Una Rivoluzione

Non è difficile. Un nuovo Governo deve, con urgenza:

– varare un piano a 15 anni per formare una nuova generazione di cittadini (quelli che ora hanno 5 anni e tra 15 anni voteranno). Una rivoluzione immediata della scuola con fondi, selezione professori, programmi scritti da una commissione di professori, artisti, filosofi, ingegneri, con l’obiettivo di rifondare le basi civili, morali, psicologiche della nostra società Produzione di persone, cittadini.

– varare un enorme progetto di pulizia del mare, delle spiagge, ristrutturazione e ripopolazione incentivata di borghi, villaggi, coste, paesi italiani (che significa far ripartire l’edilizia, ma senza “nuovo” solo recupero dell’esistente)

– varare un mega progetto energetico per portare l’Italia in dieci anni a produrre l’80 pc dell’energia da fonti rinnovabili. Una legge con incentivi per rendere ogni tetto di capannone industriale, di casa, di tutto… un impianto solare, etc. Sostenere il ciclo chiuso individuale (solare che dà energia a casa, macchina, consumi) e dunque l’industria automobilistica ed energetica a cui chiedere prodotti low-cost per tutti incentivati (auto elettrica a 5000 euro, per tutti).

– varare un progetto culturale ambizioso, creando un gruppo di “apostoli della cultura” (filosofi, artisti, intellettuali, universitari, ma anche altro) in ogni provincia, task force della cultura che vadano casa per casa a spiegare le follie del razzismo, dell’intolleranza, della violenza verbale, dell’ignoranza sdoganata che oggi pensa di poter dire a voce alta le sue follie, al valore della resilienza, della sobrietà, della lotta al leviatano consumista. Apostoli della libertà individuale dai condizionamenti.

– varare un grande progetto di scollocamento per tutti quelli che: “io vorrei fare il falegname”, cioè tutti coloro che vorrebbero svincolarsi dall’industria e dai servizi tornando alla vita dell’artigianato di base, dall’autoproduzione alimentare, ai mestieri.

– varare un grande progetto di accoglienza e regolarizzazione degli immigrati, con inserimento nei mestieri necessari al paese, dall’agricoltura all’industria, ma anche ai settori dove la crisi demografica ci fa dannare (tipo la sanità dove nei prossimi anni mancano decine di migliaia di medici).

– varare un progetto di potenziamento delle reti di comunicazione (in Italia a tre miglia dalla costa si perde il segnale, o basta una collina per non avere più il 4G, vergogna) per rendere l’Italia un posto finalmente collegato alla modernità.

– potenziare le reti tv/radio dando spazio al pensiero, alla riflessione sui temi complessi, alle opinioni di chi ha studiato, di chi pensa, di chi ha idee, soprattutto giovani.

– varare un grande progetto di riduzione degli sprechi a tutti i livelli, da quello del cibo (con un progetto di circolarità in modo che neanche un pezzo di pane vada sprecato) a quello energetico (one lamp, one room, one person), a quello dell’acqua e di qualunque risorsa primaria.

– potenziamento delle politiche di dialogo per e verso il Mediterraneo. Leadership nel percorso di creazione, in quindici anni, degli Stati Uniti del Mediterraneo. Roadmap concreta di avvicinamento a partire dalla stesura di una bozza di costituzione mediterranea.

– tetto ai mega stipendi, pubblici e privati, e innalzamento dello stipendio minimo, ma obbligo per tutti di frequentare corsi in tutto il Paese su come vivere senza sprechi. Un Piano Marshall per ricordare ai cittadini italiani come sono sempre vissuti senza buttare niente, e trovandosi così in tasca soldi che neppure sanno di avere perché li sprecano.

– ritiro della tessera elettorale per 10 anni a tutti i pregiudicati , per qualunque reato, di qualunque genere. Che il futuro del paese lo determini solo la gente onesta.

Non serve un genio per capire che queste cose cambierebbero il Paese, restituirebbero leadership all’Italia, costituirebbero una rivoluzione economica, ambientale, sociale, civile.

Non servono risorse immense per realizzare un piano come questo. Ma uomini determinati a realizzarla. Uomini coraggiosi, ambiziosi, determinati al cambiamento vero e profondo, destinati a passare alla storia.

