Sun 19 Feb 2012
Qualcuno ha bisogno di una scusa?
Posted by simone under Uncategorized
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Questo sistema è sbagliato. E sbaglia anche chi se ne lamenta ma vi aderisce. La promessa che saremmo stati felici era una balla, e noi ci abbiamo creduto. Io da questo sistema mi sono tirato fuori il più possibile e continuo a farlo. Molti, per questo, mi accusano di radicalismo. In modo del tutto controintuitivo e paradossale, data l’attuale corsa all’occupazione, ho ipotizzato la nascita di un Ufficio di Scollocamento. E’ nella pagina finale di Avanti Tutta (Chiarelettere).
Quando il libro è uscito (gennaio 2011) non ho ricevuto una sola voce di biasimo per quell’idea, anzi, moltissime suggestioni, contributi, plausi, incoraggiamenti. La sua provocatorietà, in un momento di ansia da collocamento, ha convinto e interessato migliaia di persone, con mia grande soddisfazione e curiosità. Qualcuno (l’associazione PAEA e il Cambiamento) ha studiato e realizzato quell’idea, che io potevo registrare ed esercire e che invece, per parte mia, ho regalato. Immagino che tutti sappiano che le idee sono la cosa di maggior valore in questo mondo dominato dall’intellectual property. Quante persone conoscete che regalano idee di un qualche valore? Io nessuna.
Per altro, ho anche dedicato tempo e risorse per svilupparla, sempre gratuitamente. Mi è parso uno dei benefici effetti della mia scelta: poter dedicare tempo gratuito a quello che mi interessa, stando con gente che incontro per la via e che mi piace, che stimo, che è da tempo impegnata nella controcultura, nel cambiamento del mondo (che se non ci lavora nessuno, non cambierà mai. Le idee sono belle, poi bisogna sporcarsi le mani e tentare di realizzarle, altrimenti sono inutili. Per me, come si sa, è uno sforzo vano, e infatti non mi ci metto, ma ammiro chi non perde le speranze e se posso lo aiuto). Qualcuno dice che questo è una contraddizione, ma io non vedo in cosa. Semmai ci vedo continuità col mio pensiero.
Segnalo che in questi due anni e mezzo qualche migliaio di persone (oltre a un buon numero di società del settore) mi ha proposto di organizzare corsi, seminari, meeting per aiutare chi non ha idea di come cambiare. Cosa dalla quale mi sono garbatamente sottratto (va già bene se riesco a cambiare io), inclusi PAEA e il Cambiamento, che mi hanno gentilmente offerto di essere della loro iniziativa in modo integrato e protagonista. In ogni caso, se ne avessi organizzato, anche solo a cento euro a testa, adesso avrei un mucchio di quattrini, che però, come si sa, non cerco se non per sostentarmi, e in questo momento (grazie ai libri) non mi servono.
Quanto al problema di come si cambi, e se sia possibile farlo da soli o se sia necessario farsi aiutare, direi che ci sono casi e casi, come sempre. Come per chi voglia smettere di fumare o di bere o di drogarsi, c’è una minoranza che trova dentro di sé le risorse, che ha la forza, in qualche angolo del proprio spirito, per risollevarsi, liberarsi e ricominciare. Io sono uno di questi. Poi c’è la maggioranza che, invece, quella forza non ce l’ha. Me lo scrivono tutti i giorni. Traggono beneficio e a volte stimolo dai libri, o dalle frequentazioni o hanno bisogno di amici, guide, qualcuno che li aiuti. Io a questa seconda ipotesi, lo ammetto, ci credo poco. Non so come si possa aiutare gli altri veramente. Tuttavia, ammetto che psicologi, uomini saggi, scrittori, filosofi, pedagoghi, esperti hanno un ruolo sociale importante: fanno da stimolo, offrono occasioni di riflessione, indicano la via per alcuni passaggi del guado, confortano, danno informazioni, qualche strumento, testimoniano. Per chi non ha forze proprie bastanti, non è poco. Migliaia di persone leggendo i miei libri sul cambiamento mi hanno scritto dicendomi “grazie, mi hai cambiato la vita”. Io mi sono schermito e non ho idea di cosa avrei cambiato, ma loro questo dicono e io questo riporto.
Mi pare dunque che abbia senso, da parte di Paea e del Cambiamento, che questo fanno per missione e mestiere, tentare. Non io, loro. In tutto ciò, che ha carattere di proposta, di iniziativa che può essere semplicemente accolta, osservata o tralasciata, non vedo contraddizioni. A me le iniziative, le azioni, piacciono più delle parole. A me chi si incammina piace più di chi se la racconta troppo. Tentare è già riuscire, in qualche modo. Non farlo è certamente fallire. Le modalità del tentativo, poi, sono insondabili. Sapete voi quale sia quello giusto? Lo so io? Direi di no. Le iniziative personali riescono sempre? I corsi falliscono sempre?
Ma tutto questo mi fa riflettere molto. La corsa a cogliermi in contraddizione continua e diventa sempre più accesa. E vedrete che si inasprirà ancora. Quando poi qualcuno passa all’azione e io lo sostengo capisco che molti vadano in crisi: “aderisco al corso, visto che volevo tanto cambiare, o lo critico? Oppure non dico niente?”. Le azioni spaccano, è sempre stato così. Le parole volano.
Io, naturalmente, sono sempre qui, esattamente dov’ero quando questo blog è iniziato, non ho mosso il timone di un grado bussola dalla mia rotta. A casa mia fa sempre freddo ma ci vivo bene, le tentazioni sono sempre forti ma non mi paiono irresistibili, la mancanza dello stipendio resta un problema ma non irrisolvibile. Sono quasi cinque mesi che scrivo, in solitudine, sereno, come avevo progettato. L’ispirazione che ho, il senso che trovo nelle mie scelte, sono gli stessi.
Ma il tempo corre. Come ogni fidanzamento, anche questo nostro dialogo entrerà in crisi. Chi si è manifestato entusiasta del cambiamento e della mia storia non potrà venire su questo blog per tutta la vita parlandone e basta, senza fare niente. Dovrà fare, prima o poi, i conti con la realtà. Dopo i fidanzamenti, nella vita, o ci si sposa e si fa un figlio o ci si lascia. Prevedo che, prima o poi, qualcuno avrà bisogno di una scusa per abbandonare questo blog. Magari accusando me di essermi contraddetto, o di averlo deluso.






