte cinquemila euro che ho dovuto sottrarre ai miei magri risparmi (che non posso toccare, non avrò la pensione, come credo si sappia), mi sono sempre mantenuto facendo ogni cosa possibile, dal cuoco agli aperitivi, dalla guida turistica al lavabarche, ma soprattutto scrivendo, navigando, e con le mie sculture. La mia fonte di reddito maggiore è stata tuttavia l’autofinanziamento: economie, bassi consumi, autoproduzione, comportamenti diversi, in tempi e luoghi altri.

Non un giorno ho pensato di tornare indietro. Non un momento. A volte stento a credere di essere vissuto diversamente da così. Per crederci devo guardare delle fotografie, o cercare su Google. L’uomo-che-tenta-di-essere-libero è la mia condizione naturale. Scrivere e navigare, la mia linea di minore resistenza.

Sono salito sul tetto, poco fa, a fare lo spazzacamino. Mi sono guardato intorno, in questo mercoledì 13 gennaio 2016, anniversario di otto anni fa. Tutto era bellissimo. il sole era pulito, la val di Vara immobile. E io mi sono sentito orgoglioso di ogni cosa tentata, da questo fienile ristrutturato alle mie questioni più personali. Morissi domani, cosa sempre possibile, la mia vita avrebbe avuto senso anche solo per questi otto anni. Stasera brindo alla libertà, a chi la tenta, sempre, con coraggio e consapevolezza. A chi si guarda indietro e nell’orizzonte degli ultimi otto anni vede se stesso. Cazzate a parte, o forse incluse le cazzate, quell’uomo sono io. Tanto o poco che sia. Con tutto l’impegno e l’energia e la creatività che posso.

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Poi, dopo…, è arrivato lui.

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