Soprattutto non servono politici. Perché gran parte di questo possiamo farlo noi, adesso, individualmente, come se fosse già legge. Cambiando te, cambiando io, la società cambia. Dunque la politica cambia. Dunque cambia il mondo.

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Andare avanti

disegno di Davide Besana, amico e marinaio.

Le cose belle, quelle importanti, o finiscono quando vanno a conclusione naturale, oppure le rilanci, le aumenti, le amplifichi.
Questo è il caso di Progetto Mediterranea, che “secondo programma” dovrebbe concludersi il 12 ottobre 2019. Ma che non finirà quel giorno.

Anzi. Rilancia e Raddoppia, sia perché un grande amico e marinaio come Filippo Mennuni è entrato con me nella sala di comando del Progetto; sia perché Francesca Piro, nonostante mille impegni, progetti e sogni rimane dentro questo bel gruppo; sia perché abbiamo varato un’associazione (“Associazione Progetto Mediterranea“) che sarà strumento di azione territoriale, nazionale, internazionale per gli obiettivi che abbiamo.

Insomma, Progetto Mediterranea arriverà a Genova il 12 ottobre (Poseidon permettendo). Siete tutti invitati alla festa che faremo sul molo e a bordo. Seguite i social per capire quando, a che ora, dove. Quel giorno con tante persone che ci hanno seguito festeggeremo la fine di sei anni di spedizione. Ma il grande viaggio della #barcaparlante non si fermerà. Per almeno altri tre anni proseguirà a ideare, studiare, navigare, aggregare, dialogare… perché forse è vero quello che ormai dicono tutti: da PM #nonsisbarcamai.

Le ultime notizie, in merito, sull’Ansa:
clicca qui per leggere

#progettomediterranea
#mediterranea
#rottasugenova
#labarcaparlante

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Tanto mare

Gennaker a Castellamare. L’istante prima che…

In queste settimane, e prima da maggio, ho navigato in Atlantico e per per mezzo Mediterraneo. Portogallo, Spagna esterna, Mare di Alboran, Bacino Algerino-Provenzale, Canale di Sardegna, Canale di Sicilia, Tirreno Meridionale. Mal contate, trecentocinquanta miglia in oceano e milleduecento dentro Gibilterra. Ho incontrato tanta gente, a bordo e sul molo. Sono vissuto nei porti, nelle rade solitarie, nei canali dove il vento accelera, dove si narrano storie che… Corto Maltese, Giasone, Ulisse, Attilio Regolo, Andrea Doria, Colombo, Caboto, Dragut Rais, Curtogoli, Occhialì, Nino Bixio, Garibaldi, Diaz, Magellano, Da Gama, Vespucci, Verrazzano, sempre nella mente, e con loro infiniti altri maestri del viaggio per mare. Ho navigato con l’umiltà di cui sono stato capace, e con il garbo che si deve a una vecchia e nobile barca, a un antico mare. Non ho preso rischi inutili, e quelli che ho assunto erano commisurati al motivo e ai mezzi che avevo per affrontarli. Ho dovuto risolvere problemi, qualche volta tenere duro per la stanchezza o il disagio. Ho riso tanto, parlato e ascoltato tanto, e mi pare che, come sempre, il mare mi abbia insegnato molto di più, senza neppure dire una parola. Tra noi il bilancio è sempre a mio debito.

Ho visto l’Africa, la Spagna andalusa, la Catalogna delle Baleari, la Sardegna genovese, la Genova tunisina, il Maghreb, la Sicilia occidentale del tonno e dei Cartaginesi. In molti tratti ho “visto”, e dovunque, come al solito, ho immaginato. Il mare è causa di visioni, prefigurazioni. In nessun luogo come sul mare si vede bene la terraferma e vengono a galla i progetti, si delineano a mente le soluzioni possibili. Soluzioni che hanno quasi sempre a che fare con ciò di cui ha bisogno l’anima per fare un passo ancora. Verso dove, non è dato saperlo. Direi là, o là, dove deve.

Ho vissuto l’ebbrezza, quella che ti fa trasalire, ti fa dire parole importanti. Pensare cose grosse. L’ho condivisa, l’ebbrezza, con gli “amici per un’ora” e gli “amici di sempre”, e a distanza anche con gli altri, quelli che vorrei sempre a bordo, e che invece non ci sono mai. Ho danzato in mare aperto, di notte, ho cucinato tanto, alcune cose buonissime, ho pescato, sfilettato, impanato, fritto, saltato. Da Lisbona a Palermo ho disegnato una linea spezzata a forma di onda, che scende, poi risale, poi scende, poi…

La #rottasugenova prosegue. Il tenace viaggio della #barcaparlante va avanti. Il mare ci aspetta, sempre, purché siamo in grado di attendere che apra le braccia. Il grande amore è lui. Quello che, finito tutto, sta sempre, ancora, ancora e ancora lì.
Resta da capire dove siamo noi…

#progettomediterranea
#mediterranea
#rottasugenova
#tuttalavitacosi

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Per raccontare a tutti il nostro mondo

Piccolo crowdfunding per Mediterranea. Vorremmo realizzare il docu-film di questa lunga spedizione: 6 anni a vela per incontrare, conoscere il Mediterraneo.

Le cose da raccontare attraverso le immagini sono tante, tre continenti, oltre venti paesi, quasi 20.000 miglia navigate. Il materiale da spulciare, selezionare e montare è dunque notevole, e ne realizziamo ancora ogni giorno in questo lungo ultimo anno di rotta. Ci aiuteranno dei professionisti, e dovremo “scrivere la storia”, così come ci è parsa e come l’abbiamo vissuta. Sarà bello ascoltare le vostre impressioni.

Dateci una mano. Siamo quasi a duemila euro. Dovremmo arrivare a cinque o seimila per coprire gran parte dei costi. L’obiettivo è naturalmente solo quello di raccontare, perché tutti possano “vivere” con noi questa spedizione, sapere qualcosa in più del nostro mondo. Non abbiamo sponsor da ingraziarci o per cui dobbiamo fare comunicazione del marchio, né venderemo questo video o trarremo soldi da esso.

Fate circolare questo link, dunque, e sostenete questo progetto, se volete. Grazie!

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Docu-film della spedizione. Per raccontare attraverso le immagini (e non solo…) Progetto Mediterranea

Voglio raccontare per immagini questa spedizione, impegnativa e lunga, che vede oggi un equipaggio di 51 persone (sono arrivate ad essere fino a 56) coinvolte in un progetto culturale, nautico e scientifico alla ricerca del nostro mondo, quello di cui tanti parlano ma che pochi conoscono.

A Genova, all’arrivo, il 12 ottobre, avremo navigato per quasi 20.000 miglia, all’incirca la massima circonferenza del pianeta (21.000), avremo intervistato artisti e intellettuali, svolto prelievi periodici del plancton per conoscere lo stato dell’ambiente marino.

Abbiamo formato donne e uomini al mare. Abbiamo svolto un autentico esperimento sociale di sharing per comprendere le nostre identità e quelle del nostro grande Paese mediterraneo.

Progetto Mediterranea non ha sponsor per scelta. L’ho ideato immaginando tante persone, ognuna che dà il suo contributo economico, d’impegno, idee e tempo, per essere liberi da tutti, da qualunque vincolo, per non dover rendere conto a nessuno. E così è stato.

Vorrei riuscire a raccontare questa storia con un video racconto. 
Se avete voglia, se vi interessa che questo piccolo film si realizzi, o se volete solo darmi e darci una mano, ecco il link della pagina dove donare: https://progettomediterranea.dreamhosters.com/?fbclid=IwAR1d8u3ne832VOBFEgoVINIx7Z95eRXX1rs47bVGA-R8NRTyHXaTlwCX-ds

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Ultimo anno. Lisbona-Genova

Ecco la #Rotta2019 di MEDITERRANEA.
Per venire a bordo e avere tutte le informazioni, scrivete all’indirizzo: info@progettomediterranea.com

Inizia l’ultimo anno di navigazione a vela della spedizione nautica, culturale e scientifica “Progetto Mediterranea” che si concluderà a Genova il 12 ottobre 2019.

Per me una grande emozione.
Questa spedizione è salpata sei anni fa, nel 2013, poi ufficialmente nel 2014 dopo i Balcani e il Golfo di Venezia. Ho faticato tanto a tenere duro nei momenti difficili, e grazie a Francesca Piro e ai compagni di viaggio “Mediterranei” e agli “Amici di Mediterranea”, siamo arrivati fin qui. Grande avventura. Vivere, nel senso più completo e ricco del termine. Il mio “liberi di”.

Tra giugno e ottobre navigherò da Lisbona lungo una rotta che riporterà Mediterranea definitivamente in Italia. Le tappe principali sono quelle indicate sulla mappa e lì si svolgeranno i cambi dell’equipaggio, mentre durante la navigazione ci saranno soste in baie e in eventuali piccoli porti intermedi. Navigherò da #Lisbona lungo il #Portogallo, tornerò nella bella Lagos, per fare poi una breve puntata in #Spagna, in una città che ho amato tanto, Cadice, e traversare da lì sulla costa marocchina. Approderemo a #Tangeri, per proseguire poi per #Melilla; da lì, con una lunga traversata – verosimilmente senza soste intermedie perché la nostra diplomazia ci ha messo in guardia sull’Algeria, vedremo… – raggiungeremo #Tabarka, le Isole de La Galite, #Bizerte, e quindi la #Tunisia. Ai primi di agosto, torneremo in Italia passando dalle Egadi, da #Trapani e quindi la costa nord della #Sicilia, senza mancare Palermo e le Eolie. Proseguiremo poi verso la #Calabria, per iniziare la risalita verso nord, con soste nelle principali città costiere, nelle isole pontine e nell’arcipelago toscano e naturalmente a #LaSpezia. L’arrivo è previsto a #Genova il 12 ottobre. Avremo percorso a quel punto poco meno di ventimila miglia in sei anni per tutto il Mediterraneo, tranne alcune località dove la guerra ci ha impedito di andare.

Chi vuole venire con noi è il benvenuto, anche solo per una settimana. Basta che scriviate all’email: info@progettomediterranea.com.

La rotta 2019
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Ascolta

Usciti oggi “Adesso Basta” e “Avanti Tutta” in audiolibro. Una società nordeuropea ha voluto i diritti di entrambi. Per chi guida a lungo, per chi giracchia per casa facendo mille cose. Per chi se ne sta ore su un treno a guardare dal finestrino ascoltando parole. E anche per tutti gli altri.

Al link qui sotto se ne può ascoltare gratis un piccolo brano. Lo riporto anche in testo.

Buon ascolto.

“Bisogna dare senso al nostro tempo non solo perché è poco, ma per un’etica della vita che abbiamo perduto. Che il mondo finisca oppure no, oggi noi siamo qui, e la cosa grave non sarà scomparire, ma non essere mai stati. Noi non siamo mai stati… ogni giorno nel traffico; non siamo mai stati quando viviamo con quel peso sul cuore; non siamo mai stati ogni volta che il Sistema ci costringe a gesti non nostri e noi non reagiamo; non siamo mai stati negli acquisti inutili, nel ricatto del tempo speso a compiere azioni che non servono; non siamo mai stati quando viviamo nove ore al giorno con persone che non abbiamo scelto; non siamo mai stati quando abitiamo in posti brutti, mentre l’Italia e il mondo sono pieni di luoghi meravigliosi, dove le case costano poco; non siamo mai stati quando veniamo vinti dalla noia, dall’inerzia, quando non ci comportiamo sobriamente, dunque quando non siamo dignitosi; non siamo mai stati quando saremmo musicisti, pittori, artigiani, scrittori, sarti, decoratori, falegnami e invece vendiamo fondi d’investimento o compiliamo dichiarazioni dei redditi.Non siamo mai stati quando ci pensiamo su troppo, oppure quando decidiamo impulsivamente, mentre il cambiamento è un processo, un percorso, da iniziare subito, ora, e a cui lavorare a lungo, dando senso alla nostra vita. Prima che cambiare non sia troppo tardi.”

Ecco i link: Avanti Tutta / Adesso Basta

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Ogni volta

La vita feroce, inconcepibile, nell’aria del pomeriggio di un coacervo di fili che vedi tutti, con chiarezza, sapresti dare un nome a ognuno se ce l’avesse, ma non sapresti tirarli, diluito come puro glutine nel languore di vedere di fronte a te tutte le vite possibili, senza il tempo per riuscire a viverle, così, proprio così: tu lì in quel bar, in questo quartiere, un barrio del Mediterraneo, che ti alzi, saluti, torni in un appartamento vuoto, ammobiliato, in parziale disordine, in affitto, sai siamo qui temporaneamente, ma pensiamo di andare fuori città molto presto, ma lo sai che starai lì per il tempo necessario a impegnare tutta la tua vita, quei mobili, quel divano, Valencia, ma se fosse stato Palermo o Marsiglia, sarebbe stato lo stesso, te ne ricordi a Ballarò, dico bene? come al Panier, o quel pomeriggio a Beirut, quella tarda mattina a Tunisi, e quel tempo lungo senza fine nel calore parossistico di Atene, erano prove riuscite, non cercate, prefigurazioni, anche se poi la tua vita è una, quella, per quanto variegata di molti cambiamenti, e non poterle vivere tutte, condannato però a sentirle, capirle, annusarle tutte, è struggente, fa sgranare la ruota del cuore nel dente rotto del destino, come il calore anomalo, troppo precoce, di questa primavera, che qui, oggi, in Spagna, fa schiudere, torce i petali croccanti dell’immedesimazione, schiocca sordo di ovattato sentimento del tempo, perché in quella piccola piazza c’è quel giorno sotto alla redazione di El Mundo, a Madrid, immagino che tu sappia di cosa sto parlando, o a Brera, affacciato alla finestra, o a San Lorenzo, permanenze di impressioni che sembrano macchie di caffè su una tovaglia di lino grezzo, ineliminabili, ipotesi a cui non è stato possibile dare un seguito, anche se non era necessario nei contenuti, ma nel tempo sì cazzo, non la mancanza del tempo, ma la sua univocità, perché le vite le puoi comprendere perfettamente, con la precisione millimetrica che ogni volta ti spaventa, perché è esaustiva nonostante le manchino pezzi, ma il tempo per evolverti in esse, per svilupparle, quello non ce l’hai, e aveva ragione Leopardi, capire è assai peggio di ignorare, cazzo se lo è, la maledizione è esattamente quella: vederti, senza poter vedere con quegli occhi, cioè un’immagine di te solo da fuori, solo di te che guardi te, non di te che sei guardato da te, che è come sentire il profumo quando hai fame, senza poter mangiare, maledetta fame, di vita, di storie, di amore, di destini, tutti dentro di te, da Pessoa e Conrad. Con una vita soltanto.

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Delfina e il mare (esce domani)

Ho scritto un romanzo per ragazzi. Una storia “al femminile“. E un libro sul mare. Contiene perfino, tra le righe, un piccolo “corso di vela”. L’ho scritto perché qualcosa sul mare, sulle barche, sui porti, sulla pesca, sui pirati possa arrivare alle persone fin dalla prima età, ma anche ai loro genitori. Ho fatto un piccolo sondaggio sui figli dei miei amici: pochissimi sanno qualcosa sul mare, almeno qualche termine, o sono in grado di disegnare un oggetto del mare. Dopo millenni di marineria stiamo tutti diventando ignoranti sul mare, cioè sulla nostra storia, sulla nostra cultura. Diventare analfabeti sulla propria provenienza significa precipitare, significa morire. E un po’, mi si consenta, guardandoci intorno oggi, si vede.

Naturalmente ne è venuto fuori un romanzo sulla passione, sulla libertà, sulle scelte, sull’avventura, e sulla responsabilità. Finisce sempre così quando si scrive di mare. Quando io scrivo di mare, almeno.
La storia ha una protagonista, Delfina, una bambina coraggiosa e piena di curiosità, incantata fin da piccola dal padre marinaio e dal suo mondo di navi, porti e rotte, attratta in modo irresistibile da tutto ciò che riguarda il mare. 
Una notte Delfina decide di fuggire dalla sua stanza per andare a vedere il mare in burrasca, per cogliere da vicino la sua potenza e assaporare il suo mistero. In compagnia del suo cane Timmy, si troverà immersa in un’avventura nautica straordinaria, capace, in una notte, di farla crescere come mai sarebbe stato possibile sulla terraferma. Conoscere il mare, provarne asprezze e meraviglia, le farà comprendere meglio l’amore dei genitori, l’importanza dell’umiltà, il valore della responsabilità.

Mi piacerebbe che adulti e ragazzi leggessero questo romanzo per capire che una vita più a contatto con la natura, nel rispetto del mare, è l’unica vita possibile. Il mare è ancora la nostra vera, autentica storia. Questo libro nasce dal mio grande amore per lui, e per non dimenticare.

Esce domani, il 28 febbraio, per l’editore Salani. Buona lettura.

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